Le prospettive di autunno per le imprese italiane nell’analisi su IlSussidiario.net

L’analisi dei segnali della congiuntura e delle tendenze della finanza pubblica, in un contesto internazionale ancora turbolento, delineano le prospettive per le imprese italiane nel prossimo autunno. L’esame dei dati chiave su crescita, attività delle imprese e bilancio pubblico è proposto nell’articolo SCENARIO ITALIA/ L’autunno difficile in vista per le nostre imprese a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato oggi su IlSussidiario.net.

Il mese di agosto è stato dominato dagli incontri in Alaska e a Washington sulla guerra in Ucraina. Dopo oltre tre anni si registra l'onda lunga degli impatti negativi del conflitto sull'economia italiana. Oltre alle minori esportazioni nei paesi in guerra, si registra un più elevato costo del credito per le imprese italiane che a giugno 2025 è del 3,71%, in discesa dal 3,77% di maggio ma ancora superiore di oltre duecento punti base all'1,63% di giugno 2022, prima dell'avvio della stretta monetaria più intensa della storia dell'euro. Con la discesa dei tassi, a giugno i prestiti alle imprese tornano a crescere dello 0,3% (-1,4% nel mese precedente) e, come confermato dai dati pubblicati venerdì scorso dall’Istat, nel secondo semestre del 2025 anche gli investimenti in macchinari e impianti tornano in positivo e salgono dell’1,8% su base annua (era -0,8% nel primo trimestre).

Anche il rientro dei prezzi energetici dallo shock del 2022 non è completato. A luglio 2025 persistono prezzi al consumo di energia elettrica e gas che in Italia sono del 44,0% superiori alla media del 2021.

La vischiosità dei prezzi retail evidenzia la presenza di criticità di mercato lungo la filiera energetica, dato che a luglio 2025 i prezzi all'ingrosso dell'elettricità risultano del 9,8% inferiori alla media del 2021. L'acquisto di 750 miliardi di dollari di prodotti energetici dagli Stati Uniti entro il 2028 previsto dagli accordi commerciali tra UE e Usa pubblicati lo scorso 21 agosto potrebbe rialzare il prezzo medio del gas importato, appesantendo ulteriormente i costi energetici delle imprese europee. Si tratta di un impegno rilevante: un flusso di acquisti di energia dagli Stati Uniti per circa 250 milioni di dollari all’anno più che raddoppia gli attuali volumi delle importazioni dell’Ue di energia dagli Stati Uniti che, secondo la Commissione europea, ammontano a circa 90-100 miliardi di dollari all'anno, mentre gli spazi per la sostituzione dell’energia proveniente dalla Russia sono di circa 23 miliardi di euro.

Le incertezze del quadro internazionale pesano sulle due maggiori economie europee manifatturiere. Nel secondo trimestre del 2025 il PIL dell'Italia scende dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, mentre in Germania diminuisce dello 0,3%.

Ad agosto 2025, l’indice di fiducia delle imprese rimane stabile riflettendo una dinamica eterogenea tra i settori: l’andamento negativo nella manifattura, nelle costruzioni e nel commercio al dettaglio è compensato da un deciso recupero della fiducia nel comparto dei servizi di mercato.

A giugno la produzione manifatturiera ristagna (crescita zero rispetto a maggio) mentre nel primo semestre 2025 scende del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a fronte dell’aumento dell’1,1% della media UE. I cali più intensi sono registrati per la moda (-8,1%) e la meccanica (-3,4%). Su quest’ultimo settore pesa la crisi europea dell'auto che ha il suo epicentro in Italia. Nei primi sei mesi del 2025 la produzione di autoveicoli in UE scende del 4,4% e, tra i maggiori paesi produttori, il calo è più intenso per l'Italia che segna un -17,3% e per la Svezia con -12,6%. Seguono Spagna con -7,2%, Ungheria con -4,9%, Romania con -4,0% e Germania con -3,2%. I toni della crisi dell'auto sono meno foschi per Repubblica Ceca con -0,6% e Francia con -0,2%, mentre è in controtendenza la Polonia, che segna un aumento dell'1,9%.

La dinamica dell’export è positiva, ma sotto “effetto farmacologico”. Nel primo semestre 2025, l’export registra una crescita tendenziale del 2,1%, su cui influiscono le maggiori vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+38,8%), più accentuate negli Stati Uniti a seguito dell’anticipazione degli acquisti da parte degli importatori statunitensi per evitare l’applicazione di maggiori dazi. Al netto del farmaceutico l’export scende dell’1,2%.

