Meloni all’Assemblea di Confartigianato annuncia la riforma della legge quadro dell’artigianato
Il via libera del Governo alla riforma della legge quadro sull’artigianato, attesa da oltre quarant’anni, arriva nel giorno in cui Confartigianato celebra gli ottant’anni dalla fondazione. Oggi, all’Assemblea della Confederazione, davanti ai delegati provenienti da tutta Italia e ai massimi rappresentanti delle istituzioni, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che il provvedimento sarà approvato nella riunione del Consiglio dei ministri in programma nel pomeriggio, insieme alla legge di Bilancio. Per il Presidente di Confartigianato, Marco Granelli, è il risultato di una battaglia storica portata avanti da anni per adeguare le regole a un mondo produttivo profondamente cambiato e restituire alle imprese condizioni adeguate per investire, innovare e creare occupazione.
I messaggi inviati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dalla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola richiamano il valore dell’artigianato per l’identità nazionale e la competitività europea. La relazione di Granelli entra invece nel merito delle difficoltà che le imprese affrontano ogni giorno: costi energetici, accesso al credito, pressione fiscale, instabilità internazionale e necessità di adeguare le regole a un sistema produttivo profondamente cambiato.
È su questo sfondo che arriva l’annuncio della premier, con la promessa di una riforma destinata a incidere sulla possibilità stessa delle imprese artigiane di svilupparsi senza perdere la propria identità.
La relazione del Presidente di Confartigianato parte dalla distanza tra il mondo produttivo del 1985 e quello attuale. In oltre quattro decenni sono cambiati i mercati, le tecnologie, le modalità di organizzazione del lavoro e le competenze necessarie per competere. Le imprese artigiane non sono più soltanto piccoli laboratori legati alla figura del titolare: molte investono in macchinari avanzati, assumono personale specializzato, sviluppano nuovi prodotti e si affacciano sui mercati internazionali.
«Affinché l’artigianato continui a essere protagonista dello sviluppo economico e sociale dell’Italia, va aggiornata la nostra legge quadro che dal 1985 ha accompagnato una parte importante della storia del Paese», afferma Granelli. E sintetizza il problema con un’immagine destinata a diventare il filo conduttore della giornata: «Il mondo, in oltre 40 anni, è cambiato profondamente e oggi quella normativa è un abito troppo stretto».
Il punto, per il presidente Granelli, è evitare che la crescita aziendale si trasformi in un ostacolo al mantenimento della qualifica artigiana. «La riforma che abbiamo chiesto ha un obiettivo chiaro: consentire all’impresa artigiana di rafforzarsi, innovare, creare occupazione, senza essere costretta a rinunciare alla propria qualifica, alla propria identità e alla propria vocazione», sottolinea.
Granelli insiste sul fatto che le imprese stanno già affrontando una trasformazione profonda. Investono, assumono, adottano tecnologie e si organizzano per rispondere a mercati sempre più complessi. Le forme organizzative si evolvono e le competenze si moltiplicano. La normativa, sostiene, deve accompagnare questo cambiamento anziché diventare un vincolo.
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La riforma normativa è una priorità, ma non l’unica. Nella relazione, Granelli allarga il campo alle condizioni economiche nelle quali operano le imprese e richiama gli effetti delle tensioni geopolitiche, dei conflitti e delle trasformazioni degli equilibri internazionali. «La riforma della legge quadro dell’artigianato è una priorità, ma non l’unica. Le nostre imprese hanno bisogno di condizioni adeguate per continuare a essere competitive», afferma. Le guerre, spiega, arrivano nelle aziende attraverso il costo dell’energia, le oscillazioni dei prezzi, le difficoltà di approvvigionamento, l’incertezza degli ordini e la fragilità delle catene di fornitura.
Il dato più significativo citato nella relazione riguarda il costo cumulato degli shock economici che hanno colpito l’Italia nel quinquennio 2022-2026. Secondo le stime dell’Ufficio studi di Confartigianato, ammonta a 296,3 miliardi di euro. «Sono risorse sottratte agli investimenti, all’innovazione, alle assunzioni: in sostanza, alla crescita», osserva Granelli.
