43.535 imprenditrici colpite da crisi energetica. Italia prima in UE per imprenditrici (1,6 mln) ma in ritardo sul welfare. E 1 mln di giovani inattive
Sono 43.535 le imprenditrici italiane maggiormente esposte all’impatto della crisi energetica. I settori più colpiti dai rincari di elettricità, gas, carburanti sono quelli di alimentare, tessile, metallurgia, carta, ceramica, vetro, chimica, gomma e materie plastiche, trasporto di merci e di persone e logistica. Oltre agli aumenti dei costi energetici, le imprenditrici italiane devono fare i conti con la carenza di manodopera: lo scorso anno il 48,7% del personale richiesto dalle micro e piccole imprese guidate da donne (pari a 276mila lavoratori) è risultato difficile da reperire sul mercato del lavoro.
Una situazione congiunturale delicata, fotografata dal Rapporto di Confartigianato “Donne risorsa strategica dell’economia: imprese, lavoro e welfare” presentato oggi alla Convention di Donne Impresa Confartigianato.
Nonostante le difficoltà, l’Italia si conferma in testa alla classifica europea per numero di imprenditrici e lavoratrici autonome: sono 1.574.000 e la crescita dell’occupazione indipendente tra il 2021 e il 2025 è trainata proprio dalle donne: 151mila in più, pari al +9,8%, rispetto al +5,3% del totale degli indipendenti e al +6,6% registrato nell’Ue. Soltanto lo scorso anno le donne indipendenti sono aumentate del 4,1%, guidando la crescita annuale delle occupate. Il report evidenzia inoltre l’elevato profilo qualitativo dell’autoimpiego femminile: il 42,3% delle imprenditrici e lavoratrici autonome italiane è laureato, una quota quasi doppia rispetto al 22,3% riscontrato tra gli uomini.
Secondo il rapporto di Confartigianato, nonostante questo sprint, l’Italia continua a detenere il record negativo in Europa per il numero di giovani inattive: non si offrono sul mercato del lavoro 1.031.000 donne tra 25 e 34 anni (di cui 265mila laureate). Contemporaneamente il nostro Paese registra forti criticità nell’Ue per il tasso di occupazione femminile, che si ferma al 38,8% a fronte del 49,5% della media europea.
A pesare sul tasso di inattività femminile è la difficoltà a conciliare lavoro e vita privata: secondo il rapporto di Confartigianato, infatti, il 54,5% delle donne non lavora per motivi familiari. Lo dimostra anche la quota di occupazione delle donne tra 25 e 49 anni con figli a carico e in coppia che è la più bassa d’Europa: 63,1% a fronte della media Ue del 77,2%. La causa principale risiede in un sistema di welfare lontano dagli standard europei: nel 2025 è pari al 35,5% la quota di bambini con meno di 3 anni che ha usufruito di servizi per l’infanzia, rispetto al 40,6% della media Ue.
“Le donne – sottolinea la Presidente di Donne Impresa Confartigianato Maria Grazia Bonsignore – si confermano un pilastro strategico del tessuto economico italiano, ma continuano ad affrontare ostacoli strutturali complessi, amplificati dall’incertezza dello scenario geopolitico ed energetico globale. La nostra rilevazione accende i riflettori sulla necessità di politiche economiche e sociali capaci di sostenere l’imprenditoria e il lavoro femminile. Strutturare reti di welfare più solide, a partire dai servizi per l’infanzia, e sostenere il sistema delle micro e piccole imprese femminili non è soltanto una questione di parità di genere, ma un imperativo strategico per la crescita e la stabilità dell’intera economia del Paese”.
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