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Export delle MPI, Confartigianato: “Creare le condizioni per competere sui mercati internazionali”

“Le micro e piccole imprese del Centro Italia non hanno un problema di capacità, ma spesso un problema di scala”. È questo il punto di partenza dell’intervento del vicepresidente di Confartigianato Fabio Mereu, il 6 ottobre, al panel dedicato ai territori nell’ambito della conferenza “Obiettivo Export Centro Italia”, organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, alla presenza del Sistema Italia dell’internazionalizzazione, degli ambasciatori italiani all’estero e di circa 1.200 imprese, in presenza e collegate online.
“Le nostre imprese esprimono qualità, competenze, innovazione e prodotti che possono competere sui mercati internazionali – ha spiegato Mereu –. Per una piccola impresa, però, affrontare da sola un mercato estero significa sostenere costi, affrontare procedure, conoscere normative, trovare interlocutori e organizzare la logistica. Sono complessità che una grande impresa riesce più facilmente ad assorbire, ma che per una microimpresa possono diventare un vero ostacolo”.

Eppure il potenziale delle piccole imprese italiane è significativo. Secondo l’Ufficio Studi di Confartigianato, le micro e piccole imprese realizzano direttamente 64 miliardi di euro di export. Considerando i settori a maggiore presenza di MPI, il valore arriva a 175 miliardi di euro, pari al 7,9% del Pil italiano.

“Non dobbiamo quindi partire dall’idea che alle nostre imprese manchi qualcosa – ha sottolineato il vicepresidente – ma creare le condizioni perché ciò che già sanno fare possa arrivare più facilmente nel mondo”.
È qui che, secondo Confartigianato, entra in gioco il territorio, che deve diventare una vera infrastruttura dell’internazionalizzazione: non soltanto il luogo dove l’impresa produce, ma quello in cui può trovare competenze, servizi, informazioni, credito, formazione e soprattutto qualcuno che la accompagni.

Un tema particolarmente concreto per la Sardegna, dove Mereu opera come imprenditore nel settore della mobilità. “Quando si parla di internazionalizzazione, per noi il tema della distanza non è teorico – ha ricordato –. Logistica, collegamenti e costi di trasporto sono una parte concreta della competitività. Per questo il territorio non può essere soltanto il punto di partenza dell’export: deve essere messo nelle condizioni di diventare una vera piattaforma verso i mercati”.

Da qui la necessità di rafforzare strumenti già esistenti e renderli più semplici, accessibili e vicini alle esigenze delle imprese, puntando sulle fiere internazionali, sugli incoming di buyer esteri e sulla capacità di valorizzare distretti e filiere. “Per una piccola impresa – ha spiegato Mereu – portare il buyer nel proprio territorio significa fargli conoscere direttamente l’azienda, la qualità, le competenze e la capacità produttiva, riducendo al tempo stesso costi e complessità”.

In questo percorso, ha aggiunto, sono importanti anche gli strumenti messi a disposizione da ICE, SIMEST e dal sistema camerale, così come la possibilità di accompagnare le imprese nella diversificazione verso nuovi mercati, dal Mediterraneo allargato al Golfo, dall’Africa all’America Latina e al Sud-Est asiatico.

La sfida, dunque, non è semplicemente spingere le imprese verso l’estero, ma creare intorno a loro le condizioni per affrontarlo con maggiore forza e minori rischi. “Alle nostre imprese non serve qualcuno che dica semplicemente ‘andate all’estero’. Serve qualcuno che le accompagni nel farlo”, ha concluso Mereu. “Una microimpresa, da sola, può avere difficoltà ad affrontare il mondo. Un territorio organizzato, invece, può diventare la piattaforma attraverso cui portare nel mondo il meglio della propria identità, della propria qualità e del proprio lavoro”.

 

 

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