I dazi allontanano la ripresa della manifattura. Gli Stati Uniti sono il primo mercato per 54 prodotti del made in Italy, le cui vendite nel 2024 ammontano nel complesso a 36,3 miliardi di euro, pari al 56,1% del made in Italy negli Stati Uniti e al 17,8% dell’export dei 54 prodotti nel mondo.

Per l'edilizia si consolida la crescita della produzione nelle costruzioni che nei primi cinque mesi del 2025 sale del 4,0% su base annua, in linea con il +3,9% registrato nel 2024, mentre nei primi sei mesi del 2025 gli investimenti in costruzioni salgono del 2,3%. Persiste la debolezza delle vendite al dettaglio - che nei primi sei mesi del 2025 segnano un +0,5% in valore ma un -1,0% in volume – mentre nel secondo trimestre del 2025 i consumi delle famiglie salgono dello 0,6% su base annua (era +0,5% nel primo trimestre 2025). Nei primi sei mesi del 2025 il fatturato nei servizi cresce sia in valore (+1,9%) che in volume (+0,6%). Si registrano segnali di tenuta della competitività dell'offerta turistica, migliore di quella di Francia, Grecia e Spagna. Nei primi cinque mesi del 2025 la spesa dei turisti stranieri in Italia sale del 5,7% su base annua (era +4,9% per tutto il 2024).

Sul fronte della finanza pubblica salgono le entrate, mentre prosegua la discesa dello spread. Nei primi cinque mesi del 2025 le entrate tributarie erariali aumentano del 3,0%, un trend che migliora il +0,8% previsto per l’intero 2025 nel DFP 2025 presentato ad aprile. In Italia il carico fiscale, calcolato in rapporto al PIL nelle previsioni di maggio dalla Commissione europea per il 2025, rimane di 2,2 punti percentuali più elevato della media europea. A luglio 2025 lo spread tra il rendimento dei titoli di stato italiani e quello del Bund tedesco scende a 91 punti base: un livello così basso non si toccava dal marzo del 2010, precedente alla crisi del debito sovrano del 2011.

La procedura di infrazione per eccesso di deficit ancora attiva e il sentiero di finanza pubblica tracciato fino al 2029 nel Piano strutturale di bilancio presentato undici mesi fa, richiede anche per il 2026 la prosecuzione della riduzione del disavanzo di bilancio e il rispetto del tetto alla crescita della spesa pubblica primaria che dovrebbero portare dal 2027 ad una riduzione del rapporto debito/PIL. Tali vincoli rendono più complessa la prossima manovra di bilancio. La domanda aggregata dovrebbe essere sostenuta dall'attuazione del PNRR: la Commissione europea nelle raccomandazioni dello scorso giugno ha indicato la necessità per l’Italia di “accelerare l'attuazione del piano per la ripresa e la resilienza”.

 

Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su su dati Banca d'Italia, BCE, Commissione europea, Eurostat, GME, Istat, MEF e MiTur


Divieto di utilizzo di prodotti cosmetici contenenti TPO: i chiarimenti della Commissione Europea

Il divieto di utilizzo del Trimetilbenzoil Difenilfosfina Ossido (TPO) nei prodotti cosmetici – usato negli smalti per unghie in gel per facilitare la polimerizzazione sotto luce UV – a partire dal 1° settembre 2025, introdotto dal Regolamento (UE) n. 2025/877 della Commissione Europea (effetto della modifica dell’allegato VI al Regolamento 1272/2008, stabilita dal Regolamento UE 2024/197), ha generato interpretazioni disomogenee da parte degli Stati membri, delle associazioni di categoria e delle singole aziende. Le criticità riguardano principalmente l'ambito di applicazione del divieto, con specifico riferimento agli utilizzatori professionali, e l'assenza di un periodo transitorio per la vendita o l'uso delle scorte esistenti.
Al fine di fornire orientamenti chiari, coerenti e basati sulle disposizioni normative agli Stati membri, alle autorità di controllo e alle imprese, la Commissione Europea ha reso disponibile sul proprio sito – nella sezione dedicata ai prodotti cosmetici – un documento di Q&A dedicato all’argomento.
Le domande e risposte intendono chiarire alcuni punti, peraltro già ampiamente trattati da Confartigianato Benessere con informative ad hoc, tra cui: l’utilizzo da parte di professionisti del settore di prodotti contenenti TPO, il ruolo dei dati di classificazione CLP, le diverse norme che consentono di definire periodi transitori per l’immissione sul mercato e la messa a disposizione del mercato dei prodotti contenenti le sostanze soggette a restrizioni.
Prendi visione QUI del documento della Commissione Europea.


