L'ARTIGIANATO che ci piace

Benvenuti! Questo è il progetto di Confartigianato pensato e realizzato con il professor Vincenzo Schettini de La Fisica Che Ci Piace per promuovere l’artigianato tra i più giovani e gli studenti degli istituti tecnici di tutta Italia, stimolandoli a sviluppare sapere pratico, passione e interesse per il lavoro manuale e sfruttando il web e i social network per far conoscere il proprio talento in tutto il mondo.
Nelle varie tappe italiane, il prof raccoglierà le testimonianze di tanti imprenditori che raccontano con successo il proprio lavoro sui social, di artigiani che cercano giovani per sviluppare nuovi progetti e proporre sul mercato tante idee innovative per ridisegnare la tradizione artigiana italiana. Trovate questi racconti qui.
L’obiettivo? Insieme a tutti voi vogliamo stimolare i giovani a scoprire in maniera divertente e concreta il mondo dell’artigianato e della piccola impresa, dato che saranno loro gli artigiani del futuro, ambasciatori del made in Italy in tutto il mondo. (Le storie degli imprenditori, a cura di Fabrizio Cassieri)

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Carlo Baroli | Cesare Baroli 1947
Instagram: @cesarebaroli1947

Innovazione tecnologica, tecniche artigiane e materie prime di qualità sono le caratteristiche che da sempre caratterizzano la nostra azienda: la Cesare Baroli 1947 di Gargallo, in provincia di Novara, un’eccellenza tutta italiana nella realizzazione di calzature su misura. In realtà, abbiamo trovato documenti che dimostrano come l’attività di mio nonno sia iniziata già nell’ottobre 1946. La registrazione all’Albo delle imprese artigiane, invece, è avvenuta soltanto nel gennaio del 1947.

Mi chiamo Carlo Baroli e rappresento, insieme a mio fratello gemello Filippo e alle nostre cugine Silvia e Clara, la terza generazione alla guida dell’azienda fondata da nostro nonno come tomaificio artigiano, quindi una piccola impresa specializzata nella produzione di un semilavorato della calzatura. Negli anni ‘80, grazie a mio padre ai miei zii, Piero, Savio e Lauro, l’azienda si è strutturata, ampliando la produzione al prodotto finito, quindi alla scarpa completa. Una scelta che ha premiato e che ha visto l’aumento del fatturato, dei dipendenti e della nostra struttura aziendale.

La nostra specializzazione è da sempre la calzatura classica, uomo e donna, un simbolo di eleganza che da sempre contraddistingue i nostri prodotti. Negli ultimi anni, abbiamo voluto allargare gli orizzonti con la produzione di sneakers, mercato in cui portiamo quasi 80 anni di stile ed eleganza nella realizzazione di calzature classiche.

Oggi, ogni passaggio della filiera produttiva viene realizzata all’interno della nostra sede, dalla progettazione alla realizzazione, passando per il controllo qualità. Un presidio totale della produzione che ci permette di presentare sul mercato calzature di assoluta qualità, per stile e tecniche artigiane di realizzazione. Collezioni e modelli del nostro brand omonimo ma anche produzioni limitate e sperimentali che ci affidano altre aziende, che apprezzano l’impostazione del nostro processo produttivo, un elemento di garanzia e sicurezza sulle commissioni che ci affidano.

Il consiglio che darei a un giovane che vuole iniziare un proprio percorso imprenditoriale è di avere passione, curiosità e una sana ossessione per il lavoro che si fa. Non bisogna disperarsi davanti al problema ma avere un’ostinata determinazione nel superare gli ostacoli e raggiungere i propri obiettivi.

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Maria Antonietta ORLANDO | Remo Sartori
Instagram: @remosartori

Mi chiamo Maria Antonietta Orlando, sono un’imprenditrice digitale, titolare di un cravattificio artigiano, la Remo Sartori. Avete capito bene, il cuore dell’azienda è il nostro laboratorio sartoriale di Corsano, in provincia di Lecce, dove tutto il lavoro viene realizzato secondo le tecniche artigiane di questo territorio, che un tempo era uno dei distretti della cravatta più attivi d’Italia. Tutto il resto è in digitale, invece, lo strumento che utilizziamo per commercializzare i nostri prodotti, per sbarcare sui mercati esteri e per conquistare nuove, importanti fette di mercato, in Italia come nel resto del mondo.

Siamo nati come azienda fortemente orientata all’export, che rappresenta una quota del 30-35% del nostro fatturato, con gli Stati Uniti come principale mercato estero fino ai dazi dell’anno scorso. Oggi siamo tornati ad investire maggiormente sull’Europa e sull’Italia, da sempre il nostro primo mercato di riferimento. Un percorso verso export e internazionalizzazione che ci ha permesso di ottenere un riconoscimento importante: la Remo Sartori è stata infatti premiata come una delle 10 aziende italiane nella categoria Export agli Amazon Made in Italy Awards presso il Ministero del Made in Italy, selezionata tra oltre 5.500 realtà presenti.

La mia storia imprenditoriale parte da lontano, in realtà. Sono cresciuta nel cravattificio artigiano di famiglia, che per più di trent’anni ha prodotto cravatte soltanto in conto terzi. Nel 2013, finiti gli studi universitari in economia, sono tornata in Salento e ho iniziato a lavorare nell’impresa di famiglia, che in quegli anni viveva un periodo di crisi, come il distretto qui a Corsano e tutto il settore in generale, a causa della delocalizzazione all’estero delle produzioni dei grandi marchi e dell’evoluzione della cravatta artigianale in un prodotto sempre più di nicchia.

