Crisi di Hormuz: il punto sul trend dei prezzi delle commodities
Gli scontri nello stretto di Hormuz di ieri allontanano la normalizzazione dei flussi del traffico commerciale mentre si consolida una elevata pressione sui costi energetici nei primi due mesi della guerra del Golfo, pur in presenza di qualche segnale di raffreddamento nel corso del mese di aprile.
L’analisi dei dati della Banca Mondiale pubblicati ieri evidenzia che, dopo che a marzo i prezzi internazionali delle commodity energetiche, quotati in dollari statunitensi, erano saliti 41,4% rispetto a febbraio, ad aprile registrano un ulteriore aumento del 12,1% rispetto a marzo. Nella media del bimestre interessato dalla guerra del Golfo i prezzi dell’energia sono del 49,9% superiori al livello di febbraio.
Le recenti previsioni sul prezzo del petrolio – Le previsioni della Banca mondiale pubblicate la scorsa settimana indicano un prezzo medio del petrolio Brent nel 2026 che si attesta a 86 dollari al barile, in aumento del 24,6% rispetto al 2025, ipotizzando che le interruzioni più acute terminino a maggio e che il traffico marittimo attraverso lo stretto di Hormuz ritorni gradualmente ai livelli prebellici entro la fine del 2026.
Nello scenario avverso delineato nel Documento di finanza pubblica il prezzo del petrolio nel 2026 salirebbe a 115,5 dollari al barile. Inoltre, tale scenario prevede, rispetto allo scenario base, un aumento più marcato del prezzo del gas, un rafforzamento del dollaro, un più alto tasso di rendimento del BTP a dieci anni e una più debole dinamica del commercio mondiale, influenzata dai maggiori prezzi dei prodotti energetici. Sotto queste ipotesi la crescita del PIL in Italia nel 2026 scenderebbe a +0,4% (-0,2 punti in meno dello scenario base) e nel 2027 porterebbe ad una recessione (calo del PIL dello 0,2%, 0,8 punti in meno dello scenario base).
Le tendenze dei prezzi dell’energia in Italia – Nella media degli oltre due mesi dallo scoppio della guerra del Golfo il prezzo medio del gas (IG Index GME) è del 39,0% superiore alla media di febbraio, mentre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (PUN) supera del 13,8% i livelli precrisi. Con la rilevazione odierna del prezzo settimanale dei carburanti del Mase in Italia il prezzo del gasolio auto all inclusive nella media delle nove settimane di crisi supera del 20,3% la media di febbraio, mentre il prezzo industriale, al netto delle tasse, è del 60,7% superiore ai livelli pre crisi.
Ad aprile si osserva un ritracciamento dei prezzi di gas (-11,8% rispetto a marzo) e di elettricità all’ingrosso (-16,7%), mentre il gasolio al netto delle tasse sale del 17,7% m/m, dopo il forte rincaro del 46,7% di marzo su febbraio, registrando l’avvio di un trend di diminuzione dopo il picco della rilevazione del 13 aprile.
L’analisi dei dati preliminari dell’indice dei prezzi al consumo dell’energia elaborati da Eurostat evidenzia ad aprile 2026 in Italia un aumento del +5,4% rispetto al mese precedente, che segue l’aumento del 5,2% m/m registrato a marzo 2026. Nella media dei primi due mesi della guerra del Golfo la media dei prezzi retail dell’energia è dell’8,1% superiore rispetto a febbraio, a fronte del +8,6% della media Ue. Tra i maggiori paesi si rileva una maggiore pressione in Francia (+11,3%), mentre la dinamica è in linea con quella italiana in Germania (+8,1%) e risulta più attenuata in Spagna (+5,1%). Su tali tendenze influiscono i differenti interventi fiscali per contrastare la crisi che, secondo il monitoraggio di Bruegel del 28 aprile, ammontano 10,4 miliardi di euro in Ue, di cui 5 miliardi in Spagna, 1,6 miliardi in Germania, 0,5 miliardi in Italia e 0,1 miliardi in Francia.
