23 Gennaio 2008, h. 00:00

Campi elettromagnetici e sicurezza dei lavoratori: una legge per limitare i danni

Dal prossimo 30 aprile i titolari delle imprese avranno un nuovo obbligo in materia di sicurezza sul luogo di lavoro: valutare i rischi relativi ai campi elettromagnetici a cui possono essere esposti i dipendenti. Lo stabilisce il Decreto Legislativo n.257 del 19 novembre 2007, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 9 dell’11 gennaio 2008, che attua la direttiva 2004/40/CE. Si aggiunge così un nuovo Titolo, il V-ter, alla legge 626/94, e una nuova responsabilità per il datore di lavoro che dovrà inserire il nuovo parametro nel documento di Valutazione dei Rischi. Lo schema della norma prevede la quantificazione dei pericoli elettromagnetici in azienda e un doppio livello di valori da rispettare: ferme restando alcune precauzioni che vanno attuate in ogni caso, il superamento del primo livello attiva alcune misure specifiche di prevenzione; il superamento del secondo (valori limite) impone, invece, interventi più energici e urgenti per eliminare l’esposizione dei lavoratori alla fonte di rischio. Il primo passo che dovrà compiere il datore di lavoro è quello di valutare e, “quando necessario misurare o calcolare”, i livelli dei campi elettromagnetici ai quali sono esposti i lavoratori. Si tratta di conseguenza di una valutazione ‘discrezionale’. Infatti il documento di valutazione del rischio potrà contenere i dati analitici rilevati, oppure, considerando la natura e l’entità dei rischi connessi con i campi elettromagnetici presenti sul luogo di lavoro, una giustificazione che motivi perché non è stata necessaria una valutazione dei rischi più dettagliata. La norma si concentra nei fatti sugli ambienti a maggiore rischio, come ad esempio le officine in cui si effettuano lavorazioni a caldo come le termosaldature, studi radio-televisivi, laboratori sanitari dove sono utilizzati macchinari diagnostici con forti emissioni, e a questi chiede una vigilanza maggiore. La disposizione prevede che la valutazione dei rischi venga aggiornata almeno ogni cinque anni, e comunque tutte le volte che intervengano mutamenti tali da renderla superata, oppure quando i risultati della sorveglianza sanitaria rendano necessaria la sua revisione. Tra gli obblighi previsti per il datore di lavoro vi sono quelli di ordine generale: eliminazione della fonte di inquinamento elettromagnetico, riduzione al minimo dei rischi che derivano dall’esposizione, formazione e informazione obbligatoria per tutti i lavoratori esposti. In caso di superamento della “prima soglia” di esposizione, scattano obblighi specifici. In cima alla lista la valutazione dell’eventuale superamento dei valori massimi di esposizione. Segue l’elaborazione di un programma per ridurre i danni provocati dai campi magnetici. Tra le iniziative individuate dal testo: applicazione di altri metodi di lavoro che implicano una minore esposizione; scelta di attrezzature che emettano campi elettromagnetici di intensità inferiore; messa in opera di misure tecniche per ridurne l’emissione, incluso se necessario l’uso di dispositivi di sicurezza, schermature o di analoghi meccanismi di protezione. Quando è la seconda soglia ad essere superata, ovvero quando i lavoratori sono esposti ai valori più elevati, quelli limite che non dovrebbero essere mai raggiunti, ecco che il datore di lavoro è obbligato ad adottare misure immediate per il ritorno alla normalità: deve individuare le cause del superamento, rimuoverle, adottare misure perché il caso non si verifichi nuovamente, predisporre la sorveglianza sanitaria.

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