Custodire il passato, progettare il futuro. Seminario sul passaggio generazionale nel restauro dei beni culturali
Si è svolto il 28 aprile, il seminario “Il passaggio generazionale nel restauro dei beni culturali”, ospitato nella Sala Tulipano del Padiglione Arsenale della Fortezza da Basso in occasione del 10° Salone dell’Arte e del Restauro inserito nel programma di MIDA 2026. L’incontro, promosso dal Salone dell’Arte e del restauro e da Firenze Città del Restauro con Confartigianato Imprese Firenze, ha offerto una riflessione corale sulla continuità del sapere, ponendo l’accento sulla necessità di un dialogo costante tra memoria storica, ricerca scientifica e nuove prospettive professionali.
Al seminario hanno preso parte Tommaso Nesi, vicepresidente nazionale Confartigianato Restauro, Jacopo Vicini, assessore allo Sviluppo economico del Comune di Firenze e Giuseppe Salvini, segretario generale della Camera di Commercio di Firenze. Il dibattito scientifico è stato arricchito dai contributi di Rodorico Giorgi, Alessandro Zaldei e Carlo Alberto Garzonio, mentre le prospettive professionali e istituzionali sono state discusse da Paolo Gasparoli, presidente nazionale Confartigianato Restauro, Emanuela Daffra, soprintendente Opificio delle Pietre Dure, e Vittorio Gasparrini, presidente Club UNESCO Firenze.
I lavori si sono aperti con un tributo all’esperienza del laboratorio di San Salvi, centro nevralgico per la comunità dei restauratori fiorentini fin dal post-alluvione del 1966. Ripercorrendo le tappe fondamentali dell’evoluzione della disciplina a Firenze, sono state ricordate figure di spicco come Dino Dini, Renzo Nesi e Umberto Baldini. Il seminario ha evidenziato come questa tradizione, fondata sulla trasmissione diretta del sapere e sul rigore metodologico, costituisca ancora oggi il fondamento imprescindibile per affrontare le sfide del presente.
Ampio spazio è stato dedicato all’integrazione tra sapere artigianale e avanguardia scientifica. Gli esperti hanno illustrato l’importanza di strumenti diagnostici sempre più sofisticati per una tutela consapevole del patrimonio:
• La ricerca sui nanomateriali e lo sviluppo di soluzioni a basso impatto ambientale.
• I sistemi avanzati per il monitoraggio del microclima e dell’ambiente circostante le opere.
• L’impiego di tecniche di indagine non invasive per garantire la massima efficacia degli interventi nel rispetto dell’integrità dei beni.
Il cuore del dibattito si è concentrato sul passaggio generazionale, inteso non solo come trasferimento di competenze tecniche, ma come condivisione di valori e sensibilità. Grazie ai contributi dell’Opificio delle Pietre Dure, di Confartigianato e delle istituzioni locali, è emersa la volontà comune di creare percorsi formativi e professionali che favoriscano un ricambio autentico. In questa visione, l’energia e le nuove competenze dei giovani restauratori rappresentano l’evoluzione naturale di una tradizione viva, capace di rinnovarsi per garantire un futuro al patrimonio culturale.
In questo contesto, è stato istituito il prestigioso riconoscimento di “Maestro del Patrimonio”, attribuito sulla base di un rigoroso disciplinare a coloro che si sono distinti in modo eccellente nell’ambito del Restauro nel periodo post-alluvione. Il premio, simbolo di gratitudine e stima, è consistito in una pergamena e nel fiorino d’oro realizzato dal maestro orafo Paolo Penko. I premiati celebrati durante la cerimonia sono: Dino Dini, Sabino Giovannoni, Guido Botticelli, Renzo Nesi, Ugo Procacci, Umberto Baldini, Ezio Ferroni, Foto Locchi, Studio Granchi, Andrea Fedeli, l’Opificio delle Pietre Dure e Piero Bargellini. Tutti i premi, ad eccezione di quello di Guido Botticelli che ha ritirato personalmente il riconoscimento sul palco, sono stati ritirati dagli eredi dei premiati, tra i quali Antonina Bocci Bargellini, figlia di Piero Bargellini.
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