Commodities non energetiche, i rischi per le filiere manifatturiere e delle costruzioni – Il conflitto genera rischi alle catene di approvvigionamento globali, con un impatto sul prezzo delle materie prime e beni intermedi, che sono già evidenti nei primi due mesi di crisi e che, nel caso dei metalli, accompagnano un trend crescente dei prezzi preesistente allo scoppio della guerra del Golfo.
La situazione è particolarmente critica per i fertilizzanti, con ricadute sulla filiera agroalimentare, le cui quotazioni internazionali, espresse in dollari statunitensi, nella media di aprile-marzo risultano superiori del 35,1% alla media di febbraio e ad aprile salgono del 61,5% rispetto ad un anno prima.
Per i prezzi di metalli e minerali l’impatto del conflitto è stato minore (+3,6% nel bimestre aprile-marzo vs febbraio) ma già della seconda metà del 2025 è in corso una fase rialzista: a febbraio 2026 l’indice di metalli e minerali già saliva del 23,8% su base annua e ad aprile la crescita arriva al +38,1%, con ricadute più marcate sulle filiere della meccanica e delle costruzioni.
Nel dettaglio per commodity, l’impatto del conflitto è più rilevante per l’alluminio che nel bimestre aprile-marzo sale del 13,7% rispetto a febbraio e ad aprile sale del 51,8% su base annua (era +15,3% a febbraio). Ad aprile si registrano forti aumenti dei prezzi per stagno che cresce del +49,9% y/y (era 53% a febbraio), rame che cresce del +41,1% y/y (era +38,8% a febbraio), zinco che cresce del +28,3% y/y (era +18,7% a febbraio), nichel che cresce del +18,8% y/y (era +12,3% a febbraio). Si osservano aumenti relativamente meno ampi per le quotazioni del minerale di ferro che crescono del +9,1% y/y (era -5,9% a febbraio) e per quelle del piombo che crescono del +1,4% y/y (era -2% a febbraio). Nonostante la recente frenata (-4,6% aprile-marzo vs febbraio), le quotazioni dell’oro ad aprile salgono del 46,7% su base annua (era +73,4% a febbraio), con pesante impatto sulla crisi della gioielleria.
Tra le altre materie prime non energetiche si registra quale segnale di tensione per oli e farine con quotazioni che ad aprile salgono del 17,1 y/y (era +7,4% a febbraio), mentre il prezzo della gomma segna un +20,5% (era -3,9% a febbraio) e quello del cotone un + 10,3% (era -5,1% a febbraio).
La crisi energetica innescata dalla guerra del Golfo e le tensioni sui prezzi di alcune commodities non energetiche determinano una gelata sulla produzione manifatturiera che, dopo la ripresa nella seconda parte del 2025 (+1,1% sia nel terzo che nel quarto trimestre del 2025), diventa più debole a inizio di quest’anno, segnando un calo dello 0,5% nel primo bimestre del 2026. Ad aprile prosegue la flessione dell’indice di fiducia dei consumatori mentre scende anche quella delle imprese. La crescita dell’economia europea appare debole: i dati di Eurostat pubblicati giovedì scorso indicano nel primo trimestre del 2026 il PIL dell’Ue a 27 sale di solo lo 0,1%, con un segnale di maggiore resilienza per Italia (+0,2%) e Germania (+0,3%), mentre la Francia segna crescita zero.
Dinamica del prezzo industriale del gasolio auto
Rilevazione 2 febbraio 2026-4 maggio 2026, euro ogni 1.000 litri, prezzo senza tasse – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Mase
Trend delle quotazioni di metalli e minerali negli ultimi dodici mesi
Maggio 2025-aprile 2026, var. % tendenziale degli indici espressi in USD – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Mondiale
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