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Deficit al 3,1% del PIL. Le sfide della politica fiscale verso la manovra 2027

La revisione dei conti nazionali diffusa oggi dall’Istat conferma al 3,1% del PIL nel 2025, lasciando invariato il percorso dei conti verso l’uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo. La prossima manovra dovrà quindi mantenere la rotta del risanamento, portando il deficit sotto la soglia del 3%, mentre sui processi di crescita pesa la nuova fiammata dei prezzi dell’energia.

L’economia italiana si avvicina infatti alla prossima legge di bilancio in un quadro di miglioramento della crescita, sostenuto dalla tenuta dell’occupazione, ma deve confrontarsi con due fattori decisivi: la nuova pressione dei prezzi energetici e i vincoli europei di politica fiscale. L’analisi è proposta nel report Le prospettive per le imprese e l’economia in vista della prossima legge di bilancio”, presentato dall’Ufficio Studi all’ultimo incontro del Comitato tecnico fiscale della Direzione Politiche fiscali. Qui per scaricarlo.

Nel secondo trimestre la crescita acquisita del PIL per il 2026 è dello 0,8% senza correzione per il calendario e dello 0,9% con correzione, superiore allo 0,5% indicato nelle previsioni di primavera.

Il principale elemento di instabilità arriva dall’energia. È in corso una seconda fase rialzista del prezzo del petrolio determinata dalla guerra del Golfo e la trasmissione dello shock ai prezzi dell’energia è molto evidente. Nella media del periodo di crisi, il prezzo del gas sul mercato italiano è aumentato del 59,7% rispetto a febbraio, mentre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (PUN) è superiore del 32,5% e quello del gasolio al netto della fiscalità del 54,3%. Persistono vistosi segnali di tensione degli indicatori di prezzo: a settembre (media al 22/9) il costo del gas supera del 24,1% la media di agosto, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (PUN) aumenta del 17,3% mentre le rilevazioni di settembre, in media, segnano un aumento del 4,5% del prezzo industriale del gasolio.

La spinta dei prezzi dell’energia si registra mentre l’economia reale mostra segnali di resilienza ma non di forte espansione. Nei primi sette mesi del 2026 la produzione manifatturiera cresce dello 0,3% e l’export in volume dello 0,4%, mentre il fatturato in volume nei servizi aumenta dello 0,4%. Più robusti i segnali dall’edilizia e dal mercato del lavoro. Nei primi sette mesi del 2026 la produzione delle costruzioni sale dell’1,3% su base annua mentre a luglio si registrano 307 mila occupati in più in un anno, con 303 mila dipendenti permanenti e 85 mila autonomi in più, mentre diminuiscono di 82 mila i dipendenti a termine.

In questo scenario la politica fiscale, dopo la conferma del rapporto deficit/PIL al di sopra del limite delle regole europee, dispone di spazi limitati. Nel 2026 il PNRR fornisce un sostegno decisivo alla crescita: senza il Piano la crescita dell’economia sarebbe stata sostanzialmente stagnante. L’impulso raggiunge il massimo nel 2026, per poi progressivamente ridursi, aprendo il problema di come sostenere gli investimenti pubblici nella fase post-PNRR.

La manovra 2027 dovrà quindi conciliare sostegno alla crescita e disciplina dei conti. La mancata uscita dalla procedura per deficit eccessivo penalizza l’Italia nell’utilizzo della flessibilità europea per la difesa e per l’energia: nel dossier del Servizio Studi del Senato e della Camera dei deputati si sottolinea la complessa interazione tra la flessibilità di bilancio e la procedura per i disavanzi eccessivi.

La spesa primaria netta è prevista crescere del 2,2% nel 2027, tre decimi oltre il limite raccomandato dell’1,9%, mentre rimangono gli obiettivi di riduzione del rapporto debito/PIL e di discesa del deficit sotto il 3% del PIL per uscire dalla procedura europea. A restringere ulteriormente gli spazi contribuisce la spesa per interessi, che è prevista in aumento dagli 87,1 miliardi di euro nel 2025 ai 111,6 miliardi nel 2029, passando nel quadriennio in esame dal 3,9% al 4,5% del PIL.

La prossima legge di bilancio si colloca dunque su un crinale stretto: contenere gli effetti dello shock energetico senza trasformare le misure emergenziali in maggiore spesa permanente, preservando al tempo stesso investimenti e crescita nella fase di progressivo esaurimento dell’impulso del PNRR. L’adozione di interventi espansivi nella manovra, per non stressare ulteriormente l’elevata pressione fiscale, richiede il contenimento delle poste di spesa meno efficiente. Nel confronto europeo l’Italia nel 2026 presenta un carico fiscale del 43,2% del PIL, superiore di 2,1 punti percentuali alla media dell’UE a 27. È su questi punti di equilibrio che si giocherà una parte rilevante della politica fiscale del 2027.

 

Carico fiscale in Italia e Uem per gli anni 2007-2027

% PIL, tax burden – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Commissione europea

 

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