Le incertezze dell’estate 2026 pesano su manifattura e made in Italy. L’analisi su IlSussidiario.net
L’estate del 2026 si apre con la complessa attuazione dell’accordo tra Stati Uniti e Iran, ma l’economia italiana continua a pagare il conto di quattro mesi di crisi nello Stretto di Hormuz. Energia più cara, export in frenata e credito più costoso stanno rallentando soprattutto la manifattura, il settore che con 356mila imprese e 3,9 milioni di addetti rappresenta il cuore produttivo del Paese.
L’analisi delle ultime tendenze della crescita e della congiuntura è proposta nell’articolo ‘L’estate del PIL italiano – Turismo e costruzioni salvano la crescita, ma l’industria paga Hormuz’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato su il Sussidiario.net.
L’economia italiana è instradata su un sentiero di bassa crescita. Secondo le recenti previsioni della Commissione europea nel biennio 2026-2027 il PIL dell’Italia cumula una crescita dell’1,1%, meno della metà del +2,5% della media UE e risultando la più bassa tra tutti i 27 paesi dell’Unione. La valutazione migliora se si considera il PIL pro capite, che nel biennio 2026-2027 aumenta dell’1,2%. In questo caso l’Italia risale al ventiduesimo posto nell’UE, superando Paesi bassi (+1,1%), Austria (+1,0%), Lussemburgo e Belgio (entrambi con +0,9%) e Irlanda (-0,1%).
L’analisi per settori evidenzia che nel primo trimestre del 2026, nel quale il PIL sale dello 0,8% su base annua, il valore aggiunto ristagna (+0,1%) nella manifattura, mentre sale del 3,0% nelle costruzioni e del +0,7% nei servizi. Nel confronto internazionale si osserva una debolezza del valore aggiunto manifatturiero anche in Germania (+0,3%), mentre si registra un aumento sopra al punto percentuale in Francia (+1,1%) e Spagna (+1,6%).
Il terziario è sostenuto dal buon andamento del turismo invernale e pasquale, che nei primi quattro mesi 2026 ha visto salire le presenze turistiche del 17,8% su base annua (era -0,6% il trend nei primi quattro mesi del 2025).
Sulla stagnazione della manifattura pesano gli effetti dei dazi statunitensi su molti settori del made in Italy e la perdita di un oltre un quarto dell’export in Medio Oriente nei primi tre mesi della guerra del Golfo. Inoltre, secondo i dati del CPB World Trade Monitor pubblicati giovedì scorso, a marzo il commercio mondiale ha registrato una flessione del 2,3% su febbraio, seguito da un parziale recupero ad aprile (+0,7%).
L’edilizia beneficia degli interventi del PNRR, che sostengono un aumento del 3,9% su base annua degli investimenti in costruzioni. Dopo una lunga fase espansiva del mercato del lavoro, nel primo trimestre del 2026 l’occupazione si stabilizza (+0,2% su base annua), sostenuta dalla spinta delle costruzioni (+5,4%). Stabile (+0,1%) l’occupazione nei servizi, mentre la manifattura segna una diminuzione dell’1,9%. Tra le maggiori regioni si osserva un calo più marcato degli occupati della manifattura in Veneto (-7,2%). Si registrano flessioni anche per Piemonte (-3,0%), Toscana (-2,4%) e Lombardia (-0,5%) mentre, in controtendenza, sale l’Emilia-Romagna (+1,1%).
L’Italia continua a crescere grazie a servizi, turismo e cantieri legati al PNRR, ma il motore manifatturiero rimane quasi fermo, frenato dalle incertezze della geopolitica, dal protezionismo statunitense e dalla fragile ripresa dell’economia tedesca. Nei primi quattro mesi del 2026 la produzione delle imprese manifatturiere sale di un limitato +0,6%. In chiave settoriale va segnalata la ripresa della produzione di autoveicoli e componentistica che nei primi quattro mesi del 2026 sale del 16,0%, invertendo il segno dopo il forte calo (-10,8%) del 2025. La produzione segna un aumento nella meccanica (+3,5%) e nella farmaceutica (+3,4%), ristagna (-0,3%) nell’alimentare e bevande, mentre persistono ampie flessioni nella chimica (-5,3%), nelle altre manifatture (mobili, gioielli, articoli sportivi, ecc. con un -5,1%), nella moda (-4,4%), nella carta e stampa (-3,3%).
