Meeting Confartigianato Persone - Madri e lavoro autonomo, un binomio imperfetto
La discriminazione previdenziale tra lavoro autonomo e dipendente, le politiche sociali in Italia e “le iniziative della politica che negli ultimi vent’anni si è scordata di noi, della famiglia artigiana”, come ha denunciato il Presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini, sono state al centro della tavola rotonda “Quali politiche sociali per la famiglia?”. Condotta dal giornalista Rai Piero Damosso, la conferenza ha visto la partecipazione di Giorgio Guerrini, di Cesare Fumagalli e dell’Onorevole Carlo Ciccioli, vicepresidente della XII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati. Al secondo giorno di lavori, dunque, il Meeting di Confartigianato Persone ha puntato l’attenzione sulla famiglia italiana, e su quella artigiana in particolare. Numeri alla mano, elaborati e presentati da Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, la situazione nel nostro Paese non si può definire confortante. Nonostante l’Italia sia il primo paese europeo per numero di lavoratrici autonome, il 16,6% del totale delle donne occupate, una percentuale più che doppia rispetto al 7,4% della media comunitaria, il nostro Paese investe poco nel sociale, appena l’1,1% per la voce “Famiglia e maternità”. Una percentuale tanto bassa da piazzare l’Italia al penultimo posto di questa speciale classifica, che ci vede davanti soltanto alla Spagna. Due soli dati, dei tanti elaborati nel dossier dell’Ufficio studi, sono sufficienti per dimostrare le difficoltà per le imprenditrici autonome di progettare la maternità e che sottolineano, una volta di più, la discriminazione tra lavoro autonomo e dipendente. “Gli interventi in materia fiscale degli ultimi governi hanno favorito soprattutto la minoranza delle imprese italiane, quelle pubbliche e le grandi industrie. La minore crescita dell’Italia rispetto ai paesi in via di sviluppo è dovuta al tentativo di soffocare il fare impresa italiano”. L’analisi del Presidente Guerrini punta il dito contro la tendenza tutta italiana di favorire esclusivamente il lavoro dipendente. Nessun incentivo, quindi, per quell’artigianato costretto a dribblare adempimenti burocratici, crisi economiche ed i rischi del fare impresa. “Il nostro è un Paese ad alta vocazione d’impresa, strettamente legato al territorio e quindi all’artigianato. Nonostante ciò - ha continuato Guerrini - chi è più rappresentativo viene tutelato meno, un atteggiamento che rompe i criteri democratici della tutela della maggioranza. E’ incredibile che non venga incentivata l’impresa artigiana, considerato che non delocalizziamo un solo posto di lavoro e che ogni giorno dobbiamo lottare contro le regole del mercato globalizzato. Spero davvero che questa stagione, quella del tentativo di opprimere il lavoro autonomo, sia definitivamente archiviata”. Una speranza raccolta immediatamente dall’Onorevole Ciccioli, che ha difeso i primi interventi dell’attuale Governo a tutela del bilancio delle famiglie italiane. “La nostra volontà è quella di rilanciare la competitività del Paese, favorendo la ripresa economica anche grazie a norme fiscali a favore di giovani e famiglie. Vogliamo farlo in tempi stretti. Siamo andati incontro alle famiglie con il taglio dell’Ici perché pensiamo che non sia giusto che chi ha fatto sacrifici per comprare una casa debba essere poi tassato. Già nella cosiddetta “manovra dolce di luglio” dovrebbero rientrare le prime maggiori deduzioni per la famiglia. Su tutte, l’introduzione del cosiddetto “quoziente famigliare” che, bilancio permettendo, entrerebbe in vigore nel 2009”.
Meeting Confartigianato Persone - Scuola Impresa famiglia, l’artigianato insegna i valori
“La cultura della famiglia ed il riconoscimento dei valori dei legami parentali per innescare una spirale virtuosa che porti beneficio e benessere alla società e che rinforzi le fondamenta delle nostre aziende”. Con questo obiettivo nacque cinque anni fa la scuola Impresa Famiglia, iniziativa del Sistema Confederale per il sociale, la famiglia e il rapporto tra genitori e figli. Il primo Meeting di Confartigianato Persone, organizzato a Senigallia dal 28 al 31 maggio 2008, è stata l’occasione per fare il punto, durante una tavola rotonda, su un progetto che, nato cinque anni fa a Vicenza, si è poi esteso in Italia. Recentemente il Segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli, ha dichiarato che la Confederazione continuerà a “rappresentare quei valori sociali e imprenditoriali di cui l’artigianato si è sempre fatto portatore”. Di questo, la Scuola Impresa famiglia è un ottimo esempio. Alla tavola rotonda di Senigallia sono intervenuti Paolo Crepet, direttore scientifico della Scuola, Fabio Menicacci, Segretario dell’Anap Confartigianato, e i rappresentanti di tre scuole territoriali, quelle di Vicenza, Terni e Forlì, saliti sul palco per condividere e presentare le proprie esperienze. “Oggi in Italia manca il coraggio civile di puntare sul futuro, quindi sui giovani e sui figli - ha denunciato Crepet - nelle nostre scuole vogliamo che i genitori capiscano quanto sia necessario responsabilizzare i propri figli. Un’attenzione che non può fermarsi al caffè della colazione. Dobbiamo avere il coraggio di investire sulla famiglia attraverso quelle che potremmo definire politiche dei figli”. Famiglia e valori sono un tratto distintivo dell’artigianato, un modo di fare impresa che non può prescindere dai rapporti umani, da un’interazione che rappresenta l’unico canale per tramandare esperienza e capacità. Oggi, nel Sistema Confederale, esistono tredici scuole Impresa famiglia: a Vicenza, Forlì, Terni, Castelfranco Veneto, Cesena, Trento, Brescia, con tre sedi a Cemmo, Villanova e Manerbio, Oristano, Treviso, Torino, Modena, Asiago ed Isernia. Un numero che cresce di anno in anno e che conferma la bontà e la riuscita di un progetto finalizzato a rilanciare i valori della famiglia.
Rapporto di Confartigianato “Immigrati e impresa” Non solo badanti e vu’ cumprà - Immigrati sempre più imprenditori: nel 2007 sono a quota 543.311. In Lombardia la presenza più diffusa. Dal Marocco la comunità più numerosa
Non solo badanti e vu’ cumprà. Gli immigrati che decidono di mettersi in proprio per rifarsi una vita e cercare un futuro migliore nel nostro Paese sono sempre più numerosi: la quota di titolari d’impresa extracomunitari sul totale delle persone che in Italia svolgono attività economiche è del 6,5%.Leggere di più
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IMMIGRATI IMPRENDITORI
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