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Rotte marittime sotto pressione: 123,9 miliardi di euro di interscambio via nave con Asia e Oceania

 

Negli ultimi giorni la pressione degli Houthi nell’area dello stretto di Bab el-Mandeb e lungo la costa yemenita del Mar Rosso ha accresciuto i rischi per il traffico commerciale marittimo tra Asia, Oceania ed Europa, già severamente condizionato dalla crisi di Hormuz. In funzione di protezione del naviglio commerciale opera la Marina militare italiana, nel quadro della missione navale europea Aspides.

Le difficoltà della navigazione marittima espongono a rischi e maggiori costi di trasporto i flussi di interscambio commerciale dell’Italia con Asia e Oceania che viaggiano via mare. Il valore complessivo di questi scambi ammonta a 123.899 milioni di euro, di cui 80.375 milioni di importazioni e 43.524 milioni di esportazioni. Si tratta del 39,4% dell’intercambio dell’Italia effettuato mediante trasporto marittimo e del 9,8% dell’interscambio complessivo con il mondo. Rapportato alla dimensione dell’economia italiana, questo perimetro di scambi equivale al 5,6% del PIL, con il 3,7% del PIL per importazioni e il 2,0% del PIL per esportazioni.

Tale flusso misura il perimetro potenzialmente interessato dal blocco del Mar Rosso, tenuto conto che i traffici marittimi con Asia e Oceania possono deviare le navi sulla più lunga rotta del Capo di Buona Speranza. L’analisi dei dati di IMF Port Watch evidenzia che già con la crisi del novembre 2023 si è registrata una riduzione del 64,4% del volume medio di traffico navale commerciale attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb tra il 2024 e il 2026 rispetto alla media del 2023.

Le tensioni sugli stretti strategici per il traffico commerciale amplificano gli effetti della guerra del Golfo sui costi assicurativi e dei noli.  Lo Shanghai Containerized Freight Index (SCFI), che rileva i prezzi spot dei noli containerizzati in esportazione da Shanghai, il 18 settembre 2026 segna un aumento del 176,6% rispetto alla quotazione del 27 febbraio 2026, alla vigilia della guerra.

I mercati interessati – Nell’area in esame, il maggiore mercato per esportazioni via mare è quello della Cina con 6.687 milioni di euro (15,4% dell’export via mare in Asia e Oceania), seguito da Arabia Saudita con 4.176 milioni di euro (9,6%), Giappone con 3.946 milioni di euro (9,1%), Emirati Arabi Uniti con 3.771 milioni di euro (8,7%), Australia con 3.702 milioni di euro (8,5%) e India con 3.340 milioni di euro (7,7%).

Per somma di import-export si conferma il ruolo dominante la Cina, mentre acquistano rilevanza i mercati di Corea del Sud, Indonesia e Vietnam. Il partner con il maggiore intercambio commerciale marittimo è la Cina con 42.583 milioni di euro (34,4%), seguita da India con 9.665 milioni di euro (7,8%), Arabia Saudita con 9.281 milioni di euro (7,5%), Giappone con 6.293 milioni di euro (5,1%), Corea del Sud con 5.956 milioni di euro (4,8%), Indonesia con 4.557 milioni di euro (3,7%), Vietnam con 4.451 milioni di euro (3,6%), Emirati Arabi Uniti con 4.383 milioni di euro (3,5%) e Australia con 4.096 milioni di euro (3,3%).

L’esposizione per territorio: export e interscambio commerciale – Il grado di esposizione alle tensioni sulle rotte marittime tra Asia ed Europa presenta una significativa articolazione territoriale. In valore assoluto i flussi si concentrano nelle regioni maggiormente integrate nelle catene globali del valore e con una elevata propensione all’export.

La Lombardia guida per valore delle esportazioni marittime verso Asia e Oceania con 12,3 miliardi di euro, seguita dall’Emilia-Romagna con 8,7 miliardi, dal Veneto con 4,9 miliardi, dalla Toscana con 3,7 miliardi e dal Piemonte con 3,4 miliardi. Rapportato al PIL regionale, tra queste maggiori regioni esportatrici l’export raggiunge il massimo del 4,4% in Emilia-Romagna, seguita dalla Toscana con il 2,6%, mentre Lombardia e Veneto si attestano entrambe al 2,4%, sopra la media nazionale del 2,0%. Tra le altre regioni si riscontrano quote particolarmente elevate in Friuli-Venezia Giulia (3,4%) e Liguria (2,6%).

Se consideriamo la somma di importazioni ed esportazioni, pari all’interscambio via mare con Asia e Oceania, la Lombardia, con 37,2 miliardi di euro, concentra da sola il 30,1% dei 123,9 miliardi di euro di flussi commerciali nazionali via mare con Asia e Oceania. Seguono Emilia-Romagna con 16,1 miliardi, Veneto con 14,6 miliardi e Piemonte con 8,6 miliardi. Tra le regioni del Centro spicca la Toscana con 7,0 miliardi, mentre nel Mezzogiorno assumono particolare rilievo Sicilia, con 6,4 miliardi, e Campania, con 5,9 miliardi. Le prime quattro regioni – Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte – totalizzano 76,5 miliardi di euro di import-export via mare con Asia e Oceania, pari al 61,8% del totale nazionale.

A fronte di un’incidenza nazionale dell’interscambio pari al 5,6% del PIL, tra le maggiori regioni per valore dei flussi il peso relativo è più elevato in Emilia-Romagna (8,1% del PIL), Lombardia (7,4%) e Veneto (7,3%). Tra le restanti regioni valori più elevati in Friuli-Venezia Giulia (8,2%) e Liguria (8,0%).

 

Interscambio commerciale via mare con Asia e Oceania

2026 (ultimi 12 mesi a giugno), import+export in milioni di euro e % PIL 2024 – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat

 

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