Notizie
·

A ‘Match Point’ Confartigianato entra nelle sfide del futuro

Confartigianato vuole stare pienamente ‘dentro’ le grandi trasformazioni che caratterizzano il nostro tempo e rendere gli artigiani e le piccole imprese protagonisti delle scelte del Paese. È questo il significato di “Dentro o fuori”, il titolo scelto da Confartigianato per ‘Match Point’, l’evento che il 7 e 8 settembre ha riunito a Roma circa 350 esponenti di vertice delle Associazioni territoriali e delle Federazioni regionali del Sistema Confederale.

Il titolo della convention richiama infatti una precisa assunzione di responsabilità. “Dentro” significa entrare nei problemi, partecipare alle decisioni, assumersi il rischio della scelta e contribuire a costruire il futuro.  Un impegno che assume un significato particolare in una fase nella quale non si susseguono più crisi isolate, ma una trasformazione permanente: guerre e tensioni geopolitiche, ridefinizione delle catene globali del valore, transizione energetica e digitale, diffusione dell’intelligenza artificiale, cambiamenti demografici, nuove sfide per la competitività europea.

Su questi temi, durante Match Point, Confartigianato si è confrontata con esperti, parlamentari, rappresentanti del mondo accademico, giornalisti e divulgatori.

Ad aprire i lavori è stato il Presidente di Confartigianato Marco Granelli, che ha utilizzato la metafora del calcio e del rigore decisivo per spiegare il senso della conventio. Il “match point”, ha sottolineato, è il momento determinante della partita: quello in cui occorre avere costruito le condizioni per poter andare a segno. Per una grande organizzazione di rappresentanza, questo significa conoscere il contesto, interpretare i cambiamenti e trasformare questa conoscenza in una visione strategica capace di produrre risultati concreti per le imprese.
Granelli ha indicato le principali priorità della Confederazione per la seconda parte dell’anno: la messa a terra della legge delega sull’artigianato e della riforma della legge quadro, la piena operatività della nuova Artigiancassa per dare risposte alle difficoltà di accesso al credito, la misurazione della rappresentanza sindacale e la valorizzazione delle specificità della bilateralità. A queste si aggiunge la richiesta di nuove misure di politica economica nella prossima Legge di bilancio per sostenere la competitività del Made in Italy.

La vera sfida, ha spiegato Granelli, è però più ampia: l’impresa deve oggi muoversi in un ambiente instabile, nel quale fattori geopolitici, economici, tecnologici, climatici e sociali si intrecciano continuamente.
Da qui la necessità per Confartigianato di essere un punto di riferimento per imprese che hanno bisogno non soltanto di rappresentanza, ma di strumenti per orientarsi.



Guarda la gallery fotografica della Convention

La prima giornata di Match Point, i cui lavori sono stati condotti da Monica Setta, giornalista e conduttrice televisiva Rai, ha affrontato uno dei temi destinati a modificare maggiormente il futuro del lavoro: l’intelligenza artificiale.
Il confronto sull’algoretica ha spostato l’attenzione dalla sola capacità delle macchine a elaborare informazioni alla domanda più importante: quale ruolo vogliamo assegnare alla tecnologia e quali responsabilità devono restare nelle mani dell’uomo?

Se Don Sergio Massironi, dell’Università Cattolica, ha richiamato l’esigenza di guidare lo sviluppo tecnologico nel rispetto della dignità umana anche alla luce dell’Enciclica di Papa Leone “Magnifica Humanitas”, e la professoressa Stefania Bandini, dell’Università di Milano-Bicocca, ha analizzato i rischi di sicurezza dei dati nei contesti di crisi, l’intervento del professor Emanuele Frontoni dell’Università di Macerata ha offerto una prospettiva estremamente concreta sull’integrazione tra tecnologia e sapere manuale. Frontoni ha introdotto il paradigma del “Human – AI Teaming”, spiegando come l’intelligenza artificiale vada intesa come un’alleata strategica dell’artigiano e non come un suo sostituto. L’IA può infatti potenziare la creatività e la maestria individuale senza snaturarle; un concetto testimoniato direttamente dal progetto “CappellAI”, applicato al distretto manifatturiero marchigiano della produzione di cappelli, dove algoritmi generativi velocizzano la modellazione e la personalizzazione del prodotto, lasciando saldo nelle mani dell’uomo il controllo di qualità e l’esecuzione d’arte. Per Frontoni, la sfida è anche quella di evitare che il patrimonio di conoscenze accumulato dalle imprese venga semplicemente trasferito a modelli tecnologici sviluppati altrove. Gli artigiani possono invece diventare protagonisti della costruzione di nuove forme di “intelligenza artigianale”, sviluppando applicazioni specialistiche nate direttamente nei territori e nei diversi mestieri. È una prospettiva che trasforma la tecnologia da possibile minaccia a strumento di valorizzazione delle competenze.

