7 Gennaio 2014, h. 00:00

Il “marchio 100% made in Italy” si mette in mostra a ‘Maestri in fiera’

maestri in fieraTruffe e contraffazioni sono sempre in agguato: non c’è pace per imprese e consumatori bersaglio e vittime di quell’industria del falso che sottrae reddito e occupazione. Basti dire che senza la contraffazione in Italia avremmo 110mila posti di lavoro in più e 1,7 miliardi di entrate per il fisco. La contraffazione sottrae al Paese 5,5 miliardi di valore aggiunto. Il fenomeno colpisce tutta l’Italia ma è particolarmente diffuso nel Mezzogiorno dove gli imprenditori subiscono pesantemente la concorrenza sleale delle produzioni taroccate. E allora, parte proprio da una provincia del Mezzogiorno, Caserta, la riscossa per valorizzare la qualità delle produzioni artigiane. Lo scorso dicembre, nella provincia campana, ha debuttato la prima edizione di ‘Maestri In fiera’, rassegna che in 10 giorni ha totalizzato 60mila visitatori, e che ha rilanciato il valore del ‘saper fare’ con 250 aziende espositrici arrivate da Campania, Molise, Basilicata, Lazio, Puglia, Marche ed Emilia Romagna. Protagonista della manifestazione, Confartigianato Caserta, convinta che alla crisi e ai tanti ‘nemici’ dell’impresa bisogna reagire puntando sulla qualità manifatturiera. E così, in un ampio spazio riservato all’Associazione, gli imprenditori artigiani hanno potuto mostrare il meglio dei loro prodotti e dei loro servizi. Dall’alimentare ai trattamenti estetici, dalle lavorazioni artistiche al tessile-abbigliamento: tutto all’insegna del 100 per cento made in Italy, come quello certificato da Angelo Quarta, produttore di camice su misura, impegnato a difendere, con il sostegno di Confartigianato, la qualità italiana da falsi e contraffazioni. L’impegno di Angelo Quarta e di Confartigianato a difesa del made in Italy, quello vero, ha ottenuto la ribalta mediatica, con un servizio del programma di Canale 5 ‘Striscia la notizia’, durante il quale l’imprenditore ha svelato i trucchi usati per alterare le etichette di capi d’abbigliamento e spacciare per italiana merce realizzata in Cina o in altri Paesi. Per difendersi da questi ‘tarocchi’, l’imprenditore ha indicato proprio il marchio ‘100% made in Italy’.

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