A quel punto, serviva un deciso cambio di rotta o l’azienda di famiglia avrebbe chiuso come tante altre realtà del territorio. Ho deciso quindi di puntare tutto sul valore delle produzioni artigiane made in Italy e sulla tecnologia digitale, come strumento a disposizione di una piccola impresa moderna con fondi limitati e in fase di profonda evoluzione. Così nel 2019 nasce la mia azienda, Remo Sartori, che segna il passaggio dalla produzione conto terzi alla creazione e commercializzazione del nostro marchio di accessori, sfruttando il digitale per abbattere le distanze geografiche del nostro laboratorio in Salento e per presentarmi subito a un mercato vasto come quello di internet.
Prima con una nostra piattaforma di e-commerce, www.cravatte.it, un dominio che mio padre aveva registrato agli albori di internet e poi rinnovato ogni anno. Ne aveva capito le potenzialità ma era ancora troppo presto per una piccola impresa come la nostra. Poi investendo sulla nostra presenza su un marketplace come Amazon, che ci ha semplificato la parte amministrativa degli ordini e permesso di abbattere i costi di gestione dell’e-commerce, molto pesanti per il bilancio di una piccola impresa che ha appena cominciato il proprio percorso.

Il risultato è che Amazon ci ha permesso di aumentare le vendite e, di conseguenza, sono migliorati anche traffico e vendite sulla nostra piattaforma di e-commerce, su cui lavoriamo in maniera sartoriale come se accogliessimo i nostri clienti in laboratorio. Lavoriamo su misura ogni ordine, dal colore al tessuto, dalla trama alle eventuali personalizzazioni. Grazie a questo approccio artigiano, possiamo realizzare cravatte di lunghezza superiori agli standard, ad esempio, particolarmente apprezzate dal mercato statunitense e nordeuropeo ma molto costose per la produzione industriale. Non per noi, però, che le realizziamo a Corsano lasciando che il cliente scelga ogni dettaglio della propria cravatta made in Italy. Anche il nostro servizio di assistenza clienti è impostato come quello di un’impresa artigiana, che segue ogni singolo passaggio del processo di lavoro, dalla selezione dei tessuti alla soddisfazione del cliente.

Oggi siamo tre persone in azienda e spesso ci affidiamo alle altre imprese che sono rimaste attive nella zona per gestire ordini più complessi o periodi particolarmente carichi di lavoro. Senza dubbio, il digitale mi ha permesso di iniziare il mio percorso imprenditoriale, riuscendo anche a dare un futuro all’impresa della mia famiglia e una nuova opportunità al mio territorio. Una soddisfazione possibile soltanto grazie all’impegno quotidiano nel continuare ad inseguire l’obiettivo che mi ero posta all’inizio di questo percorso. Ho lavorato sodo ogni giorno, correggendo la rotta e superando le difficoltà, che veramente non mancano mai. Questo sono i consigli che darei ai giovani che oggi pensano di iniziare un proprio percorso imprenditoriale, anche se tra tante, troppe difficoltà. Datevi una direzione chiara, lavorate sodo e sfruttate tecnologia digitale e intelligenza artificiale perché sono strumenti potentissimi a vostra disposizione. Per voi e per la vostra azienda.

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Paola BAGGINI | Zipline Lago Maggiore
Instagram: @lagomaggiorezipline

L’idea di una zipline è venuta al Sindaco di Aurano, un piccolo comune in provincia di Verbano-Cusio-Ossola, sul versante piemontese del Lago Maggiore, come parte di un progetto più ampio per rivitalizzare il nostro territorio e per attrarre turisti e viaggiatori in questa valle.

Mi chiamo Paola Baggini e questa è la storia della Zipline Lago Maggiore, che gestisco insieme e a due soci, due dipendenti e una serie di collaboratori stagionali. Abbiamo anche un ristorante e da poco abbiamo iniziato a noleggiare ebike per gli appassionati di bici e natura, con una stagione che va da marzo/aprile fino a ottobre/novembre.

Siamo gli unici in Italia ad offrire due stili di volo, con la tradizionale tecnica del falcon style o in libertà con il freestyle. L’esperienza della zip line è incredibile, si vola a 350 metri di altezza legati a un cavo d’acciaio lungo 1850 metri sopra i magnifici boschi di questa valle. Siamo una zona ad alta vocazione turistica, il Lago Maggiore riesce ad attrarre ogni anno enormi flussi turistici, che scelgono questo territorio per la bellezza di alcune località come Stresa.

Se gli anni del Covid sono stati difficili, come per tutti d’altronde, il periodo immediatamente successivo ha rappresentato un momento di crescita importante per la nostra attività, grazie alla voglia di libertà, di natura e di aria aperta che le persone avevano dopo quell’esperienza.

Il consiglio che darei a un giovane che vuole iniziare un proprio percorso imprenditoriale è quello di seguire le proprie intuizioni, il proprio talento e ciò che gli piace fare. Bisogna cogliere le opportunità, provare e sperimentare perché non si può sapere dove ti porterà quella esperienza.

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Davide VILLA | scARTo 
Instagram: @scarto.ig

La mia impresa nasce da una riflessione molto semplice: spesso ciò che viene percepito come scarto non è davvero un rifiuto, ma semplicemente materia che non ha ancora trovato le mani giuste per essere trasformata. Da qui nasce scARTo. L’idea è prendere ciò che resta ai margini dei processi produttivi e trasformarlo in una nuova opportunità creativa, mettendolo nelle mani di artisti, designer e artigiani. Quando la materia incontra le competenze giuste, può diventare arte, design e artigianato contemporaneo.  

Mi chiamo Davide Villa, sono un designer artigiano e Scarto è la mia impresa, nata a Casatenovo, in provincia di Lecco. Quelli che troppo spesso vengono ancora chiamati scarti e avanzi di produzione, per noi sono tessuti e materiali pronti per essere trasformati in pezzi unici per la moda e il design.  

Fin da giovane ho avuto la fortuna di lavorare a stretto contatto con gli artigiani brianzoli, soprattutto nel settore dell’arredo, con imprese protagoniste del Salone del Mobile di Milano. Nel frattempo, ho studiato comunicazione allo IED e fashion design alla NABA. Oggi, questa formazione tra lavoro artigiano e creatività artistica mi aiuta a mettere in connessione artisti, designer e artigiani di tutto il mondo per trasformare gli scarti in pezzi d’arte e di artigianato di qualità.  