Artigianato e interazione con l’ambiente: i report di Confartigianato sui settori della cura del verde e del marmo

In un contesto di crescente attenzione alla sostenibilità e alla tutela del territorio, l’Ufficio Studi in collaborazione con il Sistema Imprese di Confartigianato pubblica due report che esaminano dei comparti produttivi caratterizzati da un’elevata interazione con l’ambiente naturale: la cura e manutenzione del paesaggio e la filiera del marmo, comprendente estrazione e lavorazione delle pietre. Si tratta di settori con un ruolo strategico nel presidio e nell’attenta gestione del patrimonio naturale e paesaggistico, caratterizzati da una forte connotazione artigiana e una diffusione capillare sul territorio italiano. I report propongono alcune chiavi di lettura della struttura e delle tendenze della produzione dei settori, con un focus sulle micro e piccole imprese e l’artigianato, nonché il potenziale di crescita legato agli investimenti e alla spesa sostenibile. Qui per scaricare il report ‘Cura del verde: struttura imprenditoriale e risultati economici’. Qui per scaricare il report ‘Le imprese del marmo. Un quadro strutturale di imprese e lavoro’.
L’artigianato della cura del verde
Il quadro del settore delinea che alla fine del 2024 sono registrate 19.038 imprese artigiane che si occupano dei servizi di cura del verde quali giardinaggio e piantumazione a scopo paesaggistico, realizzazione, cura e manutenzione di parchi, giardini ed aree verdi, attività di protezione e ripristino del paesaggio ed anche installazione, manutenzione e riparazione degli impianti di irrigazione: si tratta del 74,4% delle 25.573 imprese del settore, una quota che è 3,5 volte il 21,3% rilevato per il totale economia.

L’artigianato è rilevante anche sotto l’aspetto occupazionale con 23.500 addetti delle imprese artigiane che sono, infatti, il 44,7% dei 52.628 addetti della cura e manutenzione del paesaggio. A livello regionale primeggiano la Lombardia con 12.610 addetti, la Toscana con 5.766 ed il Veneto con 5.507 e sono nell’artigianato almeno 6 addetti su 10 in Friuli-Venezia Giulia (67,2%), Liguria (66,2%), Piemonte (66,1%) e Marche (63,0%).

In termini economici si osserva inoltre il contributo centrale delle imprese di minor dimensione: le micro e piccole imprese con meno di 50 generano il 74,7% dei 3,2 miliardi di euro di fatturato del settore stimato per il 2024.
Le imprese del marmo
Il quadro del settore rivela che a fine 2024 sono registrate 8.444 imprese del marmo - perimetrazione incentrata sulle attività del mestiere del marmista definito dal Sistema Imprese Confartigianato - di cui 3.401 sono imprese artigiane, pari al 40,3%, con un fatturato stimato per il 2024 di 6,5 miliardi di euro. Nel dettaglio, 2.731 imprese operano nella estrazione di pietra, sabbia e argilla, di cui il 15% sono 410 imprese artigiane, e generano 2,9 miliardi di euro di fatturato; la trasformazione del materiale estratto viene effettuata da 5.713 imprese impegnate nel taglio, modellatura e finitura non artistica di pietre, che sono per il 52,4% rappresentate da 2.991 imprese artigiane, con un fatturato di 3,6 miliardi di euro.

Allargando lo sguardo ai settori di riferimento del mestiere del marmista, cioè estrazione e lavorazione di marmo e pietre, stavolta comprese quella artistica, gli addetti sono 42.985 di cui 17.535 in imprese artigiane, pari al 40,8%. A livello regionale primeggiano il Veneto con 6.046 addetti, la Lombardia con 5.347 e la Toscana con 5.207 e sono nell’artigianato almeno la metà degli addetti in Calabria (55,4%), Liguria (54,0%), Piemonte (53,2%) e Basilicata (52,7%). In chiave di specializzazione, a fronte di un peso medio degli addetti di estrazione e lavorazione di marmo e pietre sull’occupazione delle imprese non agricole pari allo 0,2%, si segnala una importanza nettamente maggiore nelle province di: Massa-Carrara (4,4%), Verbano-Cusio-Ossola (1,5%), Lucca (1,3%), Nuoro (1,1%), Trapani (1,1%), Barletta-Andria-Trani (1,0%) e Verona (0,8%).

