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A metà 2026 persiste il calo (-3,6%) dei prestiti alle piccole imprese. Le tendenze per regione

L’aumento dei prezzi dell’energia sta spingendo al rialzo l’inflazione, i tassi di interesse e le curve dei rendimenti. Attualmente l’economia globale è influenzata da deficit di bilancio eccessivi, livelli record di debito pubblico e costi elevati per il servizio del debito. Il debito pubblico globale è vicino ai massimi livelli dal secondo dopoguerra ed è destinato a superare presto il 100% del PIL, come evidenziato ieri dal Fondo monetario internazionale.

Per contrastare la spinta dei prezzi, la BCE ha deciso due rialzi dei tassi di riferimento, a giugno e a settembre, ciascuno di 25 punti base. Il nuovo ciclo di politica monetaria restrittiva rischia di determinare un ulteriore inasprimento del costo del credito alle imprese che già ad agosto 2026 è pari al 3,85%, stabile rispetto al 3,86% di luglio e in aumento di 36 punti base rispetto al precedente minimo di 3,49% di marzo 2026 e superiore di 222 punti base a quello del giugno 2022, precedente al primo rialzo dei tassi da parte della BCE per contrastare la fiammata inflazionistica conseguente alla crisi energetica del 2022 innescata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

La stretta monetaria mette a repentaglio la crescita degli investimenti in macchinari che già nel secondo trimestre del 2026 si sta indebolendo: la diminuzione è pari al 2,3% sul trimestre precedente mentre l’aumento dell’1,2% su base annua è in forte decelerazione rispetto al +6,4% del primo trimestre del 2026. L’indebolimento degli investimenti rischia di rallentare la doppia transizione delle imprese, digitale e green, e di frenare il recupero della produttività, con effetti negativi sulle prospettive di crescita economica. Nel 2025 gli investimenti in macchinari delle micro e piccole imprese (MPI) sono pari a 42.723 milioni di euro. Nel dettaglio il 21,0% delle micro e piccole imprese investe in tecnologie green mentre il 69,4% delle micro e piccole imprese effettua investimenti in almeno uno degli ambiti della transizione digitale.

L’aumento degli oneri finanziari penalizza la domanda di credito, che per le piccole imprese presenta ancora un trend negativo: a giugno 2026 i prestiti alle piccole imprese scendono del 3,6% su base annua (era -4,3% a marzo 2026) mentre salgono del 2,6% per il totale delle imprese. In particolare, per un ampio aggregato dell’artigianato (le quasi-società artigiane) il calo si intensifica toccando il -12,4%. Anche le indagini congiunturali evidenziano una maggiore difficoltà di accesso al credito per le piccole imprese.

Il credito continua a crescere per il sistema produttivo nel suo complesso, mentre si riduce per le piccole imprese, che rappresentano la componente più numerosa e diffusa del tessuto imprenditoriale italiano. Si delinea un effetto asimmetrico della restrizione monetaria, che penalizza maggiormente le micro e piccole imprese, alle prese con l’aumento del costo del credito e la riduzione dei prestiti. I nuovi rialzi dei tassi decisi dalla BCE rischiano di accentuare queste difficoltà, frenando gli investimenti proprio in una fase in cui è necessario accelerare i processi di innovazione e le transizioni digitale e green per rafforzare la produttività e la competitività delle imprese.

Le differenze territoriali nella dinamica del credito risultano particolarmente accentuate. È largamente diffusa una performance peggiore delle piccole imprese rispetto al complesso delle imprese, riscontrata in diciannove casi su ventuno. Tra le maggiori regioni le contrazioni dei prestiti alle piccole imprese più contenute rispetto alla media si osservano in Lombardia (-1,5 %), in Sicilia (-2,6%), in Campania (-3,0%), nel Lazio (-3,1%) e in Puglia (-3,4 %) mentre le flessioni più marcate sono quelle di Toscana (-6,1%) e Veneto (-4,9%). Tra le altre regioni le diminuzioni più ampie si osservano per Valle d’Aosta (-9,1%), Marche (-6,6%) e Liguria (-5,7%).

 

Dinamica trimestrale dei prestiti bancari a piccole imprese e totale imprese nelle regioni

Giugno 2026. Var. % tendenziali corrette, piccole imprese (società di persone e di fatto e imprese individuali <20 addetti) decrescenti – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca d’Italia

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