8 Novembre 2006, h. 16:45

FISCO Stop ad automatismi per compensazione crediti d’imposta Il Segretario Generale di Confartigianato: “Ennesimo costo burocratico a carico delle imprese”

“Altro che semplificazione di norme e adempimenti. Sulle imprese italiane sta per abbattersi l’ennesima costosa complicazione burocratica in materia fiscale: un emendamento del Governo alla legge Finanziaria abolisce infatti l’automatismo nella compensazione tra crediti e debiti d’imposta”.

E’ quanto denuncia il Segretario generale di Confartigianato Cesare Fumagalli.

“Gli imprenditori che effettuano i versamenti delle imposte con il modello F24 – fa osservare Fumagalli – saranno costretti a richiedere all’Agenzia delle Entrate, 6 giorni prima del versamento, l’autorizzazione ad utilizzare i crediti vantati nei confronti dell’Erario per compensare i propri debiti tributari e contributivi”.

Fumagalli sollecita “un ripensamento del Governo sull’emendamento che scoraggia l’esercizio del diritto degli imprenditori ad utilizzare i propri crediti d’imposta e riporta il rapporto con il Fisco ai tempi delle autorizzazioni preventive, mentre oggi il mondo produttivo ha sempre più necessità di automatismi e sburocratizzazioni. Nessuno mette in dubbio che l’utilizzo di crediti d’imposta non spettanti debba essere punito. Proprio a questo proposito, il decreto Bersani-Visco dello scorso luglio ha introdotto una nuova sanzione di carattere penale nel caso di indebite compensazioni per importi superiori a 50.000 euro”.

Fumagalli contesta però il fatto che “il nuovo adempimento comporta una complicazione ed un costo che si aggiunge al già pesante fardello di oneri che quotidianamente gravano sugli imprenditori nei rapporti con l’Amministrazione tributaria. Basti dire che le piccole e medie imprese italiane sprecano ogni anno 360 ore di lavoro e sostengono un costo annuo complessivo di 6,8 miliardi di euro per pagare le imposte, pari ad un onere medio per ciascuna Pmi di 4.028 euro all’anno”.

“Ma, soprattutto – aggiunge Fumagalli – se l’emendamento del Governo fosse approvato, farebbe regredire il rapporto con il Fisco ai tempi in cui il contribuente doveva chiedere il permesso per tornare in possesso di proprie risorse. Insomma, il cittadino tornerebbe ad essere considerato suddito nei confronti dello Stato. Si andrebbe così in senso opposto rispetto a quanto ribadito anche da rappresentanti delle forze politiche di maggioranza in merito al ruolo che dovrebbe essere svolto dal Fisco: non uno strumento di punizione sociale, ma l’elemento costitutivo del patto su cui si regge la comunità e che dovrebbe vedere cittadini e Stato sullo stesso piano. Noi vogliamo un’Amministrazione fiscale giusta ed efficiente, affinché ciascuno possa sentire come legittima e moralmente doverosa la propria partecipazione all’adempimento tributario, con l’obiettivo di alimentare uno Stato al servizio di tutti i cittadini e non il contrario”.

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