Mi piace raccontare il mio lavoro sui social e creare, anche nel mondo digitale, quella rete di connessioni tra artisti, artigiani e designer. La comunicazione è una parte determinante per una piccola impresa che ambisce ad imporsi sul proprio mercato di riferimento. I social sono un mercato facilmente accessibile e in grado di dare enorme visibilità al proprio lavoro.  

Sostenibilità è una parola determinante di questi anni, anche e soprattutto nel fashion. Nel mio lavoro questo tema è strettamente legato al concetto di slow market. Significa rallentare i processi, dare più valore al tempo, al lavoro manuale e alla qualità del progetto. È un modo di produrre e di pensare il mercato che in realtà appartiene da sempre alla cultura dell’artigianato italiano, fatta di attenzione, competenza e rispetto per la materia. Guardando al futuro, la nostra visione è contribuire a trasformare il modo in cui pensiamo ai materiali e ai processi produttivi. L’obiettivo è costruire un sistema sempre più circolare, in cui il concetto stesso di rifiuto possa progressivamente scomparire. Vogliamo dimostrare che ciò che oggi viene percepito come scarto può diventare la materia di partenza per nuovi progetti creativi, contribuendo a trasformare la filiera produttiva in un processo sempre più vicino a un cerchio chiuso, dove arte, design e artigianato generano nuovo valore. 

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Paola CABALÀ  | L’Officina del Cioccolato
TikTok: @officinadelcioccolato

Dopo quasi cento anni di storia non abbiamo ancora perso l’entusiasmo e la passione, la voglia di sperimentare nuovi prodotti e nuove soluzioni da presentare ai nostri clienti.  

Mi chiamo Paola Cabalà, sono una maestra pasticcera specializzata nella lavorazione del cioccolato e con le mie sorelle, Cristiana e Alessandra, stiamo continuando una tradizione di famiglia ormai secolare: la Pasticceria Grandazzi, infatti, è stata rilevata da mio nonno a Domodossola nel marzo del 1927. Il prossimo anno festeggiamo i 100 anni di attività, in cui non sono mancate difficoltà e crisi, ma anche grandi cambiamenti e trasformazioni che ci hanno permesso di adattarci all’evoluzione del mercato, ai gusti dei clienti e alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie.   

Dagli anni ‘90 abbiamo iniziato a realizzare oggetti quotidiani e attrezzi da lavoro in cioccolato, utilizzando stampi in silicone che realizziamo noi stesse e che oggi ci permettono di creare qualsiasi oggetto o animale. Questi sono tra i prodotti di punta della nostra Officina del Cioccolato, che abbiamo portato in Russia, in Cina e in tutta Europa, e per cui ancora oggi siamo conosciute.  

Il mio percorso nell’artigianato è iniziato subito dopo il liceo, a fine anni ‘80, come coadiuvante di mio padre. Nel 1996 ho poi rilevato l’azienda e nel 2000 mi ha raggiunta mia sorella Cristiana, che è stata determinante per lo sviluppo dell’azienda in quegli anni. Recentemente, poi, nostra sorella Alessandra è venuta ad aiutarci a realizzare tavolette di cioccolata, lettere, oggetti e tutte le prelibatezze che presentiamo ogni giorno alla nostra clientela. Oggi è fondamentale presentare i propri prodotti su internet e sui social, una vetrina decisiva per allargare il proprio mercato di riferimento e per presentarsi ai nuovi clienti.   

Problemi e difficoltà sono all’ordine del giorno quando fai impresa in Italia, c’è tanta, troppa burocrazia. Passo intere giornate in cui non mi sporco le mani di cioccolata perché devo sistemare carte e documenti al punto che, a fine giornata, penso: ma lasciatemi fare l’artigiana! 

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Davide PAOLI  | ClessioLab
Instagram: @clessio_lab

Il mio sogno è sempre stato quello di fare il fumettista e Clessio è il nome del personaggio che avrei voluto disegnare. Quando ho iniziato a lavorare con le sneakers, però, ho voluto confermare quel nome. In effetti, stavo cambiando il supporto su cui disegnare ma non il mio obiettivo. Da qui nasce ClessioLab, il nome con cui molti mi conoscono sui social.   

Sono Davide Paolishoemakerfootwear designer e creator digitale, ho 24 anni e tra il 2017 e il 2018 ho iniziato a decorare e personalizzare sneakers seguendo il consiglio di mio fratello Luca, che al tempo lavorava nel commercio di calzature e che oggi è il mio socio. Avevo passione e talento artistico ma non le conoscenze tecniche per lavorare una scarpa, per smontarla e rimontarla. Così ho deciso di fare un corso specifico per imparare le tecniche artigiane di lavorazione e da lì ho iniziato un percorso che oggi coinvolge dieci persone del nostro staff e che ci porta a collaborare con artisti, atleti e appassionati di sneakers. Poche settimane fa, ad esempio, ho realizzato una linea di calzature per il tour di concerti di Marracash, una collaborazione che mi rende molto orgoglioso e che mi ha permesso di esprimere al meglio il mio talento, seguendo le indicazioni di Marra e del suo stylist, Nick Cerioni. 

Sono un artista ma per veicolare l’arte servono le tecniche artigiane, per questo motivo continuo a studiare ogni giorno, a sperimentare e a provare nuove soluzioni. Per essere un bravo artigiano bisogna conoscere bene le tecniche del proprio mestiere e seguire la propria passione anche se, com’è capitato a me, bisogna cambiare un po’ la rotta lungo il cammino. Oggi, però, è fondamentale utilizzare i social per raccontare il proprio lavoro, per presentarsi a un pubblico sempre più vasto e interessato alle tue creazioni. La mia benedizione è stata questa, riuscire a mostrare quello che facevo ogni giorno e, nel mio modo di raccontarlo, sono riuscito a raggiungere tante persone con cui, senza social, non sarei potuto entrare in contatto. I social permettono di innescare immediatamente un rapporto fiduciario con il pubblico e in più sono gratuiti, un elemento importante se pensiamo a un giovane che inizia il proprio percorso senza particolari fondi.  

