Dazi USA: nei settori delle MPI persi 5,3 milioni di euro al giorno di export
Nel periodo di applicazione dei dazi, tra agosto 2025 e marzo 2026, le esportazioni italiane negli Stati Uniti dei comparti a maggiore presenza di micro e piccole imprese scendono del 10,4% su base tendenziale. Sulla flessione pesano, oltre ai dazi, la svalutazione del dollaro e il rallentamento del commercio mondiale.
L’analisi dei più recenti dati sul commercio estero conferma il rallentamento della domanda internazionale in un contesto segnato dall’incertezza geopolitica e dagli effetti delle misure protezionistiche statunitensi. A marzo 2026 l’export italiano mostra un recupero del 7,4% su base annua, ma nel complesso del primo trimestre la crescita si limita al +1,3% in valore, mentre in volume si registra una flessione dello 0,8%. La debolezza dell’export è uno dei segnali del rallentamento dell’economia italiana, in un contesto in cui, secondo le previsioni di aprile del Fondo monetario internazionale, il commercio internazionale quest’anno crescerà del 2,8%, in forte decelerazione rispetto al +5,1% del 2025.
Nel primo trimestre del 2026 emergono andamenti molto differenziati nei principali mercati di destinazione del made in Italy. Spicca la forte crescita dell’export verso la Svizzera (+44,1%), sostenuta dal commercio dei metalli preziosi, mentre aumentano le vendite in Cina (+11,4%), Polonia (+5,6%) e Austria (+4%). Più contenuta la crescita per Russia (+2%), Francia (+1,4%) e Stati Uniti (+1,3%). Su quest’ultimo mercato il trend cambia radicalmente se si esclude la componente farmaceutica, influenzata dalle movimentazioni infragruppo: al netto di questo settore, l’export verso gli USA registra una flessione del 6,3%. In calo l’export in Spagna con -1,8% e Cechia con -3,5%. Nel primo trimestre del 2026 torna a flettere l’export verso la Germania (-4,2%), il principale mercato per la manifattura italiana, dopo che nel 2025 era risalito del +2,4%. Sempre nel primo trimestre di quest’anno risultano in calo le esportazioni per Giappone (-4,3%), Paesi Bassi (-5,7%), Regno Unito (-7,8%), mentre cede la Turchia (-18%), con un calo concentrato nella gioielleria.
L’impatto dei dazi statunitensi appare particolarmente intenso nei comparti a maggiore presenza di micro e piccole imprese (MPI), ossia quei settori che rappresentano il cuore del made in Italy ad alta vocazione artigiana: alimentare, moda, legno-arredo, gioielleria e occhialeria.
Il confronto tra l’andamento dell’export negli Stati Uniti nei primi sette mesi del 2025 e nel periodo successivo all’introduzione dei dazi – tra agosto 2025 e marzo 2026 – evidenzia un netto deterioramento delle esportazioni verso gli Stati Uniti che, al netto del farmaceutico, passano da una flessione tendenziale dell’1,7% dei primi sette mesi del 2025 ad un calo del 3,6% negli otto mesi di applicazione dei dazi. La flessione di accentua nei settori di MPI si passa da una stabilità dell’export nei primi sette mesi del 2025 ad una caduta tendenziale del 10,4% nel periodo di applicazione dei dazi, equivalente ad una flessione tendenziale di 1.293 milioni di euro negli otto mesi in cui sono stati applicati i dazi. In termini giornalieri, ciò significa minori vendite sul mercato statunitense pari a 5,3 milioni di euro al giorno.
Tra i settori con una maggiore diffusione di micro e piccole imprese, le flessioni più accentuate riguardano mobili (-16,2%), alimentari e bevande (-16,0%), gioielleria, occhialeria, articoli sportivi e giochi (-8,4%) e moda (-2,3%), combinazione dei cali per tessile (-10,3%) e abbigliamento (-4,3%) e della tenuta per pelli e calzature (+1,0%). Si rileva un segno positivo per l’export del legno (+1,8%). Particolarmente significativi i casi dell’alimentare e della moda, che nei primi sette mesi del 2025 mostravano ancora una dinamica positiva e che successivamente all’introduzione dei dazi entrano in territorio negativo. Completano il perimetro dei settori di MPI i prodotti in metallo (per cui sono disponibili i dati a febbraio) che nel periodo di applicazione dei dazi registrano una flessione dell’export negli USA del -5,7% (-5,5% dei primi sette mesi del 2025).
Il trend per territorio nel quarto trimestre del 2025 – Una analisi su base territoriale condotta nel 37° report congiunturale di Confartigianato – qui il grafico – evidenzia che tra le quattro maggiori regioni nell’ultimo trimestre del 2025 l’export nei settori di MPI negli Stati Uniti registra un aumento del 10,6% su base annua in Toscana e del 2,6% in Emilia Romagna, mentre si osserva una flessione del 4,1% in Veneto e del 10,4% in Lombardia.
Gli altri settori – Tra gli altri comparti merceologici si osservano forti diminuzioni delle vendite nel mercato statunitense nel periodo di applicazione dei dazi per raffinazione petrolio con un calo del -67,1% a fronte del -58,9% nei primi sette mesi del 2025, chimica con un calo del -14,2% a fronte del -0,6% nei primi sette mesi del 2025, gomma, plastica, vetro, cemento, ceramica con un calo del -11,4% a fronte del +4% nei primi sette mesi del 2025, computer ed elettronica con un calo del -9,8% a fronte del -0,5% nei primi sette mesi del 2025, apparecchiature elettriche con un calo del -9,3% a fronte del +2,9% nei primi sette mesi del 2025, metallurgia e metalli con un calo del -9% a fronte del -7,3% nei primi sette mesi del 2025. In positivo le vendite per farmaceutica con un aumento del 28,7% a fronte del +73,2% nei primi sette mesi del 2025, mezzi trasporto con un aumento del 19,7% a fronte del +6,9% nei primi sette mesi del 2025 – combinazione di un aumento del 37,3% di mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli, prevalentemente navi (era +32,7% nei primi sette mesi del 2025) e un calo dell’11,0% dell’export di autoveicoli (era -25,8% nei primi sette mesi del 2025) – e macchinari e impianti con un aumento del 1,6% a fronte del +-6,8% nei primi sette mesi del 2025.
Il dazio implicito della svalutazione del dollaro – Alle misure tariffarie si aggiunge l’effetto del cambio. Nel periodo di applicazione dei dazi, tra agosto 2025 e marzo 2026, mediamente il dollaro si è svalutato del 9% rispetto all’euro rispetto al corrispondente periodo precedente, agendo come “dazio implicito” che riduce ulteriormente la competitività del made in Italy sul mercato statunitense.
L’effetto combinato di dazi, cambio sfavorevole e rallentamento del commercio mondiale si innesta inoltre in una fase ciclica caratterizzata dalle tensioni energetiche legate alla crisi del Golfo, aumentando i rischi di frenata per l’export e la produzione manifatturiera, con ricadute recessive sull’economia italiana. Qui l’ultimo punto dell’Ufficio Studi sui prezzi dell’energia nei primi ottanta giorni della crisi di Hormuz.
Trend dell’export negli USA nei settori di MPI prima e dopo l’applicazione dei dazi
Gennaio-luglio 2025, agosto2025-marzo 2026, var. % tendenziali su corrispondente periodo precedente – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat
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