Dieci anni di South Italy Fashion Week: Confartigianato firma il successo della kermesse calabrese tra talento, artigianato e visione
Si è svolta dal 27 aprile al 3 maggio, nella suggestiva cornice del Castello Svevo di Cosenza, la South Italy Fashion Week, che ha celebrato i suoi primi dieci anni confermandosi come uno degli appuntamenti di riferimento per il comparto moda nel Mezzogiorno. Inserita nel calendario nazionale di Confartigianato Imprese dedicato agli eventi della moda, la manifestazione ha ribadito il proprio ruolo di piattaforma strategica per imprese, creativi e territori.
Ideata da Moema Academy, diretta da Giada Falcone – vicepresidente nazionale e presidente regionale del Movimento Donne Impresa di Confartigianato – in collaborazione con Big Digital Eye Srl e Confartigianato Imprese Calabria, la kermesse ha coinvolto Catanzaro e Cosenza in un percorso articolato tra formazione, confronto e spettacolo. Presente agli appuntamenti anche il segretario regionale di Confartigianato Imprese Calabria, Silvano Barbalace, a testimonianza dell’attenzione dell’associazione verso il comparto moda.
Il programma ha preso il via il 27 aprile con 4 giorni di talk rivolti ai giovani con la partecipazione di tanti maestri artigiani creando una connessione tra la moda, l’artigianato, la cultura. Il 1° maggio al “The Factory” l’evento dedicato all’incontro tra moda e filiere produttive, che ha visto protagoniste alcune eccellenze dell’agroalimentare calabrese di Confartigianato: Astorino Pasta Srl, Casearia Crotonese Chiellino, Migliarese Conserve, Panificio D’Urzo, Salumificio Callà, Oleificio Grassi, Imperium e Kalabra Srl. Un momento significativo per rafforzare le connessioni tra imprese, valorizzare le produzioni locali e promuovere il Made in Calabria in un contesto dinamico e innovativo.
Il 2 maggio, all’Unical, spazio invece all’Aeternia Fashion Film Festival, che ha approfondito il rapporto tra moda, cinema e artigianato, tra proiezioni e momenti di confronto con esperti del settore. Proprio su questo equilibrio tra tradizione e innovazione si è soffermato Andrea Scalia, responsabile Innovazione, Reti e Progetti di Coesione di Confartigianato Imprese: «In un’epoca in cui la tecnologia rischia di polverizzare l’identità, dobbiamo chiederci come il codice digitale possa proteggere il calore del lavoro manuale e come il saper fare possa trasformarsi in un saper essere globale». Scalia ha ribadito il ruolo centrale dei territori: «Noi nasciamo dai territori e lavoriamo per unire tipicità, esperienze e competenze, affinché possano esprimersi anche in una dimensione più ampia». Il digitale, ha aggiunto, deve essere interpretato come un alleato: «È uno strumento di traduzione che consente di raccontare e proiettare nel mondo tradizioni antiche senza snaturarle. La sfida è innovare senza perdere il mistero e l’identità dei territori». E ancora: «Le tecnologie vanno utilizzate senza rinunciare alla diversità. In un mondo dominato da dati e algoritmi, il lavoro artigiano diventa un vero plus».
Il gran finale del 3 maggio ha restituito al pubblico tutta la forza espressiva della moda artigiana con l’Hanami Fashion Show. Una serata che ha esaltato creatività e contaminazioni artistiche, culminando nel conferimento del premio alla carriera a Stefano Dominella.
Protagonisti assoluti gli stilisti e le stiliste di Confartigianato: Luigia Granata (stilista identitaria vicepresidente nazionale di Confartigianato Moda), Rocco Vitaliano, Martina Sicilia, Emilio Mazzitelli della Sartoria Nina Mancina, Rossana Presciantelli e Giuseppe Fabiano. In passerella collezioni capaci di raccontare identità, ricerca e qualità, espressione autentica del saper fare artigiano calabrese.
A sottolineare il valore dell’iniziativa è intervenuto Moreno Vignolini, presidente nazionale di Confartigianato Moda: «Questi eventi – ha detto – sono fondamentali perché contribuiscono a dare una nuova identità al settore moda. Il Made in Italy è oggi sotto attacco da più fronti, dal fast fashion alle tensioni geopolitiche fino alla contrazione dei consumi».
Per Vignolini, la risposta passa dal rafforzamento dell’identità artigiana: «Dobbiamo ripartire dall’arte del fare, dalle competenze, dal valore del bello e ben fatto. Solo così possiamo proporre una moda più consapevole, sostenibile e intelligente». Uno sguardo che si estende anche alle prospettive del comparto: «Siamo dentro una crisi di transizione che impone alle imprese di ripensarsi. Il nostro compito è accompagnarle, aiutandole a guardare oltre il proprio laboratorio e a cogliere nuove opportunità di mercato, sempre partendo dalla propria identità».
La South Italy Fashion Week si conferma così non solo una vetrina di eccellenze, ma un laboratorio di idee e strategie per il futuro della moda italiana, capace di tenere insieme tradizione e innovazione, territorio e visione internazionale.
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