12 Aprile 2023, h. 14:49 Studi

STUDI – Italia cresce, tengono gli investimenti e aumentano gli occupati: 2 assunzioni su 3 nelle MPI

Nelle previsioni contenute nel Documento di Economia e Finanza (DEF) 2023 varato ieri dal Consiglio dei Ministri, la crescita del PIL nel 2023 è stimata al +1,0%, migliorando il +0,7%  previsto dal Fondo monetario internazionale e il +0,6% indicato a marzo dall’Ocse. Si tratta di un apprezzabile risultato in un contesto di bassa crescita mondiale e di diffuse strette monetarie, mentre la dinamica inflazionistica sta rallentando la spesa delle famiglie. Sempre secondo il Fondo monetario internazionale, quest’anno la crescita mondiale si ferma al +2,8%, un tasso che, al netto dei due anni di recessione (2009 e 2020), è uguale a quello del 2019 e risulta il più basso dal 2001. Le conseguenze dell’invasione dell’Ucraina, l’esplosione della crisi energetica e l’abbassamento della traiettoria di crescita della Cina dopo la pandemia generano impulsi recessivi mentre lo shock energetico ha innalzato il tasso di inflazione, innescando una catena di rialzi dei tassi ufficiali di interesse da parte delle banche centrali.

L’economia italiana delinea alcuni punti di forza, decisivi per evitare la caduta in stagflazione.  Come ha evidenziato una nostra recente analisi, l’Italia è caratterizzata da un buon andamento degli investimenti, che hanno proseguito la crescita anche nell’ultimo trimestre dello scorso anno, mentre sono scesi nella media Ue. Le imprese sono state decisive nel sostegno dei processi di accumulazione di capitale, considerato che nel 2022 gli investimenti pubblici sono scesi dell’1,1%, trend influenzato dall’ancora bassa spesa attivata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, al netto degli interventi automatici di ecobonus e transizione 4.0, come rilevato dalla Corte dei conti nella recente relazione sullo stato di attuazione del PNRR.

Le difficoltà delle famiglie conseguenti al rincaro dei prezzi e la riduzione del potere di acquisto sono attenuate dalla crescita dell’occupazione, in particolare modo di quella stabile. A febbraio 2023 si consolida l’aumento degli occupati (+352mila in 12 mesi) sostenuto dalla componente permanente (+515mila). L’analisi dei dati delle comunicazioni obbligatorie, evidenzia che nel settore privato non-agricolo, nel periodo gennaio-febbraio di quest’anno sono state create 106mila nuove posizioni lavorative, più del doppio delle 45mila del precedente bimestre. La crescita è stata tutta determinata da 107mila assunzioni nette a tempo indeterminato.

Altri segnali statistici pongono al centro della ripresa del mercato del lavoro le micro e piccole imprese (MPI). Se a questo segmento di imprese si riferisce meno della metà (48,9%) dei dipendenti, secondo le ultime previsioni di Unioncamere-Anapal, esso determina i due terzi (65,9%) delle entrate di lavoratori previste nel trimestre aprile-giugno 2023.

Nel dettaglio per tipologia contrattuale la quota di entrate di personale dipendente è dell’86,8% nelle MPI a fronte del 75,2% delle medie e grandi imprese che utilizzano con maggiore intensità i lavoratori somministrati (18,0% rispetto al 6,5% delle MPI) e altre forme di lavoro non alle dipendenze.

Persistono rischi elevati che condizionano il contesto internazionale e l’evoluzione dei prezzi dell’energia a seguito del prolungamento della guerra in Ucraina. La tenuta degli investimenti e delle esportazioni e la ripresa del mercato del lavoro potrebbero non consolidarsi a fronte di un rientro più lento dell’inflazione e un prolungamento della stretta monetaria. Queste prospettive saranno al centro del webinar di presentazione del 24° report di Confartigianato ‘Primavera 2023: tendenze, cambiamenti e incertezze’ organizzato per lunedì 17 aprile 2023 dall’Ufficio Studi e dalla Direzione Politiche economiche. Qui le info sul webinar.

 

 

 

Lavoratori in entrata per tipologia contrattuale e dimensione di impresa

aprile 2023, % sul totale entrate – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Unioncamere-Anapal

 

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