Il numero restituisce la dimensione delle difficoltà che le imprese hanno dovuto affrontare negli ultimi anni. Per un’attività di piccole dimensioni, l’aumento dei costi e l’incertezza della domanda possono tradursi in investimenti rinviati, acquisti di macchinari rimandati e minori margini per assumere o formare personale. La questione, nella lettura di Confartigianato, è fare in modo che il sistema produttivo possa recuperare capacità di investimento dopo una successione di shock che ha inciso sulle risorse disponibili.
Da qui la richiesta di una politica economica che non si limiti a intervenire sulle singole emergenze, ma lavori sulle condizioni strutturali della competitività: costi energetici sostenibili, credito accessibile, pressione fiscale meno penalizzante e regole adeguate alle dimensioni delle imprese. Uno dei passaggi più netti della relazione riguarda le bollette. Secondo i dati presentati da Confartigianato, le piccole imprese italiane pagano l’energia elettrica il 22,1% in più rispetto alla media europea, con un maggiore costo annuo complessivo stimato in 4,6 miliardi di euro.
«Alle nostre imprese è richiesto di accelerare la transizione energetica. Apprezziamo l’azione del Governo nel sollecitare l’Europa a un diverso orientamento, più realistico e senza spinte ideologiche, per accompagnare questa trasformazione senza penalizzare il sistema produttivo. Non possiamo, però, ignorare il peso delle bollette», avverte Granelli.
La domanda che rivolge alle istituzioni è diretta: «Come si fa a essere competitivi con questo divario di costi?». Per Confartigianato serve un intervento strutturale che avvicini le condizioni italiane a quelle dei principali partner europei. Tra le proposte indicate dal presidente c’è una specifica energy release per le micro e piccole imprese.
Il tema si intreccia con quello degli investimenti. La transizione energetica richiede risorse per aggiornare impianti e processi produttivi, ma bollette più alte riducono la disponibilità finanziaria proprio quando le aziende dovrebbero investire per migliorare l’efficienza. Il rischio, nella prospettiva della Confederazione, è che i costi dell’energia si traducano in uno svantaggio competitivo persistente per le imprese italiane.
Altro capitolo centrale è quello dei finanziamenti. Dal 2019 a oggi, secondo i dati richiamati da Confartigianato, il credito alle piccole e medie imprese è diminuito di 35,7 miliardi di euro.
«Senza credito, la voglia di crescere rischia di restare un’intenzione», avverte Granelli. E chiarisce che cosa significhi concretamente per un’impresa non riuscire a ottenere risorse: rinunciare ad acquistare un macchinario, rinnovare un laboratorio, investire in tecnologie o ampliare l’attività.
La stretta finanziaria colpisce un aspetto decisivo della crescita aziendale. Anche quando esiste una prospettiva commerciale favorevole, l’impresa deve poter sostenere le spese necessarie per aumentare la produzione, aggiornare le attrezzature e assumere personale. Se il finanziamento diventa più difficile, il progetto rischia di essere rinviato o ridimensionato.
Per questo Confartigianato chiede che la legge di Bilancio rappresenti anche l’occasione per intervenire sulla disciplina dei Confidi, i consorzi di garanzia che facilitano l’accesso al credito delle imprese. La Confederazione auspica un rafforzamento della loro efficienza e capacità operativa, affinché possano svolgere un ruolo più efficace nel sostenere le aziende minori.
La revisione della legge quadro e il miglioramento dell’accesso al credito rispondono quindi a due esigenze complementari: rendere possibile la crescita sul piano normativo e mettere le imprese nelle condizioni finanziarie per realizzarla.
La relazione di Granelli si inserisce nel confronto sulla legge di Bilancio anche attraverso il tema della pressione fiscale. La richiesta è che la manovra sostenga la capacità delle imprese di investire e assumere, evitando che una parte eccessiva delle risorse prodotte venga assorbita dai costi e dagli oneri fiscali.