Il cuore della prima giornata è stato il panel “Noi dentro il Paese”, dedicato alla presentazione del 6° Radar Artigiano del Censis, realizzato in occasione degli 80 anni di Confartigianato.
La ricerca fotografa un sistema composto da circa 1,2 milioni di imprese e 2,7 milioni di addetti, ma il dato quantitativo è soltanto il punto di partenza della riflessione proposta da Francesco Maietta, responsabile dell’Area consumi, mercati e welfare del Censis e dalla ricercatrice del Censis Sara Lena.
La domanda centrale posta dal Radar è infatti un’altra: perché l’artigianato, nonostante le profonde trasformazioni dell’economia italiana e i numerosi pronostici sulla sua progressiva marginalizzazione, continua a rappresentare un comparto vitale dopo ottant’anni?
La risposta di Maietta individua alcuni caratteri strutturali del modello artigiano che, invece di essere diventati obsoleti, sembrano acquistare nuovo valore proprio nell’attuale fase di trasformazione.
Il primo elemento è la capacità di rigenerazione. L’artigianato non è sopravvissuto semplicemente conservando le proprie forme tradizionali. Ha continuato a cambiare, adattandosi ai nuovi bisogni della società e riuscendo a mantenere una propria autonomia rispetto ai grandi modelli organizzativi dell’economia. Secondo la lettura proposta da Maietta, questa capacità di adattamento spiega una parte importante della longevità del fenomeno artigiano: l’impresa riesce a cambiare strumenti, prodotti e processi senza perdere la propria identità.
È qui che si innesta il secondo elemento della riflessione di Maietta sull’artigianato: il primato del fattore umano. L’impresa artigiana può essere tecnologicamente avanzata, ma la tecnologia rimane uno strumento al servizio di un progetto imprenditoriale. La questione non è quindi essere favorevoli o contrari all’innovazione. È capire chi controlla l’innovazione e quale finalità le viene attribuita. Nel modello artigiano, invece, la tecnologia può essere integrata in un ecosistema nel quale il punto di partenza rimane la persona: l’imprenditore, il lavoratore, il cliente, la comunità.
Secondo il Censis, il modello artigiano è anche una scelta di civiltà, perché determina il modo nel quale la ricchezza viene prodotta, distribuita e radicata nei territori. L’impresa artigiana diffusa crea ricchezza dal basso, alimenta il ceto medio, produce inclusione e mantiene vivo il tessuto economico delle comunità.
L’impresa non è quindi soltanto il luogo nel quale si produce un bene o un servizio. È anche un luogo nel quale si costruiscono relazioni, si formano persone, si trasmettono saperi e si mantiene vivo un territorio. Da qui la definizione di artigianato come “presidio di democrazia”.
La riflessione è stata completata dall’intervento del costituzionalista Alessandro Sterpa, che ha richiamato l’articolo 45 della Costituzione, che prevede la tutela e lo sviluppo dell’artigianato. La presenza dell’artigianato nella Carta costituzionale attribuisce al settore una particolare rilevanza e offre una base per politiche pubbliche orientate alla sua tutela e al suo sviluppo. Ma la dimensione nazionale non è più sufficiente.  Le regole che incidono sulla produzione e sulla commercializzazione vengono infatti sempre più definite nel mercato unico europeo. La sfida è quindi portare la specificità dell’artigianato nel processo decisionale europeo, non come semplice eccezione nazionale, ma come componente di un’economia nella quale identità territoriale, personalizzazione, qualità e innovazione possono diventare fattori di competitività. Da parte sua, Stefano Micelli, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha completato il quadro analizzando l’evoluzione dell’innovazione nelle filiere manifatturiere contemporanee.
La seconda giornata di Match Point, moderata dal caporedattore della redazione economia del Tg1 Rai Michele Renzulli, si è aperta con il messaggio inviato dal Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta. Nel suo saluto istituzionale, Panetta ha posto l’accento sulla necessità di un’Europa più forte, produttiva e competitiva nel contesto globale. Per raggiungere questo obiettivo, il Governatore ha indicato tre leve strategiche fondamentali: la riduzione strutturale dei costi energetici che penalizzano la manifattura italiana rispetto ai concorrenti internazionali, la salvaguardia del credito di prossimità — affinché le banche mantengano una conoscenza diretta del territorio anziché affidare le valutazioni a rigidi algoritmi stilati a distanza — e un’adozione diffusa dell’IA nelle micro e piccole imprese, indispensabile per incrementare la produttività e innalzare gli standard di sicurezza sui luoghi di lavoro.
