TG@ FLASH - La settimana di Confartigianato in tre minuti
Il TG@ Flash di Confartigianato per scoprire, in appena tre minuti, tutte le notizie della settimana sul nostro Sistema, sull’artigianato e sulla micro e piccola impresa italiana. In questa edizione (clicca QUI): gli italiani si sentono artigiani. Lo rileva un sondaggio SWG, Confartigianato ad Autopromotec con le nuove sfide dell'automotive, Donne Impresa Lazio per la moda: talento, innovazione e sostenibilità e i Calzolai 2.0 che danno nuova vita alle calzature con la giornata nazionale di categoria #IORIPARO .
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STUDI – Effetto superbonus: la migliore performance delle costruzioni in Italia rispetto l’Europa vale 35,3 miliardi € di maggiore produzione
L’analisi dei conti economici trimestrali pubblicati stamane dall’Istat evidenzia che nel primo trimestre 2022 il valore aggiunto registra una variazione congiunturale dello 0,1%. In chiave settoriale si registra il maggiore dinamismo nel settore delle costruzioni, che segna un aumento del 5,8% rispetto al trimestre precedente e del 18,7% rispetto ad un anno prima. Si osservano andamenti congiunturali negativi per la manifattura (-0,9% per industria in senso stretto) e i servizi (-0,1%). Tra questi, in crescita le attività immobiliari dell’1,3% e le attività professionali del 4%.
Anche la produzione delle costruzioni, grazie alla spinta fornita del superbonus, nel primo quarto del 2022 segna un aumento del 7% rispetto al trimestre precedente, un ripresa più robusta rispetto a Germania (+4,0%) e Francia (+2,4%). Migliore l’andamento del settore in Italia anche rispetto ad un anno prima, con un aumento del 19,4% rispetto al primo trimestre del 2021, a fronte del +5,8% della Germania e del +1,2% della Francia.
Le previsioni di primavera pubblicate a maggio dalla Commissione europea propongono un severa revisione delle previsioni di crescita dell’economia italiana (-1,9 punti rispetto alle previsioni di novembre), con correzioni al ribasso per consumi privati, consumi pubblici, domanda estera e investimenti in macchinari e impianti; unica componente in controtendenza è quella degli investimenti in costruzioni, che sono rivisti al rialzo di 3 punti (da +6,2% a +9,2%). Una crescita messa a rischio dal caos-superbonus determinato dal nuovo obbligo contenuto nel Dl ‘Taglia prezzi’ che, come ha denuncia Confartigianato, ha nuovamente bloccato il mercato. Salgono così a 14 gli interventi normativi e di prassi sul superbonus in soli 4 mesi.
L’apporto degli incentivi fiscali, una analisi controfattuale - Nell’edilizia residenziale l’attività delle imprese è stata sostenuta dagli incentivi fiscali per la riqualificazione del patrimonio abitativo, con effetti rilevanti, come evidenziato da una analisi controfattuale. In Italia nel 2021 il valore della produzione nelle costruzioni è cresciuto del 24,1% rispetto all’anno precedente, un incremento di produzione che vale, a prezzi costanti, 39.951 milioni di euro. Nei restanti 26 paesi dell’Unione europea l’aumento della produzione si ferma al +2,8%: un ritmo di crescita di questa intensità anche in Italia avrebbe limitato l’incremento del valore della produzione a 4.657 milioni di euro, pari a 35.294 milioni in meno di quella effettivamente conseguita, pari a 2 punti di PIL di minore produzione.
Il settore delle costruzioni sta contribuendo al recupero del mercato del lavoro. L'analisi dei dati pubblicati nell’ultima nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dalla Banca d’Italia e dall’Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro evidenzia che nel primo quadrimestre del 2022 nelle costruzioni si osserva un aumento dell’11,3% delle attivazioni nette – si tratta del saldo tra attivazioni e cessazioni di rapporti di lavoro –, raggiungendo un livello che è del 65% superiore a quello del primo quadrimestre del 2019. In aumento il peso del lavoro stabile: la crescita di 7 mila assunzioni nette nell’arco dell’ultimo anno è la combinazione di una riduzione di 13 mila a tempo determinato e l'aumento di 20 mila tra tempo indeterminato e apprendistato.