Negli ultimi anni siamo cresciuti molto, oggi sento una responsabilità nei confronti dell’azienda, delle persone e dei collaboratori che ovviamente non sentivo quando ho cominciato, ma fa parte del percorso e delle problematiche quotidiane di chi fa impresa. L’obiettivo è il risultato finale ma è il viaggio che fai che ti deve entusiasmare. Bisogna buttarsi e provare, lavorare con passione è l’unico modo che conosco per essere un bravo artigiano.  

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Axel TORRACO | RebAx Hair
Instagram: @axeltorraco

Conoscenza e studio continuo sono i due comandamenti per essere un bravo imprenditore. Chi conosce un mestiere ha l’oro tra le mani, non smetto di ripeterlo.

Mi chiamo Axel Torraco, sono parrucchiere, formatore e haireducator, titolare di RebAx Hair e e RebAx Beauty Concept a Borgomanero, in provincia di Verbania.

Sono figlio d’arte e nel 2023 ho iniziato un percorso professionale con la mia compagna, Rebecca, che ci ha portato a sviluppare un progetto ambizioso e impegnativo per offrire una nuova visione di benessere e cura del capello. Esperienze e tecniche artigiane al servizio della cura della persona che sono il risultato di una lunga fase di preparazione, conoscenza tecnica ed esperienza professionale. Stiamo vivendo una fase di rapida espansione e siamo arrivati a sei collaboratori tra i due saloni.

Abbiamo investito fin da subito sulla promozione della nostra attività sui social, piattaforme che oggi rappresentano una vetrina digitale importante per conquistare nuove fette di mercato. Sui social hai la possibilità di presentarti e mostrare le tue lavorazioni, innescando un rapporto fiduciario con i clienti. Questo è solo l’inizio, però, poi servono tecnica e capacità di ascolto del cliente.

Oltre ai due saloni, negli anni ho maturato esperienza e capacità come formatore per grandi realtà del settore, in Italia come all’estero, per il lancio e l’utilizzo di nuovi prodotti e per la formazione dei colleghi nella realizzazione di tagli e colori di tendenza. Un lavoro impossibile da fare senza conoscenze e competenze tecniche. Un bravo parrucchiere, però, deve essere anche in grado di ascoltare il cliente e riuscire ad offrire il giusto compromesso tra le sue richieste e le tecniche del mestiere. Tutte capacità che mi hanno permesso, ad esempio, di conquistare la fiducia di Chef Cannavacciuolo, che mi ha scelto come parrucchiere personale ormai da sette, otto anni.

La scuola è fondamentale, così come una formazione continua ed incessante sui prodotti, le tecniche e le continue novità del settore. L’esperienza sul campo è indispensabile, però, per riuscire ad esprimere il proprio talento e le proprie capacità tecniche. In questo mestiere, estro e creatività sono utili ma rientrano nella sfera della soggettività e del gusto personale. La tecnica e la conoscenza completa di ogni sfumatura del mestiere sono invece oggettive e rappresentano la vera ricchezza che ogni maestro artigiano ha tra le mani.

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Erika TESSAROLO | M.Art Technology Srl 
Instagram: @erikatessaroloofficial

Mi chiamo Erika Tessarolo e progetto e costruisco attrazioni per l’intrattenimento: soprattutto tori meccanici, ma anche cavalli, animali marini e soggetti personalizzati. In realtà, non si tratta di semplici giochi, bensì di veri e propri simulatori capaci di riprodurre il movimento reale degli animali, integrando standard di sicurezza molto elevati. Questo permette a chiunque di vivere l’esperienza di “domare” un toro in totale sicurezza, anche senza essere professionisti del rodeo. 

Sono cresciuta tra la provincia di Brescia e gli Stati Uniti, dove vive una parte della mia famiglia. Il mio percorso professionale nasce seguendo le orme di mio padre che, nel 1989, di ritorno da un viaggio in America, decise di realizzare tori meccanici in Italia, a Manerba del Garda (BS). 

Complice un periodo di crisi aziendale, nel 2008 ho iniziato ad affiancarlo, analizzando le cause delle difficoltà, i cambiamenti del mercato e le prospettive future di un settore così di nicchia. Un percorso di crescita e consapevolezza che mi ha portata, nel 2021, a rilevare definitivamente l’impresa di famiglia. 

Oggi, M.Art Technology Srl è il punto di riferimento internazionale nel settore dei simulatori da rodeo e delle attrazioni meccaniche professionali, riconosciuta come azienda leader a livello mondiale. Siamo l’unica realtà produttiva in Italia e in Europa e ci distinguiamo come numero uno nel settore per qualità, sicurezza, personalizzazione e know-how artigianale. La nostra unicità risiede soprattutto nella personalizzazione: ogni creazione è progettata e realizzata su misura, in base alle esigenze specifiche del cliente. Una produzione sartoriale che segue le tecniche dell’artigianato italiano, sinonimo di qualità, funzionalità ed estetica. Progetto le mie creazioni come un’artista e le realizzo come un’artigiana, con competenze tecniche precise e una visione ben definita. 

Sicurezza e tecnologia sono due pilastri fondamentali del mio modo di fare impresa. La prima grande innovazione che ho introdotto rispetto alle creazioni di mio padre riguarda proprio la sicurezza. La tecnologia, invece, oggi mi consente di offrire un’assistenza continua ai clienti, ovunque si trovino nel mondo. Dal 2019, infatti, ogni macchina è dotata di un nostro software dedicato che permette la gestione ed assistenza da remoto dello stato e delle funzionalità. Un livello di assistenza e conoscenza del prodotto che rappresenta un valore aggiunto unico nel settore. 