Nel dettaglio le attività estrattive contano 11.713 addetti, di cui 1.474 nell’artigianato (12,6%) mentre le lavorazioni contano 31.272 addetti, di cui 16.061 nell’artigianato (51,4%). In termini economici, risulta rilevante l’apporto delle micro e piccole imprese che generano il 79,0% del fatturato e le esportazioni ammontano a 2,3 miliardi di euro, di cui 1,7 miliardi in pietre tagliate, modellate e finite e 0,6 miliardi in pietra, sabbia e argilla.

 
Incidenza degli addetti artigiani nella Cura e manutenzione del paesaggio per regione
Anno 2022. Incidenza percentuale su totale addetti del settore in imprese attive. 81.3 Ateco 2007 - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat

Incidenza degli addetti artigiani nella Estrazione e lavorazione di marmo e pietre per regione
Anno 2022. Incidenza percentuale su totale addetti del settore in imprese attive. 08.1 e 23.7 Ateco 2007 - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat


Nell’incerta estate 2025, segnali positivi dal mercato del lavoro: +472mila dipendenti stabili in un anno. Granelli: "Sostenere imprese per crescita occupazione"

Le incertezze sugli scambi internazionali determinate dai dazi pesano sul ristagno del PIL (-0,1%) rilevato nelle stime preliminari dell’Istat nel secondo trimestre del 2025, appesantito da una diminuzione del valore aggiunto nella manifattura. Era da due anni (secondo trimestre del 2023) che l’Italia non registrava un segno negativo. Sul lato della domanda, mentre tiene la componente nazionale che segna una crescita, si registra una diminuzione consistente della componente estera netta. Il confronto proposto da Eurostat mostra il segno negativo del PIL (-0,1%) anche per la Germania, il maggiore sistema manifatturiero europeo, mentre la media dell’Eurozona è in territorio positivo (+0,1%) sostenuta dalla crescita di Spagna e Francia.

"I dati del nostro Ufficio Studi – sottolinea il Presidente di Confartigianato Marco Granelli - ci confermano segnali di tenuta e vitalità del mercato del lavoro, con un aumento significativo dei dipendenti stabili e degli autonomi, a testimonianza della resilienza e della capacità di adattamento delle nostre imprese impegnate a proteggere il prezioso capitale umano e le competenze uniche che le contraddistinguono. Per accompagnare questi sforzi servono misure per incentivare gli investimenti, alleggerire il carico fiscale e burocratico sulle imprese e investire in percorsi formativi che rispondano alle reali esigenze del mercato. Solo così potremo consolidare la crescita occupazionale e far ripartire con slancio l'economia nazionale".

Il mercato del lavoro a giugno 2025 - Nonostante la debole fase ciclica, si consolida la domanda di lavoro. L’analisi degli ultimi dati pubblicati dall’Istat evidenzia che a giugno 2025 il numero di occupati è in crescita dello 0,1% rispetto al mese precedente. Si tratta dell’ottavo mese consecutivo di crescita congiunturale. Su base annua si calcola un aumento degli occupati dell’1,5% rispetto a giugno 2024 (+363mila occupati in un anno), per effetto dell’aumento del 2,9% dei dipendenti permanenti (+472mila) e del 3,7% degli autonomi (+190mila) a fronte di un calo del 10,7% dei dipendenti a termine (-299mila).

Un confronto internazionale condotto dall'Ufficio Studi nel report 'Intergeneration economy' evidenzia una significativa crescita di lungo periodo: tra il 2021 e il 2026 è stimata in Italia una crescita cumulata dell'occupazione del 7,0%, superiore al +5,2% della media UE e al +4,4% della Francia e al +2,3% della Germania. In cinque anni gli occupati in Italia crescono di un milione 735mila unità. La migliore performance è quella della Spagna che nel quinquennio registra una crescita a doppia cifra (+13,1%).