I trend settoriali nel 19° report di Confartigianato ‘#wareconomy – la gelata della primavera e le sfide dell’inflazione’. Per scaricarlo accedi a 'Consultare ricerche e studi'.
Dinamica produzione nelle costruzioni nel primo trimestre del 2022 nei principali paesi Ue
I trimestre 2022, var. % tendenziale, dati corretti per giorni lavorativi - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat
Dinamica produzione nelle costruzioni nel 2021 nei principali paesi Ue
2021, var. % tendenziale, dati corretti per giorni lavorativi - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat
STUDI – Per 6,3 milioni di cittadini rapporto critico con gli uffici pubblici nel biennio della pandemia. Nel 59,8% dei disservizi influisce il lavoro a distanza
I risultati delle rilevazioni svolte da Confartigianato durante la pandemia avevano evidenziato diffuse difficoltà di relazione tra le imprese e gli uffici della Pa, sulle quali pesavano il distanziamento sociale, i limiti agli orari di apertura al pubblico e lo smart working, reso meno efficace dalla scarsa digitalizzazione e da carenze nella riorganizzazione dei flussi informativi (telefono, e-mail, ecc.).
I risultati pubblicati oggi dell'indagine condotta dall'Istat ‘Cittadini e lavoro a distanza nella Pa durante la pandemia’ confermano una diffusa presenza di criticità nell’organizzazione dei servizi pubblici nell’arco degli ultimi due anni, che ne condiziona la qualità. Su questo fronte, come ha evidenziato una nostra analisi pubblicata nei giorni scorsi, nel 2022 l’Italia si colloca al 24° posto in Ue per la soddisfazione per i servizi pubblici, davanti a Romania, Bulgaria e Grecia, per scivolare al 26° posto per fiducia nella Pa, davanti alla sola Grecia.
Il quadro che emerge dalla rilevazione dell'Istituto nazionale di statistica delinea pesanti lacune nell’offerta dei servizi della Pa, le quali, come è noto, influiscono negativamente sulla produttività delle imprese.
Il 31,6% dei cittadini che da maggio 2020 a gennaio 2022 si sono rivolti a un ufficio pubblico, quota che corrisponde a circa 6,3 milioni di persone, ha espresso insoddisfazione o ha constatato un peggioramento della qualità dei servizi offerti dalla Pa.
La maggiore criticità deriva dall’allungamento dei tempi di erogazione dei servizi (indicato dal 67,4% di coloro che sono rimasti insoddisfatti o hanno dichiarato un peggioramento della qualità dei servizi della Pa), seguito dalla difficoltà nel parlare con un operatore per avere indicazioni su come accedere al servizio (60%). Molto elevata è anche la quota di coloro che segnalano difficoltà di accesso agli sportelli fisici, totalmente o parzialmente chiusi (45,3%), o difficoltà di prenotazione per l’accesso ai medesimi sportelli (41,7%). Dalla rilevazione emerge una eccessiva diffusione dell’impossibilità di usufruire del servizio: nel 40% dei casi in cui si sono evidenziati insoddisfazione o peggioramento del servizio ricevuto, equivalente a 2,5 milioni di cittadini, il servizio non è stato erogato. In parallelo, nel 35% dei casi viene riscontrata la difficoltà di accesso ai servizi online.
Tra i residenti nelle regioni del Centro-nord è più frequente un allungamento dei tempi di erogazione dei servizi (72,9% contro 56,5% nel Mezzogiorno).