Ogni giorno metto nel mio lavoro passione, impegno e un continuo processo di studio, analisi e sperimentazione per migliorare prodotti, sicurezza e prestazioni delle macchine. La vera difficoltà, tuttavia, resta quella di essere donna e fare impresa in Italia, dove esiste ancora una diffidenza diffusa nei confronti delle imprenditrici. 

Mi piace pensare che il mio percorso, fatto di dedizione, sacrificio e passione, possa essere un esempio per molte donne – anche giovani – che desiderano essere indipendenti, ascoltare il proprio talento ed esprimere pienamente il proprio valore. Fare impresa significa anche cadere e rialzarsi, affrontare gli imprevisti e trasformarli in occasioni di crescita. In fondo, il fallimento non è altro che il momento in cui la vita ci segnala che è necessario cambiare direzione.  

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Sergio CAGLIONI | SIE MILANO 2000
Instagram: @SIEMilano2000

Sono figlio di un elettricista dell’Enel. Inevitabilmente, fin da bambino, sono cresciuto tra cacciaviti e cavi elettrici. Una passione che non mi ha mai più abbandonato. È iniziato come il gioco di un bambino sulle orme del padre e si è trasformato nella SIE Milano 2000, la mia impresa artigiana di impianti elettrici, che ho fondato a 24 anni, dopo aver completato un percorso passato per le superiori all’istituto tecnico e i tre anni di apprendistato in azienda previsti dalla legge.

Mi chiamo Sergio Caglioni ma forse, sui social, mi conoscete con il motto… Come si dice?!? Pettine! Un vecchio slogan della cultura paninara anni ‘80 con cui scherziamo sul lavoro e che oggi uso nei video che pubblico sui social per raccontare il mestiere dell’elettricista e far appassionare i più giovani.

Sarà per il mio carattere e perché come primo maestro ho avuto mio padre ma, ancora oggi, continuo a lavorare con entusiasmo, passione e con la voglia di insegnare ai più giovani. Mi piace lavorare con chi vuole imparare i segreti del mestiere. Nella mia azienda c’è sempre stato posto per i giovani e sempre ci sarà.

La tecnologia digitale ha completamente rivoluzionato il nostro mondo, sotto tutti i punti di vista. In più, per fortuna, oggi c’è molta più attenzione sulla sicurezza sul lavoro. Da quando ho iniziato ad oggi è cambiato tutto, ma anche questo è il bello di un mestiere artigiano. Non si smette mai di imparare, di aggiornarsi, di cercare e trovare ogni giorno soluzioni diverse.

I social, ad esempio, sono uno degli strumenti che oggi gli imprenditori hanno a disposizione per mostrare la propria attività, la bellezza dei propri prodotti e la maestrìa delle tecniche di lavorazione. Ho iniziato quasi per scherzo, perché volevo far appassionare i più giovani a questo mestiere, mostrare fatica e sacrifici ma anche tutto ciò che di bello e soddisfacente può offrirti l’artigianato. E credetemi che non è poco.

La visibilità sui social ha portato molto più lavoro ma, soprattutto, una fiducia estrema da parte dei clienti nei nostri confronti. Al punto che, spesso, mi capita di sentirmi dire dai clienti: “Non ho bisogno del preventivo. Ti conosco e so come lavori, vorrei che fossi tu a fare il lavoro, a prescindere dal prezzo”. In questo senso, i social sono il miglior biglietto da visita possibile per chi fa impresa e ne sfrutta le potenzialità.

Fiducia e stima del cliente sono fondamentali in questo mestiere, servono precisione e puntualità, onestà e trasparenza quando si entra e si lavora in casa delle persone. Ad esempio, capita di intervenire in casa di qualche sciura milanese per problemi davvero semplici, come la sintonizzazione dei canali o il cavo dell’antenna che lavora male. Interventi di pochi minuti, che non richiedono materiali e per cui non ho mai chiesto di essere pagato. Un gesto che riempie il loro cuore ma anche, ve lo assicuro, il mio. Per me, un sincero grazie, un caffè o una fetta di crostata sono il miglior compenso per quel tipo di interventi.

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Francesco Massarelli | MASSARELLI CALZATURE SU MISURA
Instagram: @calzature.francesco.massarelli

Nel 1982, avevo dieci anni, ho accompagnato mio padre, titolare di un negozio di calzature, dal maestro artigiano con cui collaborava per le riparazioni, la Calzoleria Neno di Terni. In quel momento è scoccato il colpo di fulmine per un mestiere che ancora oggi mi appassiona e che coinvolge tutta la nostra famiglia.    

 Mi chiamo Francesco Massarelli e sono il titolare della Massarelli calzature su misura di Terni. Negli anni abbiamo ampliato l’attività di nostro padre, che mi ha aiutato ad aprire il mio primo punto vendita ad appena diciotto anni. Oggi abbiamo due punti vendita fisici, oltre a uno store e un outlet online. Realizziamo scarpe su misura, accessori come cinture, borse e portasigari solo ed esclusivamente in vero cuoio. Oltre alle nostre collezioni, uniche e rigorosamente fatte su misura, vendiamo anche alcuni marchi di calzature per donna, uomo e bambini.    

 Ho iniziato a lavorare quando ero molto giovane, osservando e imparando ogni gesto dal mio maestro. Studiavo e tre giorni a settimana lavoravo in bottega tra cuoio e pelle. È un mestiere meraviglioso, le scarpe su misura non sono semplici calzature ma vere e proprie opere d’arte, uniche, irripetibili. Noi usiamo solo e soltanto vero cuoio, di alta qualità, per realizzare scarpe praticamente eterne, estremamente comode e disegnate proprio sul piede del cliente.    