Anche le previsioni della domanda di lavoro rimangono toniche. L’analisi dell’ultima rilevazione di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali evidenzia che le entrate di lavoratori previste nelle imprese non agricole nel trimestre luglio-settembre 2025 crescono del 6,4% su base annua, trainato dal +8,6% dei servizi. Il diffuso labour hoarding nella manifattura - con le aziende che trattengono i lavoratori anche in presenza di cali di attività per timore di non riuscire a sostituirli in futuro - determina una crescita delle previsioni di assunzione (+2,2%) anche nelle imprese manifatturiere mentre quelle delle costruzioni segnano un calo dell’1,5%. Tale fenomeno, lo ricordiamo, pesa sugli indicatori di produttività.

In chiave territoriale, l’analisi condotta nel 34° report congiunturale di Confartigianato ha evidenziato il maggiore dinamismo nel Mezzogiorno. Nel primo trimestre 2025, tra le principali regioni, gli occupati salgono più della media in Campania (+3,8%) e in Sicilia (+3,0%). Si osserva un tasso di crescita superiore al punto percentuale in Emilia-Romagna e Lazio (entrambe con +1,7%), Lombardia (+1,6%) e Veneto (+1,5%).

Si confermano, quindi, diffusi segnali di vitalità del mercato del lavoro. Pur rimanendo elevata, si osserva una attenuazione della difficoltà di reperire personale che a luglio 2025 riguarda il 45,4% delle assunzioni programmate, in calo di tre punti rispetto al 48,4% di luglio 2024.

Il working paper di ADAPT curato dall’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia

Nel Bollettino ADAPT n. 28 è stato pubblicato a firma di Licia Redolfi dell’Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia il working paper di ADAPT sul mercato del lavoro lombardo, MPI e artigianato, contributo in occasione dell’evento di presentazione dei rinnovi dei Contratti Collettivi Regionali di Lavoro (CCRL) dell’artigianato, organizzato pubblicato lo scorso 18 luglio a Milano da Confartigianato Lombardia. Il lavoro offre una lettura documentata e articolata del contesto in cui si inserisce la recente stagione di rinnovi contrattuali con dati aggiornati, evidenze territoriali e riflessioni sulle leve concrete attivabili dalle imprese.

 
Livello e trend congiunturale dell’occupazione 2021-2025
Gennaio 2021-giugno 2025, occupati in migliaia di unità, var. % su mese precedente - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat

 
Trend dell’occupazione nel 2025 e nel primo trimestre 2025 per regione
Anno 2024 e I trim. 2025 (decrescente). Var. % tendenziale. Primo gruppo: regioni con almeno 1 mln occupati - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat
 

 

 

 


I dazi aggravano la crisi per la moda e la meccanica. Pesante impatto per la Motor Valley

Il 27 luglio è stato definito l’accordo sui dazi tra Stati Uniti e Unione europea (Commissione europea, 2025), basato su un’unica aliquota tariffaria del 15% che si applica alla maggior parte dei settori, compresi quelli automobilistico, dei semiconduttori e farmaceutico. Sono stati concordati dazi zero-per-zero su una serie di prodotti strategici, tra cui tutti gli aeromobili e i relativi componenti, alcuni prodotti chimici, alcuni farmaci generici, apparecchiature a semiconduttore, alcuni prodotti agricoli, risorse naturali e materie prime essenziali. Tale elenco è ancora in corso di definizione. Su acciaio e alluminio, l’UE e gli Stati Uniti lavoreranno per ridurre i dazi e istituire un sistema di quote.

Come indicato nella nota stampa di lunedì scorso, il Presidente di Confartigianato Marco Granelli indica che “l’accordo sui dazi Usa al 15% mette fine all'incertezza si questi mesi ma non sarà indolore per le nostre imprese, poiché quello statunitense è il secondo mercato mondiale, dopo la Germania, per l’export made in Italy”.

Una analisi degli impatti dei dazi sul sistema di imprese è proposta nell’Elaborazione Flash ‘Il punto sui dazi dopo l’accordo USA-UE del 27 luglio’ pubblicata lunedì scorso (Qui per scaricarla).

Nel lavoro si evidenzia che il ritorno al protezionismo negli scambi transatlantici rischia di aggravare la crisi per la moda e la meccanica, già duramente colpite nell’attuale ciclo recessivo della manifattura. Inoltre, la svalutazione del dollaro rispetto all’euro amplifica l’effetto dei dazi, influenzando la competitività relativa tra le produzioni europee e statunitensi. Tra gennaio e luglio 2025 (media al 25 luglio) il dollaro si è deprezzato del 13,1% nei confronti dell’euro.

