8 Giugno 2011, h. 00:00

Le piccole imprese scommettono sulle reti

Piccolo è bello, su questo non ci piove. Ma la piccola dimensione aziendale mal si concilia con le sfide imposte dal mercato globale. Crescere di dimensioni, d’altra parte, non sembra la risposta giusta al problema. Un fatto è certo: per fare innovazione e ricerca, esportare o per ridurre i costi sfruttando economie di scala, bisogna avere le spalle larghe. Un numero crescente di imprenditori ha trovato la risposta nelle ‘reti di impresa’: una impresa artigiana su tre ha già sperimentato i benefici del fare squadra aderendo a gruppi di acquisto, consorzi di produzione o distribuzione, cooperative. Confartigianato è stata tra i primi a promuovere piattaforme comuni tra imprese come antidoto alla polverizzazione del tessuto produttivo nazionale, e in un incontro dal titolo ‘Viaggio nell’Italia che fa rete’, ha condiviso il proprio punto di vista con rappresentati dei ministeri dello sviluppo economico e Finanze, camere di Commercio, Conferenza delle regioni e banche. Sotto la lente le esperienze di 12 reti di imprese un banco di prova reale, fedele testimone di vantaggi e ostacoli all’aggregazione. Accanto agli imprenditori i consulenti delle associazioni territoriali di Confartigianato che hanno reso possibile la nascita e lo sviluppo di progetti che altrimenti rischiavano di restare nel cassetto. <i> “Sostanzialmente</i> – spiega Daniele Pez di Confartigianato Udine – <i>le associazioni agiscono da facilitatori nel processo di realizzazione delle reti, perché riescono a mettere in condivisione quelle iniziative che sono sinergiche tra di loro, superando anche il problema della fiducia dei nuovi contatti perché, effettivamente, chi partecipa viene selezionato e di conseguenza ha già superato questo ostacolo iniziale, che consiste nella verifica della reale fondatezza dell’iniziativa”.</i> Se il mondo associativo si conferma lo strumento più efficace per accompagnare lo sviluppo delle aggregazioni (lo ha confermato tra gli altri Domenico Palmieri presidente dell’Associazione Italiana Politiche Industriali. <i>‘La rete</i> – ha detto – <i>nasce come l’unico strumento oggi possibile per fare innovazione e per rilanciare la competitività</i>’), importanti iniziative del Governo, come il recente ‘contratto di rete’ attestano la necessità di sostenere e incentivare le imprese nel fare network. Qualcosa è stato fatto, molto resta da fare. Giuseppe Tripoli, Mister PMI, così ha riassunto la situazione. <i>“Le reti </i>– ha sottolineato Tripoli -<i> si sviluppano per allargare il mercato soprattutto sull’internazionalizzazione, lì ci saranno delle priorità; chiedono se ci sono degli incentivi che siano automatici e facilmente calcolabili, quindi si andrà verso l’automatismo, chiedono che vangano riconosciuti e aiutati nelle politiche di brand e nelle politiche di trasferimento tecnologico e infine chiedono, ma qui possiamo solo fare un’operazione di moral suasion nei confronti del sistema creditizio, che le banche si adoperino per riconoscere nel rating alle imprese che sono in rete un valore più alto.’</i> Su quest’ultimo punto, per ora, le banche tacciono. Un rating che sappia finalmente cogliere gli aspetti qualitativi delle imprese e dei loro progetti, sia da sole che in rete, non è dietro l’angolo. Ma le aggregazioni comunque possono agevolare l’accesso al credito, lo ha detto Raffaele Persico di Unicredit nel corso dell’incontro. <i>“La rete che innova, tesa a internazionalizzare un sistema delle imprese o singole imprese, una rete che mira a migliorare i fattori di competitività delle aziende, rappresenta decisamente un fattore di miglioramento delle condizioni con cui si può presentare alla banca per un nuovo credito”.</i>

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