Il report dell’Istat evidenzia che tra gli occupati è più elevata la quota di quanti riferiscono la difficoltà nel parlare con un operatore (65,9% contro 50,4% dei non occupati) o lamentano difficoltà di accesso ai servizi on line (41,8% contro 24% dei non occupati).
Dall’analisi per tipo di canale utilizzato per rivolgersi agli uffici pubblici emergono ulteriori differenziazioni. La difficoltà a parlare con un operatore è più diffusa tra quanti hanno usato solo lo sportello online per contattare la PA, pari al 72,8% contro il 46,6% di chi ha usato solo lo sportello fisico. Le difficoltà di accesso ai servizi online hanno riguardato il 39,5% di chi ha usato solo questo canale a fronte del 13,5% tra quanti hanno usato solo lo sportello fisico.
Pesa il lavoro a distanza - A coloro che si sono rivolti ad almeno un ufficio della Pubblica Amministrazione e hanno espresso insoddisfazione o hanno rilevato un peggioramento del servizio erogato è stato chiesto se le criticità riscontrate dipendessero, a loro parere, dall’adozione del lavoro a distanza e, dunque, dalla minore presenza di dipendenti negli uffici di interesse. Per il 31,4% i problemi c’erano anche prima dell’adozione del lavoro a distanza, mentre per il 59,8% dei casi influisce il lavoro a distanza: per il 31,2% il lavoro a distanza è una concausa, per il 28,6% invece il disservizio è causato esclusivamente dal lavoro a distanza; il rimanente 8,8% non è stato in grado di esprimere un’opinione in merito.
Un peggioramento dei servizi erogati è stato riscontrato dal 25,5% di quanti hanno fatto ricorso a un ufficio pubblico. Questi cittadini ritengono che il peggioramento sia causato sia dal ritardo delle amministrazioni pubbliche nella implementazione di servizi on line (indicato dal 73,6%) che dall’impreparazione del personale della Pubblica Amministrazione nella gestione dei servizi online (77%).
Dall'indagine emergono alcuni aspetti positivi, tra cui quelli su ambiente e vivibilità delle città.
L’articolo I Numeri/ Dalla spesa pubblica al fisco, i tristi primati dell'Italia in Europa, pubblicato su IlSussidiario.net
Tipo di problema riscontrato nel rapporto con la PA tra maggio 2020 e gennaio 2022
% persone 18 anni ed oltre insoddisfatte o hanno dichiarato un peggioramento della qualità dei servizi della PA - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat
Criticità riscontrate e lavoro a distanza
% persone 18 anni ed oltre insoddisfatte o hanno dichiarato un peggioramento della qualità dei servizi della PA - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat
Soddisfazione per fornitura di servizi pubblici nei 27 paesi dell’Ue
febbraio 2022, % molto e abbastanza buona - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Commissione europea
STUDI – Verso la fine della stagione del basso costo del credito? L’analisi nel report di Confartigianato
Ad aprile 2022 l’inflazione armonizzata si colloca al 7,5% nell'Eurozona e al 6,6% in Italia, per poco meno dei due terzi determinata dall’aumento dei prezzi dei beni energetici. Con l’obiettivo di frenare la dinamica inflazionistica, le autorità adottano una politica monetaria meno accomodante: la Bce prospetta nel terzo trimestre dell'anno un termine degli acquisto di titoli, con un successivo - probabilmente da luglio - primo aumento dei tassi di interesse.
Si delinea il rischio di una sincronizzazione pro-ciclica delle politiche economiche: in uno scenario di stagflazione, la politica monetaria restrittiva si potrebbe pericolosamente sincronizzare con una politica fiscale “prudente”, come indicato nelle raccomandazioni della Commissione europea pubblicate lunedì scorso, finalizzata a garantire una riduzione del debito.
Il prossimo aumento dei tassi di interesse si associa ad un debito del settore privato che nei 27 paesi dell’Ue, dopo diversi anni di graduale calo, nel 2020 è salito al 119 % del PIL, il livello più elevato dal 2015.