 Uno dei nostri segreti, oltre alla qualità delle tecniche e delle materie prime utilizzate, è riuscire ad unire la tradizione delle lavorazioni con l’innovazione nello stile e nel design dei nostri prodotti, senza perdere di vista la tecnologia. Ad esempio, con mio figlio abbiamo realizzato un paio di scarpe con un gps integrato, una tecnologia utile, potente e ormai di dimensioni estremamente ridotte.    

 Fare impresa in Italia è dura, ci sono molti ostacoli da superare ma la soddisfazione e la gratitudine dei clienti quando indossano le nostre scarpe ti ripaga di qualsiasi sacrificio.    

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Alessio Giordanengo | IRON MAKE
Instagram: @ironmake

L’unico limite è la nostra fantasia. Il resto è impegno, studio, una forte motivazione per continuare a seguire l’ispirazione e concretizzare i propri sogni. Mi chiamo Alessio Giordanengo, ho 30 anni e nel 2020 ho trasformato passione, competenze e conoscenze nella lavorazione del legno e del ferro per l’industrial design in una delle più dinamiche e innovative realtà italiane dell’arredamento di lusso: la Iron Make di Peveragno, Cuneo.  

Realizziamo ogni tipo di complemento d’arredo utilizzando una materia plastica straordinaria come la resina, che ci permettere di fondere e far dialogare elementi con caratteristiche fisiche e meccaniche diverse per realizzare tavoli, mobili, sedie, illuminazione e porte scorrevoli. Soprattutto, legno, ferro e recentemente anche il marmo. Dopo il boom degli ultimi anni, il mercato delle resine si è consolidato, è aumentata la concorrenza delle imprese ma anche l’offerta dei fornitori, che propongono prodotti sempre più efficienti e diversificati. 

Un imprenditore artigiano non può più fare a meno del digitale e dell’intelligenza artificiale. Sono competenze fondamentali e strumenti estremamente potenti a nostro supporto, che permettono di risparmiare tempo, denaro ed energia da veicolare nello sviluppo di nuovi progetti per l’impresa stessa.   

La presenza sul web, sui social network e sulle piattaforme di marketplace permette di allargare notevolmente il mercato di riferimento, di conquistare clienti che il semplice passaparola non può raggiungere. La mia storia imprenditoriale, e in particolare l’esperienza con la resina, è molto particolare. Inizia con la pubblicazione sulla mia pagina Facebook di un video del primo tavolo in resina che ho realizzato, per la mia nuova casa. In pochi giorni, il video viene visto da mezzo milione di persone e mi arrivano 90 richieste di preventivo. Di queste, 20 sono diventate le prime commesse della mia nuova azienda.  

Oggi, il 95% del fatturato viene dal mercato digitale dove, in pochi click grazie al nostro configuratore online, ogni cliente può progettare e personalizzare all’istante ogni dettaglio del proprio complemento d’arredo, avere un preventivo immediato e, eventualmente, procedere con la definizione dell’ordine. Tutto in pochi minuti e direttamente da casa propria. 

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AAA Artigiano cercasi
Isaac Musso | BIRRIFICIO AGRICOLO BALADIN
Instagram: @birrabaladin

Lavorare nel mondo della birra artigianale significa far parte di un movimento culturale, prima ancora che di un settore produttivo dinamico che negli ultimi anni è cresciuto in maniera esponenziale.

La nostra azienda, il Birrificio agricolo Baladin, nasce 39 anni fa a Piozzo, in provincia di Cuneo, da un’intuizione di mio padre, Teo Musso, che ha saputo trasformare una birreria di paese in un’azienda capace di produrre 25mila ettolitri all’anno, continuando a puntare sempre sulla qualità delle fermentazioni e delle materie prime che utilizziamo per le nostre produzioni.

Io sono Isaac, ho 27 anni e lavoro in azienda da due anni. La soddisfazione maggiore del nostro lavoro è sicuramente quella di vedere apprezzati i nostri prodotti e sapere di essere parte della vita delle persone, che scelgono le nostre birre per festeggiare i momenti più belli.

Il mercato della birra artigianale non è facile, c’è molta competizione e tante aziende che propongono prodotti di qualità. Oggi non basta più creare un’ottima birra, molto si gioca sul marketing, sulla comunicazione, sul riuscire ad essere un’azienda capace di assecondare i gusti e le tendenze del momento, senza sacrificare mai la qualità delle lavorazioni e delle materie prime utilizzate.

Siamo molto legati alla nostra terra, alle tradizioni e alla cultura imprenditoriale delle Langhe. Realizzare una birra artigianale è prima di tutto una passione, questo è il primo insegnamento di mio padre. E sì, la birra Isaac si chiama proprio come me, è un omaggio di mio padre per i suoi figli, che ha poi replicato con la Wayan e la Soraya.

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LA GIOVANE ARTIGIANA
Stefania Marchisio | HALLONDESIGN
Instagram: @hallon_design

Immaginare il proprio percorso professionale e controllare la direzione passo dopo passo, seguire sempre talento e passioni e analizzare continuamente il mercato. Se non ha mercato, non è un lavoro o un mestiere che può farti vivere.

Sono questi i consigli che darei a un giovane che vuole iniziare a lavorare nel mondo dell’artigianato.

Mi chiamo Stefania Marchisio e sono la fondatrice di HallonDesign, un’attività di grafica e progettazione digitale con base in provincia di Cuneo. Ho sempre avuto la passione del disegno fatto a mano, fin da bambina. Mi sono diplomata in ragioneria ma sentivo che non sarebbe stato quello il mio futuro. Ho iniziato quindi a lavorare come illustratrice e grafica digitale in un piccolo studio, dove ho potuto imparare i segreti delle diverse fasi di lavorazione, dalla creazione artistica alla progettazione digitale e alla conoscenza del mondo della stampa. Mi sono allontanata da casa, prima Cuneo, Torino e Milano e poi all’estero, prima di tornare qui nella provincia piemontese. In tutti questi anni non ho mai smesso di studiare, di fare formazione, di approfondire le competenze di ogni singola specializzazione di questo mestiere. Questo è un altro dei consigli che darei a un giovane artigiano insieme a quello di seguire maestri, imprenditori più esperti e associazioni come Confartigianato perché i loro consigli e la loro esperienza sono fondamentali per costruire il proprio futuro.

