4 Febbraio 2013, h. 00:00

Se chiudono le piccole imprese, chiude il Paese: alla giornata di mobilitazione nazionale, Rete Imprese Italia detta le condizioni per rilanciare lo sviluppo

sistri manifestazioneIl 28 gennaio, l’allarme degli artigiani e dei piccoli imprenditori è risuonato in tutto il Paese. In decine di migliaia hanno partecipato alla Giornata di mobilitazione nazionale promossa da Rete Imprese Italia per denunciare la sofferenza del mondo produttivo e per chiedere alla politica nuove scelte per lo sviluppo. Il via alle manifestazioni è partito da Roma, dove i vertici di Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confcommercio e Confesercenti hanno presentato al Paese le proposte per voltare pagina. Le ragioni delle imprese sono tutte in un documento che Rete Imprese Italia consegna a chi guiderà il Paese e a tutte le forze politiche. Un documento che parte dalle proposte dell’economia reale, cioè delle imprese e del lavoro, e vuole portare le piccole e medie imprese al centro delle politiche economiche del prossimo governo e della prossima legislatura. “Abbiamo detto – spiega il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti – quali sono le criticità: dal lavoro al credito al costo del lavoro, alla fiscalità, a tutti gli spread non solo finanziari rispetto ai nostri competitor europei, uno per tutti il costo dell’energia”. Basta quindi con un fisco oppressivo, con una burocrazia asfissiante, con un credito sempre più scarso, con servizi pubblici troppo costosi e infrastrutture inefficienti, con un costo del lavoro che non ha eguali nel mondo. Ma soprattutto basta con le promesse non mantenute. Le piccole imprese italiane vogliono competere nelle stesse condizioni degli altri Paesi. E non si accontentano di annunci. Perché sono allo stremo e potranno risollevarsi soltanto se la politica farà il suo dovere e alle intenzioni seguiranno azioni coerenti e concrete. “Ai rappresentanti politici – sottolinea Merletti – abbiamo spiegato cosa dovrebbero fare per aiutare le imprese. Speriamo abbiano capito”. Da Roma il messaggio di Rete Imprese Italia è rimbalzato in contemporanea nelle 90 provincie italiane dove Confartigianato e le altre Associazioni hanno fatto sentire la voce degli artigiani, dei commercianti, dei piccoli imprenditori. Da Torino ad Agrigento, da Cuneo a Catania, da Milano a Cagliari, la mobilitazione ha attraversato la penisola: decine le assemblee, le conferenze stampa, gli incontri con esponenti politici e amministratori locali, ma anche le manifestazioni in piazza per denunciare i terribili effetti della crisi e per chiedere risposte efficaci ad una situazione insostenibile. A Bari gli imprenditori di Confartigianato hanno consegnato simbolicamente le chiavi delle tante aziende che hanno chiuso. A Roma, artigiani e piccoli imprenditori della Capitale hanno fatto volare in cielo palloncini colorati a simboleggiare la liberazione delle imprese dai tanti costi e vincoli che le tengono prigioniere. A Padova, gli imprenditori hanno scelto la strada della provocazione per denunciare le gravi difficoltà in cui si dibattono. La mobilitazione di Rete Imprese Italia ha attraversato la Penisola lanciando un monito preciso: se chiudono le piccole imprese, chiude il Paese. E ora gli imprenditori attendono risposte altrettanto precise.

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