Le tendenze del made in Italy, tra dazi e impatto di quattro anni di guerra nell’analisi su IlSussidiario.net
I dati sul commercio estero pubblicati nei giorni scorsi da Istat ed Eurostat per l’anno 2025 consentono di delineare le tendenze del made in Italy, mentre risale l’incertezza sui dazi statunitensi e, a quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, si fanno i conti della perdita dell’export verso i paesi belligeranti e la Germania, maggiormente dipendente delle forniture energetiche russe e colpita da un biennio di recessione.
Il punto sugli andamenti dell’export è proposto nell’articolo Quattro anni di guerra in Ucraina/ Un conflitto costato più di 57 mld all’export italiano a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato su il Sussidiario.net. Le ultime tendenze dell’export per territorio sono disponibili nel 36° report congiunturale.
Made in Italy con una performance migliore in Europa
Nel 2025 l’export in Italia sale del 3,3% invertendo la tendenza rispetto al -0,5% del 2024 e risultando superiore del +2,4% della media Ue. Nel confronto internazionale tra i maggiori paesi esportatori dell’Ue, la performance delle vendite del made in Italy nel mondo è migliore rispetto a quella dell’export dei Paesi Bassi (2,9%) di Francia (+2,0%), della Germania (+0,9%) e della Spagna (-0,9%).
Export sotto ’effetto farmacologico’
La salita dell’export al netto del farmaceutico, i cui flussi sono condizionati dagli scambi infragruppo e dalle politiche protezionistiche, si ferma al +0,9%, segnando comunque un miglioramento, con una inversione di segno rispetto al calo dell’1,6% del 2024.
Si attenua la crisi della moda e la meccanica torna a salire
In chiave settoriale si osserva un maggiore dinamismo per prodotti farmaceutici con +28,5%, alimentari e bevande con +4,3%, e la meccanica che, inverte il segno, e torna a salire del +3,9% (era -5,1% nel 2024), trainata da metallurgia e metalli (+9,8%) e mezzi di trasporto diversi da autoveicoli (+4,1%), mentre sono stabili i macchinari e persiste un marcato calo (-6,8%), seppur in attenuazione, per gli autoveicoli (era -14,8% nel 2024). Nel 2025 si stabilizzano le vendite per apparecchi elettrici (+0,3%), legno e carta (+0,1%), macchinari e apparecchi (crescita zero), gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-0,2%). Registrano un calo nel 2025, invertendo il trend positivo del 2024, i settori di sostanze e prodotti chimici con -1,2% (era +1,9% nel 2024), computer, apparecchi elettronici e ottici con -2,6% (era +2,6% nel 2024) e prodotti delle altre attività manifatturiere (comprende mobili, gioielleria e occhialeria) con -7,0% (era +12,0% nel 2024), mentre mitiga la crisi la moda registrando un calo del 1,9%, in rallentamento rispetto al -4,9% del 2024.
Primi segnali statistici sul made in Italy e i dazi USA
È ancora prematuro delineare in modo definito l’effetto dei dazi statunitensi sui flussi del commercio internazionale. Nel corso del 2025 le decisioni di esportatori e importatori hanno determinato i flussi di acquisto e vendite per minimizzare i danni dai dazi, con acquisti anticipati e l’intensificazione degli scambi tra filiali estere dei gruppi. La misura dell’impatto delle politiche protezionistiche si andrà a delineare nel corso del 2026. Aumenta l’incertezza dopo la sentenza della Corte Suprema statunitense che annulla i dazi e la risposta della presidenza Trump che pone una tariffa globale del 15%, e su cui l’Unione europea chiede piena chiarezza e il rispetto degli accordi in essere. I dazi potranno ritardare la ripresa nel corso di quest’anno delle esportazioni sul mercato statunitense che nel 2025, al netto dei flussi del settore farmaceutico condizionato dalle transazioni tra filiali di gruppi, rimangono deboli, segnando una flessione dell’1,6% su base annua. Il calo è diffuso settorialmente: in territorio negativo prodotti delle altre attività manifatturiere (che comprendono, tra l’altro, mobili, gioielleria e occhialeria) con -10,4%, metalli di base e prodotti in metallo con -7,9%, chimica con -6,4%, alimentari e bevande con -4,5%, macchinari e apparecchi con -3,4%, computer ed elettronica con -3,2%, gomma, materie plastiche e altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi con -2,3%. In particolare, l’export di autoveicoli scende del 18,5% e quello dei mobili diminuisce dell’8,2%. Segno positivo per mezzi di trasporto, settore spinto dalla consegna di navi (+16,8%), legno e carta (+7,0%) e moda (+2,4%). Inoltre, sulla competitività del made in Italy sul mercato statunitense pesa il ‘dazio aggiuntivo implicito’ dato dalla debolezza del dollaro, che nel periodo di applicazione dei dazi (agosto 2025-gennaio 2026) risulta deprezzato del 8,6% su base annua nei confronti dell’euro.