Il ragionamento del presidente è legato alla produttività: alleggerire il peso fiscale significa, nella prospettiva della Confederazione, liberare risorse che le aziende possono destinare al rinnovo degli impianti, alla formazione, all’innovazione e all’ampliamento dell’attività.
Il punto è particolarmente rilevante per le imprese artigiane, nelle quali le decisioni di investimento sono spesso legate direttamente alle disponibilità finanziarie dell’imprenditore e alla possibilità di accedere a finanziamenti esterni. In un contesto di costi energetici elevati e credito più difficile, il margine per investire può ridursi sensibilmente.
La richiesta che emerge dall’assemblea è dunque quella di una manovra capace di accompagnare il riordino normativo con interventi sulle condizioni economiche che determinano la competitività. La riforma dell’artigianato è un tassello del percorso, ma non può da sola compensare gli effetti dei costi di produzione, della difficoltà di finanziamento e dell’incertezza internazionale.
Il messaggio conclusivo di Granelli è rivolto alle istituzioni e al sistema economico: «Il futuro non si aspetta. Il futuro si costruisce, insieme». Una sintesi della sfida che attende il settore dopo l’annuncio della riforma: preservare il patrimonio di competenze e qualità che caratterizza l’artigianato italiano, consentendo alle imprese di svilupparsi in un mercato che cambia rapidamente.
Meloni: «Crescere non significherà più doversi snaturare»
Quando prende la parola, Giorgia Meloni raccoglie la richiesta di aggiornamento della normativa e annuncia il passaggio atteso dalla Confederazione. «Nel Consiglio dei ministri di oggi, neanche a farlo apposta, il Governo approverà il decreto che aggiorna la legge quadro sull’artigianato del 1985», afferma la premier. E aggiunge: «Un provvedimento che, si dimostra dall’entusiasmo della platea, aspettavate da qualche decennio e che finalmente diventa realtà».
L’annuncio viene accolto con un lungo applauso, con la platea in piedi al termine dell’intervento. Il decreto, spiega Meloni, sarà approvato nella stessa riunione del Consiglio dei ministri dedicata alla legge di Bilancio. Il messaggio politico è quello di un intervento che il Governo presenta come necessario per aggiornare le regole di un comparto che ha continuato a evolversi mentre la normativa di riferimento è rimasta legata all’impianto del 1985.
La premier illustra quindi le principali novità: meno adempimenti burocratici e maggiore libertà di organizzare produzione, amministrazione e gestione anche in sedi e territori differenti, senza perdere la qualifica artigiana. L’obiettivo è consentire alle aziende di adeguare la propria organizzazione alle necessità produttive senza che ogni cambiamento metta in discussione la loro natura.
Il passaggio più atteso riguarda però la crescita del personale. Meloni annuncia che con la legge di Bilancio sarà introdotto un principio per cui un’impresa nata come artigiana e rimasta tale per almeno sette anni potrà mantenere la qualifica anche aumentando il numero dei collaboratori, con particolare attenzione alle maestranze e agli apprendisti.
«Crescere non significherà più doversi snaturare», dice la presidente del Consiglio. La misura punta a superare la contrapposizione tra dimensione aziendale e identità artigiana, permettendo alle imprese di sviluppare la propria attività senza essere costrette a rinunciare alla qualifica per effetto dell’aumento dei collaboratori, nel rispetto delle condizioni previste dalla nuova disciplina.
Meloni insiste anche sul principio che dovrà continuare a distinguere queste realtà: «In un’azienda artigiana deve continuare a contare di più chi ci lavora con le proprie mani piuttosto che chi ci mette solamente il capitale». La riforma, nelle intenzioni illustrate dalla premier, dovrà quindi rendere più flessibile l’organizzazione senza cancellare il ruolo del lavoro diretto e delle competenze professionali.
La presidente del Consiglio ringrazia implicitamente il settore per il contributo fornito al sistema economico e riconosce il valore delle imprese che hanno saputo conservare qualità e specializzazione affrontando i cambiamenti del mercato.