Le dinamiche macroeconomiche e geopolitiche sono state analizzate dal direttore di Limes Lucio Caracciolo e dall’economista Luigi Buttiglione, amministratore delegato di LB Macro. Buttiglione ha offerto una disamina quantitativa dei nodi strutturali che frenano il Paese, evidenziando come tra il 2001 e il 2026 l’Italia abbia accumulato un ritardo di crescita pari al -25% rispetto alla media dell’Eurozona e a circa il -60% nei confronti degli Stati Uniti. L’economista ha individuato la causa principale di questo divario nella stagnazione della produttività totale dei fattori, un fenomeno esacerbato dal costo elevato dell’energia e dalle rigidità dei mercati finanziari, che rendono l’accesso al credito particolarmente complesso per le strutture di minori dimensioni rispetto ai grandi gruppi. Sul tema dell’equilibrio tra la tenuta dei conti pubblici e il sostegno agli investimenti delle PMI è intervenuta anche la professoressa Valeria De Bonis dell’Università La Sapienza e componente dell’Ufficio parlamentare di bilancio.
La convention ha guardato alle prospettive politiche attraverso il sondaggio realizzato da Only Numbers per Confartigianato, presentato da Alessandra Ghisleri e commentato da Alessandro De Angelis, Vice direttore de La Stampa, da Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio, e dal Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera Nazario Pagano.
Dal sondaggio emerge che economia, inflazione e pressione fiscale sono le principali preoccupazioni degli italiani e degli imprenditori. L’indagine, condotta tra il 31 agosto e il 1° settembre 2026 su un campione rappresentativo di 1.000 italiani maggiorenni, rileva che l’economia è la priorità per il 40,5% degli intervistati, quota che sale al 50,8% tra i lavoratori autonomi. Seguono la sicurezza (26,5%), la guerra (15,7%) e il lavoro (14,2%).
Tra le singole emergenze indicate dagli intervistati al primo posto figurano inflazione e aumento dei prezzi (49,4%), seguiti da liste d’attesa nella sanità (28,0%) e pressione fiscale elevata (25,7%). Scippi e microcriminalità sono segnalate come preoccupazione dal 25,0% del campione, quota che raggiunge il 30,9% tra i lavoratori autonomi. Il tema del lavoro è al 18,0%, ma sale al 26,9% tra i lavoratori autonomi. La rilevazione mette in evidenza anche le intenzioni di voto degli intervistati e mette inoltre a confronto gli scenari parlamentari con i sistemi elettorali  Rosatellum e Stabilicum, nella versione approvata a luglio dalla Camera, precisando che l’iter della riforma non è ancora concluso.
Dal sondaggio emerge anche un forte riconoscimento del ruolo di Confartigianato: il 58,0% degli italiani considera importante la presenza di un’organizzazione di rappresentanza come Confartigianato. La quota sfiora il 70% tra gli studenti, raggiunge il 64,4% tra i pensionati, il 59,7% tra i lavoratori dipendenti e il 59,0% tra gli autonomi. Il riconoscimento è trasversale agli orientamenti politici.
«L’effetto combinato dell’inflazione e di una pressione fiscale elevata – ha commentato il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – rischia di indebolire la capacità delle imprese di investire, creare occupazione e continuare a generare valore nei territori. È necessario un deciso impegno per sostenere la competitività delle imprese, alleggerire il carico fiscale e rafforzare le condizioni per gli investimenti e la crescita. Il fatto che circa sei italiani su dieci riconoscano il valore e il ruolo di Confartigianato ci attribuisce una grande responsabilità. Continueremo a rappresentare con determinazione le esigenze delle micro e piccole imprese e a contribuire al confronto sulle riforme necessarie per rafforzare la crescita economica e la competitività del Paese».
I lavori di Match Point si sono conclusi con la lettura controcorrente del “Fuori Cernobbio” proposta da Marco Grazioli, Presidente di TEHA Group.

 

rss