La ripresa della domanda tedesca
Nel 2025 l’export verso la Germania, primo mercato del made in Italy, sale del 2,3% invertendo il pesante trend negativo del 2024 (-5,6%). Tra le maggiori regioni esportatrici si osserva un diffuso aumento dell’export che inverte il trend negativo del 2024: in Emilia-Romagna l’export nei primi tre trimestri del 2025 verso il mercato tedesco sale del 6,0% su base annua, a fronte del calo del 7,6% registrato nel 2024, in Lombardia sale del 2,4% a fronte del calo del 4,1% nel 2024, in Piemonte sale dell’+1,4% mentre scendeva del 12,2% nel 2024 e in Veneto sale del +0,8% a fronte del calo del 7,6% nel 2024.
La guerra in Ucraina e le mancate esportazioni verso il cuore d’Europa
Ad oggi sono trascorsi quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, un conflitto che oltre all’inaccettabile perdita di vite umane civili, oltre che militari, ha lasciato una pesante eredità anche sul piano economico. Il costo dell’energia e i tassi di interesse sui prestiti alle imprese rimangono su livelli più elevati di quelli di quattro anni prima, mentre sulla minore crescita economica influisce la flessione delle esportazioni verso i paesi belligeranti e la Germania, l’economia europea maggiormente dipendente dalle forniture energetiche della Russia e caduta in un biennio di recessione. Tra il 2021 e 2025 l’Italia cumula mancate esportazioni in Russia e Ucraina per 22.240 milioni di euro, una perdita valutata rispetto ad uno scenario di pace in cui, invece, la domanda dei due paesi si sviluppa allo stesso ritmo dei mercati extra UE. Nel quadriennio in esame l’Italia ha cumulato una perdita di 35.426 milioni di euro di esportazioni verso la Germania, valutata rispetto ad uno scenario di stabilità nel quale la domanda del mercato tedesco di prodotti del made in Italy cresce allo stesso ritmo dei restanti paesi dell’Eurozona. Nei quattro anni il mancato export diretto nei tre paesi nel cuore d’Europa ammonta a 57.667 milioni di euro.
Come cambia la geopolitica dell’export in quattro anni di guerra
La guerra e le sanzioni, intrecciate con le turbolenze geopolitiche in un mondo sempre più frammentato, modificano il peso dei principali mercati del made in Italy. Nel complesso emerge uno spostamento dell’export italiano verso mercati extra-UE, con una maggiore presenza nel Medio Oriente, nel Mediterraneo e in Nord America, a fronte di un indebolimento nei tradizionali sbocchi continentali. Valutando le quote dei mercati sul totale export, tra il 2021 e il 2025 i mercati che si avvicinano di più alle imprese italiane sono soprattutto gli Stati Uniti (+1,4 punti percentuali) e la Spagna (+0,9 p.p.), seguiti da Emirati Arabi Uniti (+0,5 p.p.), Arabia Saudita (+0,4 p.p.) Turchia e Irlanda (+0,3 p.p.). Al contrario, si allontana il principale partner europeo, la Germania (-1,7 p.p.), oltre a Russia (-0,9 p.p.) e Cina (-0,8 p.p.). Sul mercato europeo si osservano cali, seppur contenuti, delle quote di Belgio e Regno Unito (-0,3 p.p.), oltre a quelle di Francia e Austria (-0,2 p.p.).
Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Bce, Eurostat e Istat
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