Nel corso del mese di maggio si è registrato un rialzo dello spread Btp-Bund; l’Italia, con una spesa per interessi di 65,9 miliardi nel 2022, pari a 3,5% del PIL, è più esposta alle tensioni sul costo del debito pubblico, le quali si ribaltano in un aumento dei costi di finanziamento delle banche e delle imprese, amplificando gli effetti restrittivi del rialzo dei tassi di riferimento della Bce.
La prossima scadenza di operazioni di rifinanziamento delle banche da parte della Bce potrebbe influenzare sia l’offerta di credito alle imprese che l’acquisto dei titoli di stato, un fattore particolarmente critico dopo il termine degli acquisti da parte della Bce.
Con il protrarsi del conflitto in Ucraina, sale l’incertezza e si riduce la propensione ad investire: secondo i dati pubblicati oggi dall’Istat, a maggio risultano in ulteriore calo i giudizi sugli ordini di beni strumentali, mentre le attese rimangono su livelli bassi.
Il contesto particolarmente complesso che caratterizza il mercato del credito è delineato nell’analisi contenuta nell’Elaborazione Flash ‘Le tendenze del credito alle imprese nella primavera del 2022’ pubblicata oggi dall’Ufficio Studi. Per scaricare il report accedi a 'Consultare ricerche e studi'.
Rallenta la crescita del credito alle imprese: secondo gli ultimi dati disponibili per classe dimensionale, a dicembre 2022 i prestiti alle micro e piccole imprese (MPI) salgono dell'1,1% a fronte del +1,7% del totale delle imprese. A livello territoriale si osserva un maggiore dinamismo del credito alle MPI nel Mezzogiorno e nel Centro. Per le imprese artigiane si registra una dinamica meno favorevole. Nel primo trimestre del 2022 sale in modo diffuso la quota di imprese che riportano difficoltà di accesso al credito.
Dopo la drammatica crisi di liquidità scatenata dalla pandemia, la gestione della finanza d’impresa rimane complessa: il 15,7% delle imprese riscontra criticità nella liquidità e gestione delle fonti di finanziamento tali da compromettere i propri piani di sviluppo nel primo semestre del 2022.
Gli interventi statali hanno sostenuto l’aumento dei prestiti ed attutito gli effetti recessivi: nei due anni dallo scoppio della pandemia (II trimestre 2020- I trimestre 2022 ) le istanze di fallimento sino sono ridotte del 24,8% rispetto alla media del biennio precedente.
Il flusso di nuovi prestiti deteriorati in rapporto a quelli in bonis rimane su livelli storicamente bassi, anche se il pieno impatto della pandemia sulla qualità del credito potrebbe verificarsi con ritardo, dopo la completa eliminazione delle misure di sostegno.
Serie storica della dinamica trimestrale dei prestiti bancari: piccole imprese e totale imprese
Marzo 2012 (inizio rilevazioni)-dicembre 2021. Variazioni % - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca d'Italia
Fallimenti 2011-2022
II trimestre 2011 – I trimestre 2022, cumulato ultimi quattro trimestri, dati grezzi - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat
STUDI – Innovazione, sostenibilità e investimenti in macchinari: nel 2022 Italia +3,4% vs 2019, in calo in Francia (-4,5%) e Germania (-8,3%)
La recente pubblicazione dei dati dell'Istat sull'innovazione delle imprese, aggiornati al triennio 2018-2020, evidenzia come il crollo dei ricavi e la drammatica crisi di liquidità causati dall'emergenza sanitaria ha ridotto pesantemente la propensione a innovare delle imprese, soprattutto - come indica il report dell'Istat - per le medie e grandi imprese.
