24 Gennaio 2011, h. 00:00

Confartigianato analizza le differenze regionali di un’Italia ormai prossima al federalismo fiscale

Il 2011 è l’anno delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Il 2011, però, sembra essere anche l’anno della definitiva entrata in vigore del federalismo fiscale. Ma a studiare bene le differenze tra Regione e Regione, tra provincia e provincia, più che di un’Italia unita si può parlare di un’Italia ferma all’età dei comuni, a quel medioevo fatto di tanti piccoli centri, tutti diversi tra loro. L’Ufficio studi di Confartigianato ha scattato una fotografia interessante, diventata un’inchiesta del più autorevole quotidiano nazionale, il Corriere della Sera, durante i giorni delle festività natalizie. Sul banco degli imputati sono finiti i costi del personale regionale che gravano su ciascun cittadino. Secondo il Copaff, la Commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale del Ministero dell’Economia e delle finanze, infatti, ad eccezione delle regioni a statuto speciale, in Italia esistono differenze territoriali enormi. La Campania, ad esempio, spende per i propri dipendenti 70 euro procapite, tre volte rispetto alla Lombardia, ma comunque meno del Molise, che chiede a ciascun cittadino 173 euro per coprire i costi del proprio personale. Ma la ragione di queste oscillazioni non sta soltanto nel numero di cittadini di ciascuna regione. L’Ufficio studi di Confartigianato, infatti, ha messo in parallelo il costo del personale della Sicilia e del Veneto. Nonostante i quasi 5 milioni di abitanti ciascuno, la Sicilia spende 1 miliardo e 782 milioni di euro, il Veneto appena 151 milioni di euro. Di queste differenze ne è piena l’Italia. Lo stesso discorso vale anche per il costo della politica, per la percentuale di spesa rispetto al Pil regionale e per la capacità dei principali tributi locali, Ici, Irpef, Irap regionale e comunale, di riuscire a coprire le entrate correnti. Nel 2009, queste quattro voci, hanno portato 58 miliardi e 11 milioni di euro nelle casse delle varie amministrazioni, ma come ha fatto notare Sergio Rizzo, l’autore dell’inchiesta, anche qui nelle con grandissime differenze tra territorio e territorio. A pagarne il prezzo maggiore, questa volta, sono stati cittadini ed imprenditori del Lazio, afflitti da una pressione alta che sfiora il 5% del Pil regionale.

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