Calzature, un pilastro della moda italiana. Nel 2025 l’export si stabilizza (-0,3%) grazie al +2,5% dei mercati Ue
Il settore delle calzature sta attraversando una fase congiunturale critica, scontando un ciclo più sfavorevole rispetto al resto della manifattura. Il comparto è esposto alle trasformazioni della domanda interna ed estera, alla riconfigurazione delle catene globali e dei canali distributivi e alla pressione dei costi.
Il settore calzaturiero italiano detiene una leadership europea oltre ad una rilevante dimensione produttiva basata sull’elevata vocazione artigiana e una marcata propensione all’export, caratteri fondati sulle specializzazioni dei distretti. Le imprese calzaturiere italiane competono con una alta qualità di prodotto, un posizionamento sulla fascia medio-alta di mercato e una marcata differenziazione della gamma, che richiedono alle imprese una continua innovazione di processo e prodotto e una propensione agli investimenti per affrontare la doppia transizione, digitale e green.
La crisi della produzione – Le dinamiche della produzione segnalano una fase complessa per le imprese del settore. In linea con le tendenze dell’intero comparto della moda, nel 2025 la produzione nelle calzature scende del 6,9%, in decisa attenuazione rispetto alla caduta del 19,3% registrata nel 2024.
Il confronto di più lungo periodo evidenzia che l’attuale fase di debolezza non è soltanto ciclica. Tra il 2019 e il 2025 l’indice della produzione delle calzature cala del 39,1%, accentuando l’ampia riduzione del 33,7% dell’intero comparto della moda mentre, nello stesso arco temporale la manifattura complessiva arretra più moderatamente (-6,0%).
La struttura del settore – Nei registri camerali a fine 2025 in Italia sono attive 7.769 imprese della calzatura. L’analisi dei dati strutturali del settore di fonte Eurostat evidenzia la presenza di 69.855 occupati, un fatturato pari a 12,7 miliardi di euro e un valore aggiunto di 4,1 miliardi di euro, confermando il rilevante peso del comparto all’interno della filiera moda e del made in Italy manifatturiero.
Alta vocazione artigiana – Le imprese artigiane nel settore calzaturiero italiano sono 3.687, pari al 45,5% del totale e danno lavoro a 17.102 addetti. In Italia quasi un addetto su quattro (23,7%) lavora nelle imprese artigiane.
Italia leader in Europa della calzatura grazie alle MPI – L’Italia è il principale polo europeo della calzatura, collocandosi al primo posto tra i 27 paesi dell’Unione europea per numero di occupati nella fabbricazione di calzature, davanti a Portogallo e Spagna. In Italia il peso dell’occupazione nelle micro e piccole imprese (MPI) è del 54,7%, superiore di quasi dieci punti percentuali al 45,0% della media UE.
La geografia della calzatura made in Italy – Il settore delle calzature presenta una marcata connotazione distrettuale, con territori ad elevata specializzazione. In Italia l’occupazione nelle calzature è pari allo 0,39% dell’occupazione totale delle imprese. La specializzazione più alta si riscontra nelle Marche con peso dell’occupazione del comparto delle calzature sull’economia del territorio pari al 4,18%. Seguono, con valori più elevati della media, Toscana con 1,10%, Puglia con 0,80%, Veneto con 0,77% e Campania con 0,59%.
In chiave provinciale la maggiore specializzazione – indicatore che descrive in modo plastico la natura distrettuale del settore – si riscontra a Fermo con le calzature che concentrano il 24,28% dell’occupazione delle imprese del territorio. Seguono Macerata con 5,56%, Barletta-Andria-Trani con 2,97%, Pisa con 2,86%, Lecce con 2,51%, Arezzo con 2,16%, Pistoia con 2,11%, Forlì-Cesena con 2,06%, Ascoli Piceno con 1,54% e Treviso con 1,51%.
Export, verso la stabilizzazione nel 2025 – Le esportazioni di calzature nel 2025 ammontano a 11,7 miliardi di euro e registrano una sostanziale stabilizzazione (-0,3%) rispetto all’anno precedente. In salita del 2,5% le vendite nell’Unione europea mentre si registra un calo del 3,2% verso i paesi extra UE. In chiave territoriale, tra le maggiori regioni, segnano una crescita dell’export il Piemonte con +11,2%, la Toscana con +9% e la Lombardia con +7,9% mentre sono in territorio negativo le Marche con -5,7%, l’Emilia-Romagna con -5,9% e il Veneto con -7,4%.
Le prime dieci province per export di calzature sono Milano con 2.118 milioni di euro nel 2025, Firenze con 1.540 milioni, Treviso con 988 milioni, Venezia con 660 milioni, Mantova con 585 milioni, Fermo con 578 milioni, Macerata con 422 milioni, Novara con 329 milioni, Verona con 310 milioni e Vicenza con 290 milioni.
In crescita export Emirati Arabi Uniti, Spagna e Germania – Tra i primi dieci mercati si registra una crescita a doppia cifra per Emirati Arabi Uniti con +14,6%, e un maggiore dinamismo per Spagna con +7,7% e Germania con +5,5%. Si osserva una tendenza alla stabilità per i Paesi Bassi (+0,7%) Francia, primo mercato delle calzature made in Italy (+0,3%), e Polonia (con vendite in linea con quelle dell’anno precedente), mentre sono in arretramento le esportazioni in Regno Unito (-1,8%), Svizzera (-4,2%) e Cina (-19,9%).
Effetto dazi sull’export negli Stati Uniti – Nel complesso del 2025 l’export negli Stati Uniti aumenta del +2,9%. Tra gennaio e luglio le vendite sul mercato statunitense delle calzature made in Italy aumentano del 6,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per cambiare di segno e scendere dell’1,9% tra agosto e dicembre, dopo l’entrata in vigore dei dazi statunitensi.
Crisi in Medio Oriente, rischio di una gelata sulla ripresa dell’export – Gli effetti della guerra del Golfo mettono a rischio un rilevante e dinamico mercato delle calzature. Nel 2025 le esportazioni di calzature in Medio Oriente ammontano a 591 milioni di euro e segnano una crescita del 9,7% rispetto all’anno precedente. Tra i maggiori mercati dell’area si osserva un maggiore dinamismo per Emirati Arabi Uniti (come già visto segna un +14,6%), Qatar (+12,2%) e in Israele (+7,1%).
I segnali della domanda interna – Nel 2024 la spesa delle famiglie per calzature è pari a 10,1 miliardi di euro, e potrebbe beneficiare della ripresa dei consumi della moda: nel 2025 la spesa per vestiario e calzature (a prezzi costanti) segna un aumento dell’1,8% su base annua. L’andamento delle vendite al dettaglio di calzature e articoli in pelle rimane debole, segnando nel 2025 un calo dell’1,9% su base annua.
Occupati nel settore calzature nei paesi Ue
2024, addetti – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat
Le prime venti province del made in Italy delle calzature
2024, export in milioni di euro – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat
Related posts:
Confartigianato presenta “Eccellenza, la moda artigiana. Dove nasce lo stile italiano”
Confartigianato in audizione al Senato: “Servono interventi urgenti per salvare la moda italiana”
Gestione degli invenduti: gli obblighi previsti dall’ESPR
Confartigianato al fianco delle imprese artigiane a Milano Fashion & Jewels: il valore del Made in Italy nel sistema moda