I segnali di resilienza delle piccole imprese - L'indagine evidenzia una maggiore resilienza delle piccole imprese relativamente alla capacità di sviluppare e introdurre innovazioni con successo, con la quota delle grandi imprese in calo di 6,2 punti a fronte della riduzione di 3,8 punti delle piccole imprese.
Nel contesto di un calo generalizzato degli investimenti nell’innovazione, si rafforza la componente più radicale degli innovatori, quella composta da imprese che sviluppano e vendono prodotti innovativi per il mercato e originali rispetto ai prodotti delle imprese concorrenti. Questi innovatori costituiscono il 14,6% delle imprese e la quota aumenta di oltre sei punti percentuali rispetto al periodo precedente. L’aumento è più marcato per le piccole imprese, con la quota che raddoppia, passando dal 6,6% al 13,6%.
Mentre nel 2020 le grandi imprese registrano una caduta del fatturato derivante dalla vendita di prodotti innovativi di oltre 13 punti percentuali, si osserva una diversa tendenza per le piccole imprese, che sostanzialmente mantengono il fatturato associato alla vendita di prodotti innovativi (-0,7 p.p.), e addirittura aumentano quello del fatturato derivante da prodotti originali (+1,9 p.p.).
L’intensità di innovazione, calcolata come spesa per le attività innovative per addetto, si è ridotta sensibilmente: in media è stata pari a 6.900 euro per addetto contro i 9.000 euro per addetto del 2018, pari al -23%. La spesa per addetto si riduce soprattutto nelle grandi imprese (7.400 euro contro 9.800 del 2018, pari al -25%) e in quelle di media dimensione (5.900 euro contro 8.300 del periodo precedente, pari al -29%), mentre si osserva un calo più contenuto nelle piccole imprese (6.900 euro contro 8.200, pari al -16%).
Italia leader europeo per investimenti in macchinari - La voce maggiormente rilevante della spesa per l’innovazione nelle micro e piccole è quella degli investimenti in macchinari e, utilizzando i dati delle previsioni macroeconomiche della Commissione europea pubblicati la scorsa settimana, ne valutiamo l’andamento nel contesto internazionale.
L'Italia è l'unico tra i maggiori paesi Ue che già nel 2021 recupera i livelli pre-pandemia degli investimenti in macchinari che nel 2022 registra un ulteriore aumento che colloca questa voce al di sopra del 3,7% rispetto al livello del 2019, a fronte del ritardo del 4,5% della Francia e dell'8,3% della Germania.
Nel più lungo periodo, tra il 2015 e il 2022, gli investimenti in macchinari salgono di limitato 3,8% in Germania, aumentano dell'11,5% in Francia, ritmo di crescita che raddoppia in Italia, arrivando al +23,6%. Su questo buon andamento influisce il sostegno degli credito di imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, come evidenziato in nostre precedenti analisi.
Gli effetti dell’introduzione di nuovi macchinari sono molteplici, fortemente orientati alla sostenibilità: Aumenta la produttività del lavoro, sale la propensione ad innovare delle imprese che investono, mentre si rafforza la qualità e quantità della domanda di lavoro; in parallelo le nuove matrici tecnologiche nelle imprese aumentano l'efficienza energetica, riducendo la domanda di energia e le emissioni di CO2.
L’analisi del trend degli investimenti in macchinari sarà uno dei temi del report sulla meccanica che l’Ufficio Studi presenterà il prossimo 9 giugno al Villaggio Confartigianato al MECSPE 2022.
Investimenti in macchinari nei maggiori paesi Ue 2015-2022
2015-2022, valori a prezzi costanti, indice 2015=100 - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Commissione europea
Investimenti in macchinari rispetto i livelli pre-pandemia nei maggiori paesi Ue
2019-2022, var. % cumulata, valori a prezzi costanti - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Commissione europea
STUDI - Bolletta energetica al 3,2% del PIL, +1,9 punti in 12 mesi, l’incremento più elevato di sempre
Le previsioni di primavera della Commissione europea pubblicate la scorsa settimana indicano per il 2022 una crescita del PIL dell’Italia del 2,4%, correggendo al ribasso di 1,9 punti il +4,3% stimato lo scorso novembre. La revisione è di 1,6 punti per le stime di crescita del PIL reale nell'UE, che è ora prevista al 2,7% per il 2022, rispetto al +4,3% indicato sei mesi fa.