Moda - Come evidenziato da Confartigianato al tavolo sulla moda svoltosi lo scorso 22 luglio al Ministero delle Imprese e del made in Italy, la minore domanda determinata dai dazi compromette la ripresa dell'export della moda sul mercato statunitense che nel 2025 (ultimi dodici mesi ad aprile) vale 5,6 miliardi di euro e nei primi cinque mesi del 2025 ha registrato una crescita tendenziale dell’1,9%.

L’analisi congiunturale del settore contenuta nel documento presentato al tavolo moda al MIMIT sottolinea come una minore domanda estera determinata dalle politiche protezionistiche amplifica la persistente flessione della produzione della moda, che nei primi cinque mesi del 2025 scende dell’8,0% a fronte di un calo medio del 2,1% della manifattura. Sulla base dell’andamento dell’indice mensile del fatturato dell’Istat, nel 2024 le imprese della moda hanno perso ricavi per 8,7 miliardi di euro su base annua e si stima che nei primi quattro mesi del 2025 continuano a perdere fatturato per 11 milioni di euro al giorno. A giugno 2025 peggiorano le attese sugli ordini delle imprese della moda, con un saldo di -5,3 (era -3,5 a maggio), più accentuato per tessile (-8,1) e pelle (-6,8).  Sul mercato retail, nei primi cinque mesi del 2024 le vendite al dettaglio dei prodotti moda scendono dell’1,2%, invertendo il segno rispetto al +0,4% del 2024. L’occupazione nel comparto della moda nel 2025 (ultimi dodici mesi a marzo) registra un calo del 5,6%, con una accentuazione nel primo trimestre dell’anno (-9,1% rispetto al primo trimestre del 2024). Una debole domanda ed un elevato costo del denaro pesano sul calo dei prestiti che a maggio 2025 nel settore moda cedono dell’8,8% su base annua (era -8,7% ad aprile) a fronte del -3,1% della media della manifattura, risultando la peggiore performance tra tutti i settori dell’economia italiana.

Meccanica e l’impatto sulla Motor Valley dell’Emilia-Romagna - Inoltre, la riduzione della domanda indotta dai dazi amplifica la già pesante flessione dell’export negli USA della meccanica, che nei primi cinque mesi del 2025 segna una flessione del 7,9%, con un calo dell’8,9% dei macchinari mentre sono in caduta libera le vendite degli autoveicoli, che crollano del 28,9%, confermando il trend del 2024.

L’analisi sul settore è proposta nel Report 'Tendenze della Meccanica nell’estate 2025'. Qui per scaricarlo.

La caduta dell’export colpisce un esteso indotto dell’automotive, dominato dai settori della meccanica: i prodotti in metallo determinano il 9,3% del valore aggiunto della filiera dei mezzi di trasporto su gomma, i macchinari il 6,9% e la metallurgia il 4,2%. Le criticità della filiera dell’auto appesantisce la produzione della meccanica, che nei primi cinque mesi del 2025 segna una flessione del 3,5%.

La flessione dell’export di autoveicoli negli Stati Uniti si concentra nella Motor Valley dell’Emilia-Romagna. L’aggiornamento di una analisi territoriale di Confartigianato conferma che la maggiore esposizione è dell’Emilia-Romagna, regione in cui nel 2025 (ultimi dodici mesi a marzo) si concentra l’82,2% dei 3.449 milioni di euro di export italiano di autoveicoli (Ateco 2007 C291) negli Stati Uniti, seguita da Piemonte (7,3%), Campania (5,6%). Modena e Bologna sono le province più esposte, rispettivamente con quote del 51,5% e del 30,2% sull’export totale di autoveicoli negli USA.

Nell’ export della componentistica (Ateco 2007 C292 e C293) negli Stati Uniti, che vale 796 milioni di euro, si osservano quote più rilevanti per Emilia-Romagna con 33,2%, Piemonte con 18,3%, Lombardia con 17,2% e Trentino-Alto Adige con 9,8%. In chiave provinciale quote maggiori per Bologna con 16,9%, Torino con 11,5%, Modena con 10,0% Bergamo   con 8,4%, Trento con 7,9%.