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IL GIOVANE ARTIGIANO
Simone Porzio | PORZIO ANTONIO

Quando ho finito l’istituto tecnico, l’OMAR di Novara, ero assolutamente pronto e preparato per entrare nel mondo del lavoro. Non so se sono un’eccezione, ma la preparazione scolastica mi ha dato le competenze e le conoscenze per cominciare a lavorare nell’azienda di famiglia, fondata da mio nonno Antonio e ora guidata da mio padre Francesco.

Mi chiamo Simone Porzio, ho 20 anni e faccio l’elettricista a Trecate, in provincia di Novara. La nostra azienda è arrivata alla terza generazione e il mestiere ha vissuto un’evoluzione importante dal punto di vista tecnologico, dell’organizzazione del lavoro e del rapporto con i clienti. A scuola ho imparato tanto, molto. L’esperienza di tutti i giorni al fianco di mio padre, invece, mi stando le conoscenze per completare il mio percorso di crescita professionale. La pratica di tutti i giorni è completamente diversa dalla teoria che si fa nei laboratori di scuola ma è un percorso di conoscenze e competenze che, passo dopo passo, mi sta aiutando a superare le sfide del lavoro quotidiano.

La tecnologia ha completamente stravolto anche questo settore, creando figure sempre più specializzate. Oggi, un elettricista fa fatica ad occuparsi di lavorazioni diverse, considerato il livello tecnologico applicato. In questo contesto, diventa sempre più importante fare formazione professionale, studiare e implementare le proprie competenze.

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L’ARTIGIANO CHE CI PIACE
Mattia Biancotto | CONFARTIGIANATO IMPRESE PIEMONTE ORIENTALE
Instagram: @confartigianatopm

“L’unica cosa che conosciamo del futuro è che sarà diverso dal presente” è una frase che ho imparato in un momento di formazione con Confartigianato e che penso sia perfetta per affrontare i nodi principali nel rapporto tra giovani e lavoro artigiano e per comprendere le aspettative e i bisogni delle nuove generazioni.

Noi dobbiamo valorizzare queste diversità di cultura, competenze e capacità, mettere i giovani nelle condizioni di lavorare e di valorizzare loro stessi. Questa è per me l’unica strada per poter crescere insieme nel futuro, perché non esiste una generazione che possa fare a meno di quella precedente o di quella futura.

Sono il responsabile dell’Ufficio Marketing di Confartigianato Imprese Piemonte orientale da qualche anno ormai e quello che suggerisco sempre ai giovani è di essere curiosi, di non aver paura di imparare, di mettersi in gioco. Cose che, in realtà, le nuove generazioni già fanno, anche se in modo diverso dai riferimenti della generazione precedente. Quello che dico all’imprenditore invece è di valorizzare e lasciar esprimere questa curiosità.

Davanti a loro c’è un’opportunità enorme per una piccola impresa italiana: un giovane da formare completamente da zero.

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AAA ARTIGIANO CERCASI
Gloria Ferrari | LA NUOVA RETTIFICA SRL
Instagram: @lanuovarettifica

Mi chiamo Gloria Ferrari e sono la titolare de La Nuova Rettifica srl di Novara, insieme a mio fratello Matteo e alla mitica fondatrice dell’azienda: nostra mamma, Donatella Mattachini. L’azienda nasce 45 anni fa come rettifica e revisione motori. Nel tempo, poi, ci siamo evoluti anche in manutenzioni molto particolari nel settore navale, ferroviario e agricolo e nella vendita e assistenza dei principali marchi internazionali dei settori in cui lavoriamo.

Il mio percorso personale mi ha portato prima a frequentare la Facoltà di Giurisprudenza all’Università di Pavia e poi in azienda, una volta che ho fatto mie la passione, il trasporto e l’impegno di mia madre per questo lavoro, in cui non puoi improvvisarti. Il nostro non è un lavoro ma un mestiere, non ti puoi svegliare una mattina e farlo. Serve conoscenza, esperienza, pratica e tanta voglia di imparare da chi ha più esperienza di te.

Il passaggio generazionale nella nostra azienda non è stato neanche avvertito, questo perché siamo una famiglia molto unita e perché mia madre ci ha lasciato spazio, responsabilità e la possibilità di sbagliare. Noi siamo stati bravi a cogliere questa occasione e a tenere lei come nostro faro, ma senza l’intelligenza di mia madre questo non sarebbe stato possibile. Per la mia esperienza personale, quindi, il nostro non è stato neanche un passaggio generazionale ma un semplice passaggio di responsabilità. Se non è il genitore, l’imprenditore o il maestro a volere questo trasferimento di conoscenza ed esperienza, il giovane non ha alcun strumento per poter far sì che questo avvenga.

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IL GIOVANE ARTIGIANO
Matteo Galbusera | Ceramica Gatti
Instagram: @ceramicagatti

La mia storia parte da lontano, molto lontano. Precisamente dal Sud America, “quasi dalla fine del mondo”, come ha detto Papa Francesco presentandosi dal balcone di San Pietro nel giorno della sua elezione a Pontefice.  

Mi chiamo Matteo Galbusera, sono figlio di missionari laici dell’Associazione Operazione Mato Grosso e sono nato in Perù ventidue anni. Lì ho frequentato le scuole e ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo del lavoro tra le vigne della zona. Il mio ingresso nel mondo dell’artigianato è avvenuto proprio all’ombra della Cupola di San Pietro, dove ho partecipato al primo corso da muratore, stuccatore e decoratore della Fabbrica di San Pietro, la secolare scuola vaticana dei mestieri ritornata in attività nel 2023.  