Lo spettro della stagflazione - una recessione accompagnata da inflazione - è delineato negli scenari alternativi contenuti nel report della Commissione, uno avverso con un maggiore aumento dei prezzi delle materie prime energetiche e uno grave, caratterizzato dal taglio dell'approvvigionamento di gas dalla Russia. In quest'ultimo scenario più severo, il tasso di crescita del PIL nell’Eurozona sarebbe di circa 2,5 punti percentuali al di sotto del valore di base previsto nel 2022, mentre l'inflazione aumenterebbe di 3 punti percentuali al di sopra della proiezione di base.
E’ ampia la variazione dei prezzi delle commodities energetiche sottostanti alle previsioni dello Spring 2022 Economic Forecast: nel 2022 il gas naturale passa dai 49,49 euro/Mwh delle previsioni di novembre 2021 ai 97,83 euro/Mwh di maggio 2022 (+97,7%), l'elettricità passa dai 130,72 euro/MWh ai 234,31 euro/Mwh (+79,2%) mentre il barile di petrolio passa dai 68,1 euro ai 95 euro (+39,5%). Queste oscillazioni nelle stime evidenziano l’amplificazione, causata dalla guerra, degli effetti della crisi energetica scoppiata lo scorso anno.
Uno dei canali di trasmissione degli effetti recessivi è quello del saldo del commercio estero. L'esame dei dati pubblicati martedì scorso dall'Istat evidenzia che a marzo 2022 il saldo tra export e import diminuisce di 37,4 miliardi di euro, variazione interamente spiegata dall’interscambio di beni energetici. Su base annua le importazioni di energia salgono a 77,5 miliardi di euro mentre l’export sale a 17,9 miliardi di euro, determinando una bolletta energetica di 59,6 miliardi di euro, pari al 3,2% del PIL, un valore che non si misurava da otto anni, pur rimanendo (per ora) al di sotto del massimo storico del 4% registrato dieci anni fa (maggio 2021). In soli dodici mesi il saldo import-export di energia peggiora di 37,8 miliardi di euro, quasi due punti di PIL (1,9) in più, l’aumento più ampio su base annua mai registrato.
I prezzi all'importazione di petrolio greggio e gas salgono ai massimi storici, segnando a marzo 2022 un aumento tendenziale dell'84,2%, in leggera decelerazione rispetto al +103% di febbraio.
Sulla dilatazione del deficit del commercio con l'estero di beni energetici contribuisce il forte aumento delle importazioni di energia elettrica, incentivato dall'aumento dei costi di produzione nazionale, su cui pesa l’alta dipendenza dal gas. Negli ultimi dodici mesi il valore dell'import di elettricità sale del 309,4% su base annua, salendo al massimo di 7,5 miliardi di euro (circa tre volte e mezzo i 2,3 miliardi di euro della media del triennio 2018-2020). Va ricordato che, in relazione alla composizione dei paesi fornitori, il 45,4% dell’energia elettrica che importiamo è prodotta da centrali nucleari.
L’analisi dell’Ufficio Studi nella rubrica ‘Imprese ed energia’ su QE-Quotidiano Energia.
Bolletta energetica negli ultimi trent’anni: 1993-2022
gennaio 1993-marzo 2022, cumulato 12 mesi in % del PIL, PIL 2022: Spring 2022 forecast - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat e Commissione europea
Dinamica prezzi importazione di petrolio greggio e gas naturale
gennaio 2006-marzo 2022, var. % rispetto 12 mesi prima - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat






