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Simona Budassi

CHARTALAB, DOVE TORNA A VIVERE LA SECOLARE CULTURA ITALIANA

Simona Budassi fotografata da Ivan Demenego – testo di Fabrizio Cassieri

 

“Consiglieresti questo mestiere ad un giovane?”. “Sì, perché è un mestiere bellissimo, il più bello del mondo”. E il sorriso che sprigiona questa risposta non ammette repliche. Il mestiere è quello del restauratore di libri antichi, il sorriso e la risposta sono di Simona Budassi, maestra artigiana di ChartaLab, il laboratorio di restauro di libri antichi di Chieti.
Entrare in questa bottega del centro abruzzese è un tuffo nella storia, tra libri vecchi di qualche secolo, stampe, opere ed archivi. L’aria che si respira è quella piacevole e pacifica tipica delle biblioteche, dove si lavora con precisione e concentrazione.
D’altronde, tra le mani passano secoli e secoli di cultura, opere rimaste uniche al mondo. E compito di questi maestri è quello di riportarle all’antico splendore, di “ridare vita ad un’opera che la vita la sta perdendo”.

simona-budassi-ritratto-bUna laurea in lingue rimasta nel cassetto e una scuola di restauro a Spoleto, dove “ho fatto due anni di studio ed uno di tirocinio, che mi ha portato prima al Trinity College di Dublino e poi a Roma – ci racconta Simona Budassi – L’apprendistato è fondamentale in questo mestiere. Lo studio ti prepara su tutta una serie di materie, da quelle storico-letterarie alla chimica, ma è lavorando che si acquisiscono le capacità manuali. L’apprendistato è un passaggio indispensabile della nostra preparazione professionale”.
Come spesso succede in Italia, però, fare impresa rischia di diventare una corsa ad ostacoli. Soprattutto se lavori nel mondo della cultura. “Da qualche anno a questa parte – ci spiega – gli affidi statali sono praticamente finiti. Si continua a lavorare con opere di proprietà pubblica, ma i restauri sono finanziati sempre da privati, enti ed associazioni. In più, stanno chiudendo i laboratori di restauro delle biblioteche pubbliche, lasciando inutilizzati spazi e strumenti costosi e molto utili per il nostro lavoro. Ecco, penso che lo Stato potrebbe lasciare quegli spazi a noi professionisti, aiutandoci a sostenere le spese per le strumentazioni diagnostiche”.

In questo mestiere, le tecniche di lavorazione sono le stesse da sempre, “l’innovazione tecnologica riguarda soprattutto le attrezzature per la diagnosi delle opere. Il primo e fondamentale passaggio di lavorazione di un restauratore è proprio questo, individuare i danni e capirne le cause, generalmente muffe, umidità, tarli ed insetti vari”. A quel punto si inizia con l’intervento vero e proprio, dalla pulizia alla ricostruzione del supporto cartaceo dell’opera, con un velo o un impasto di acqua e cellulosa. “Un intervento reversibile – conclude Simona Budassi – che non danneggia l’opera e che permette di lasciare intatto il valore artistico e culturale di queste opere”. Per qualche secolo ancora.

 

 

ChartaLab
Chieti
www.chartalab.axeleroweb.it
Confartigianato Chieti
www.confartigianato.ch.it

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