Al termine del corso, ho avuto la possibilità di entrare in una delle più apprezzate botteghe d’arte d’Italia, la storica Ceramica Gatti. Per un giovane come me, la vera fortuna è avere un Maestro artigiano da cui imparare ogni giorno esperienza e segreti del mestiere. A Faenza ho trovato un ambiente famigliare unico, capace di sostenere e supportare il mio sviluppo professionale.  

Il mio sogno è quello di tornare un giorno in Perù e insegnare questo mestiere a chi non ha avuto una possibilità personale. Per adesso, però, ho ancora molto da imparare.  

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L’ARTIGIANO CHE CI PIACE
Lucia La Duca | LUCIDUCI
Instagram: @luciduci_organiclabel

La mia sfida è realizzare capi d’abbigliamento intimo che siano morbidi, soffici, delicati al contatto con la pelle. Duci, appunto, come si dice nel dialetto della mia terra, la Sicilia. È questa la mission della LuciDuci: sfruttare le nuove tecnologie per sprigionare tutte le potenzialità delle fibre naturali, a cominciare da canapa e bambù.  

Dietro questo, però, c’è la voglia di tornare in Italia dopo una lunga esperienza nel settore automotive in Gran Bretagna, una consolidata tradizione di famiglia nell’artigianato e nell’abbigliamento da lavoro e la ferma volontà di valorizzare i territori italiani, la cultura e le produzioni locali.  

Fondata nel 2021, oggi la LuciDuci è una piccola impresa dinamica e innovativa protagonista della moda sostenibile made in Italy, che fa rete con i piccoli produttori per realizzare abbigliamento intimo per uomo, donna e bambini. Prodotti sostenibili e naturali, venduti in Italia come nel resto del mondo grazie alla nostra piattaforma e-commerce e a una qualità delle lavorazioni e delle materie prime che soltanto il miglior artigianato italiano può garantire.  

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AAA ARTIGIANO CERCASI
Cristian Cernera | Agriflor 
Instagram: @agriflor.imola

A breve non cercheremo più periti agrari ma ingegneri ed esperti di informatica. E vi assicuro che non è una battuta ma un’idea che io e Ivan Garavini stiamo elaborando da tempo. La nostra azienda è attiva nel settore della cura del verde, dell’impiantisca outdoor e della realizzazione di piscine e pergolati e, anche in questo settore, la tecnologia sta cambiando la progettazione e le tecniche di manutenzione. 

Per noi, la partecipazione all’Expo 2015 di Milano è stata un’occasione unica di confronto con le realtà internazionali del nostro settore. Un’esperienza che ha completamente cambiato i nostri obiettivi, la nostra visione e, soprattutto, le nostre lavorazioni. Dopo Milano abbiamo iniziato veramente ad esplorare il futuro del settore con le tecnologie disponibili. 

Oggi abbiamo venti dipendenti, supportati da alcuni collaboratori stagionali nei periodi di lavoro più intenso, la manutenzione delle aree verdi di sei comuni e uno sguardo, appassionato, sul futuro del settore tra collaborazioni e sperimentazioni delle ultime tecnologie applicate al giardinaggio. Oltre ai lavori tradizionali, negli ci siamo siamo specializzati nella realizzazione e manutenzione delle pareti verdi verticali e nella progettazione di giardini semplici e lineari che siano adattati alla manutenzione ordinaria del prato. Sperimentiamo e testiamo le ultime tecnologie proprio per diventare giardinieri 5.0 ed essere anche più attraenti per i giovani.  

Il supporto che la scuola offre al mondo dell’impresa è ancora troppo teorico e distante dalla quotidianità del lavoro artigiano. Oggi, è l’imprenditore che deve avvicinarsi alle aule, andare a parlare ai giovani e provare a colmare quel gap di competenze che la teoria insegnata tra i banchi di scuola non riesce totalmente a soddisfare.  

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Cristian Cernera | Agriflor 
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A breve non cercheremo più periti agrari ma ingegneri ed esperti di informatica. E vi assicuro che non è una battuta ma un’idea che io e Ivan Garavini stiamo elaborando da tempo. La nostra azienda è attiva nel settore della cura del verde, dell’impiantisca outdoor e della realizzazione di piscine e pergolati e, anche in questo settore, la tecnologia sta cambiando la progettazione e le tecniche di manutenzione. 

Per noi, la partecipazione all’Expo 2015 di Milano è stata un’occasione unica di confronto con le realtà internazionali del nostro settore. Un’esperienza che ha completamente cambiato i nostri obiettivi, la nostra visione e, soprattutto, le nostre lavorazioni. Dopo Milano abbiamo iniziato veramente ad esplorare il futuro del settore con le tecnologie disponibili. 

Oggi abbiamo venti dipendenti, supportati da alcuni collaboratori stagionali nei periodi di lavoro più intenso, la manutenzione delle aree verdi di sei comuni e uno sguardo, appassionato, sul futuro del settore tra collaborazioni e sperimentazioni delle ultime tecnologie applicate al giardinaggio. Oltre ai lavori tradizionali, negli ci siamo siamo specializzati nella realizzazione e manutenzione delle pareti verdi verticali e nella progettazione di giardini semplici e lineari che siano adattati alla manutenzione ordinaria del prato. Sperimentiamo e testiamo le ultime tecnologie proprio per diventare giardinieri 5.0 ed essere anche più attraenti per i giovani.  

Il supporto che la scuola offre al mondo dell’impresa è ancora troppo teorico e distante dalla quotidianità del lavoro artigiano. Oggi, è l’imprenditore che deve avvicinarsi alle aule, andare a parlare ai giovani e provare a colmare quel gap di competenze che la teoria insegnata tra i banchi di scuola non riesce totalmente a soddisfare.  

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