«Siete beni culturali viventi»: il ruolo dell’artigianato nel Made in Italy
Meloni allarga poi il discorso alla dimensione economica e culturale del comparto. «Siete un comparto strategico della nostra nazione e un’anima dei nostri territori, che resta accesa anche nelle aree più remote. Siete dei beni culturali viventi. Senza l’artigianato il Made in Italy praticamente non esisterebbe», afferma rivolgendosi agli imprenditori.
La definizione di «beni culturali viventi» richiama il valore delle conoscenze che vengono trasmesse attraverso il lavoro quotidiano, la formazione e l’esperienza. L’artigianato, nella lettura della premier, non è soltanto un insieme di attività economiche, ma una componente della capacità italiana di produrre beni riconoscibili per qualità, cura del dettaglio e specializzazione.
Meloni cita i 644 miliardi di euro di export richiamati da Granelli e il quarto posto dell’Italia nella classifica globale delle nazioni esportatrici. «Il merito è in gran parte del vostro lavoro», sottolinea, indicando nell’eccellenza, nella qualità e nella cura del dettaglio elementi distintivi delle produzioni italiane.
Il riferimento ai mercati internazionali si lega alla necessità di sostenere le imprese che investono per competere. Per mantenere una posizione sui mercati, le aziende devono poter innovare, formare personale, ampliare la capacità produttiva e adattarsi alle esigenze dei clienti. La riforma, in questo quadro, viene presentata come uno strumento per rendere il sistema delle imprese artigiane più capace di affrontare queste sfide.
La premier richiama inoltre il legame tra artigianato e territorio, sottolineando il ruolo delle imprese anche nelle aree più remote. È un tema che si collega al messaggio di Mattarella: la presenza delle attività produttive locali contribuisce a mantenere vive le comunità e a contrastare lo spopolamento, preservando competenze e opportunità di lavoro.
Mattarella: Artigianato, un patrimonio produttivo e costituzionale
Nel messaggio inviato all’assemblea, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sottolinea il particolare significato dell’anniversario: Confartigianato celebra ottant’anni, come la Repubblica italiana. La Costituzione, ricorda il Capo dello Stato, tutela espressamente l’artigianato, riconoscendone il rilievo per l’economia e per l’identità nazionale.
Mattarella ricorda il ruolo svolto dagli artigiani nella rinascita del Paese dopo la Seconda guerra mondiale, quando contribuirono alla ricostruzione e alla coesione sociale attraverso uno sviluppo diffuso nei territori. Una funzione che, sottolinea, continua ancora oggi.
Le imprese artigiane, radicate nelle comunità locali, contribuiscono a contrastare lo spopolamento e a rivitalizzare le aree più fragili, facendo leva su competenze che uniscono antiche tradizioni manifatturiere e nuove tecnologie. Il presidente della Repubblica le definisce un patrimonio di conoscenze e valori da trasmettere alle giovani generazioni.
Il messaggio presidenziale dà così una dimensione istituzionale alla discussione sulla riforma: l’artigianato è una componente produttiva da sostenere, ma anche un elemento della storia economica e sociale del Paese. Il richiamo costituzionale, ricordato da Granelli nel ricostruire il percorso della riforma, rappresenta uno dei passaggi che hanno accompagnato l’iniziativa legislativa.
Metsola: regole europee proporzionate alle dimensioni delle imprese
Anche la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola interviene con un videomessaggio, richiamando la necessità di ridurre gli oneri burocratici e favorire la crescita delle piccole imprese. Il suo intervento si concentra sulla proporzionalità delle regole e sull’esigenza di non imporre alle attività minori obblighi concepiti senza considerare le differenze di dimensione e organizzazione.
Metsola invita a correggere le norme quando finiscono per ostacolare anziché aiutare le imprese. L’esempio è quello di una regolamentazione che grava allo stesso modo su un laboratorio con pochi dipendenti e su una grande multinazionale: una situazione che, secondo la presidente del Parlamento europeo, evidenzia la necessità di un quadro più attento alle specificità del tessuto produttivo.
Il messaggio europeo si collega direttamente alla richiesta di Confartigianato di aggiornare la legge quadro e di accompagnare lo sviluppo delle imprese con regole più semplici e coerenti con le loro esigenze.