 
Dinamica della produzione manifatturiera per settore
Gennaio-maggio 2025. Variazione % tendenziale, dati corretti per i giorni lavorativi - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat

 

Trend export moda e meccanica negli Stati Uniti
2025 (ultimi dodici mesi a maggio), milioni di euro, var. % gen.-mag. 2025 e 2024 - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat

 

 


Legno arredo, produzione in positivo ma incombono i dazi: Italia 1° esportatore UE negli USA

Le incertezze derivanti dalla trattativa sui dazi si riverberano anche sul sistema delle imprese del settore del legno arredo, rischiando di frenare un comparto che manifesta alcuni segnali positivi, in controtendenza rispetto alla crisi della manifattura in corso. L'analisi congiunturale del settore è proposta nel report 'Tendenze del legno arredo nell’estate 2025' presentato questa settimana alla riunione dei Consigli nazionali congiunti di Confartigianato Arredo e Confartigianato Legno.

L’Italia è il primo paese dell’Ue per export di legno e mobili negli Stati Uniti, mercato che vale 1.790 milioni di euro nel 2024, di cui 1.605 milioni in mobili e 185 milioni in prodotti in legno, beni per cui siamo, rispettivamente, al primo ed al quinto posto come esportatore tra i paesi UE. Inoltre, gli USA sono il secondo mercato per il made in Italy di legno e mobili dopo la Francia (2.282 milioni di euro nel 2024) e nei primi 4 mesi del 2025 registrano una crescita di vendite pari all’1,6%, in controtendenza rispetto al -0,9% delle vendite italiane di questi prodotti sui mercati esteri.

Pesano anche delle difficoltà dell’economia della Germania, il terzo cliente con 1.317 milioni di euro di esportazioni del legno arredo: nei primi quattro mesi del 2025 la domanda tedesca di prodotti del settore segna un calo del 2,8%.

L’impatto dei dazi sul commercio estero potrebbe frenare un settore che mostra alcuni segnali positivi nel contesto della crisi della manifattura. Nei primi cinque mesi del 2025 la produzione registra un aumento del 5,2% per i mobili e del +1,8% per il legno, in controtendenza rispetto al calo di 2,1% del manifatturiero nel nostro Paese e rispetto agli omologhi di settore in Germania e Francia. Anche le attese sugli ordini sono in positivo con un saldo di +7,7 per i mobili e di +2,9 per il legno a fronte del +1,1 della media della manifattura. Il settore contribuisce anche al buon andamento del mercato del lavoro: nel primo trimestre del 2025 l’occupazione, in media annua, segna una crescita +3,2% in controtendenza rispetto al calo dell’1,3% registrato in UE. Inoltre, sono particolarmente vivaci le previsioni sulle entrate di lavoratori che nel trimestre luglio-settembre 2025 segnano una crescita del 9,4% su base annua che è la seconda più intensa tra i settori del manifatturiero esteso che in media registra il +2,2%.

I numeri chiave del settore Legno Arredo in Italia - Nel 2024 il settore del legno arredo in Italia conta 51.497 imprese registrate, di cui ben 33.280 imprese artigiane, pari al 64,6% del totale a fronte del 21,3% nel totale economia. Gli addetti delle imprese attive sono 220mila, di cui 87mila addetti nell’artigianato, pari al 39,7% del totale del settore, 2,7 volte il 14,5% registrato nel totale economia. Le micro e piccole imprese (MPI) con meno di 50 addetti impiegano il 70,2% degli addetti del settore a fronte del 48,7% della media del manifatturiero esteso, comprensivo di estrattivi e public utilities. Per il 2024 si stima che il settore generi un fatturato di 41,3 miliardi di euro ed il tal senso va ricordato che, secondo gli ultimi dati rilevati, le MPI contribuiscono per oltre la metà (51,2%). Le esportazioni ammontano a 13,9 miliardi di euro, pari al 2,2% dell’export nazionale, e per il 51,2% sono diretti su mercati extra UE.

 
Dinamica della produzione di Legno arredo nei principali paesi UE
Gennaio-maggio 2025. Variazione % tendenziale, dati corretti per i giorni lavorativi. Ateco 2007: 16 e 31 - Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat

 
Export Legno e arredo nei primi 15 mercati: ammontare nel 2024 e dinamica tendenziale nei primi 4 mesi del 2025
Milioni di euro e variazione %. Ateco 2007: 16 e 31 - Elaborazione Ufficio Studi