Le attese sulla produzione delle imprese manifatturiere, a giugno segnano una risalita dopo quattro mesi consecutivi di calo. Le tensioni geopolitiche appesantiscono la domanda estera, indebolendo le esportazioni nei mercati più critici di Germania e Stati Uniti, con un calo più marcato per le vendite in Medio Oriente. La ripresa dell’economia tedesca, dopo la recessione del 2023-2025, è ancora debole e nei primi quattro mesi del 2026 l’export verso la Germania scende del 2,0%. I dazi contribuiscono ad una flessione dell’1,8% delle vendite del made in Italy negli Stati Uniti, valutate al netto della farmaceutica, i cui flussi sono condizionati dagli scambi infragruppo delle multinazionali. In particolare, i cali più pesanti si osservano cali a doppia cifra per l’export di mobili (-15,7%), alimentari e bevande (-13,1%), apparecchi elettronici e ottici (-11,0%), metalli di base e prodotti in metallo (-10,6%). Inoltre, l’analisi dei dati preliminari pubblicati venerdì dall’Istat evidenzia che nei primi tre mesi della crisi di Hormuz (marzo-maggio) si registra una caduta del 26,4% dell’export in Medio Oriente, pari ad una perdita di 1.862 milioni di euro di vendite del made in Italy nell’area. Nel complesso dei primi cinque mesi del 2026 l’export in Medio Oriente scende del 14,6%.
Sul fronte dei costi dell’energia, la crisi di Hormuz ha impattato maggiormente sui prezzi dei carburanti, ma ha innescato una pressione sulle bollette di elettricità e gas, che in Italia risulta la più elevata in Europa. Dopo trentacinque mesi, a maggio 2026 i prezzi al consumo dei beni energetici ritornano a crescere su base annua a doppia cifra (+12,0% rispetto a maggio 2025, era +9,3% ad aprile). Si osserva una maggiore spinta dei prezzi per carburanti (+16,9%) mentre si rafforza la crescita dei prezzi di elettricità e gas (+7,9%).
Anche nella crisi del 2026 si delinea, pur con un minore ordine di grandezza, quell’asimmetria del caro-bollette sfavorevole per l’Italia già osservata nel 2022. A maggio 2026 i prezzi al consumo di elettricità e gas in Unione europea sono stabili (+0,3%) rispetto a febbraio, livello antecedente alla guerra del Golfo, mentre in Italia sono saliti del 7,8%, la crescita più elevata tra tutti i 27 paesi dell’Unione europea e superiore al +5,2% della Francia, mentre i prezzi scendono in Germania (-0,5%) e, in modo più marcato, in Spagna (-11,8%), il paese europeo che secondo il monitoraggio di Bruegel del 16 giugno è maggiormente intervenuto per contrastare il caro-energia.
La nuova fase di politica monetaria restrittiva avviata dalla BCE viene affrontata dalle imprese italiane senza aver ancora assorbito gli effetti della stretta del 2022. Si delinea, infatti, un ulteriore inasprimento del costo del credito alle imprese che già ad aprile salgono al 3,65%, con un aumento di 16 punti base rispetto al 3,49% di marzo e risultando di 202 punti base superiore a quello del giugno 2022. Il caro-tassi potrebbe depotenziare la ripresa in corso degli investimenti in macchinari e impianti – che nel primo trimestre 2026 salgono del 6,6% su base annua – e compromettere la doppia transizione delle imprese, digitale e green.
Le tensioni geopolitiche dell’estate 2026 stanno dunque colpendo l’economia italiana in un momento particolarmente delicato. La spinta del PNRR si avvia gradualmente a esaurirsi, la manifattura fatica a ritrovare slancio e il costo dell’energia torna a crescere. Se la normalizzazione del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz non sarà rapida e duratura, si rischia che la debole crescita prevista per i prossimi anni si trasformi in una fase prolungata di stagnazione.
Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Commissione europea, Bce, Bruegel, CPB, Eurostat, GME e Istat
Related posts:
Le incertezze dell’estate 2026 per economia e imprese: il punto nel webinar del 6 luglio
Il punto sulla guerra del Golfo: import GNL dal Qatar, rischi per costi energia e crescita
Guerra del Golfo: le criticità per le filiere di manifattura e costruzioni. Il punto nel webinar del 13 aprile
Dal Piano per l’Export 40 milioni di euro per le micro e piccole imprese colpite dalla crisi di Hormuz

