Piccole imprese, grandi transizioni: Confartigianato ‘fa scuola’ su energie e sostenibilità
Energia, geopolitica, transizione ecologica, innovazione tecnologica, intelligenza artificiale, sostenibilità economica e sociale: sono stati i grandi temi al centro della 22ª edizione di “Energies and Sustainability Confartigianato High School”, svoltasi dal 21 al 23 settembre a Domus de Maria, in Sardegna, organizzata da Confartigianato Imprese in collaborazione con i Consorzi Energia CAEM, CEnPI e Multienergia.
Circa 400 dirigenti e rappresentanti del sistema associativo, esponenti delle istituzioni, esperti, economisti, divulgatori e rappresentanti del mondo scientifico si sono confrontati sulle grandi trasformazioni che stanno interessando il sistema produttivo e sulle conseguenze che queste avranno soprattutto sulle micro e piccole imprese italiane. Il punto di partenza dell’intera riflessione è stato il concetto di sostenibilità nella sua accezione più ampia. Non soltanto ambientale, quindi, ma anche economica, sociale e di governance. Una prospettiva nella quale la capacità di generare profitto rimane essenziale per garantire reddito, reinvestire, innovare e creare occupazione, ma si accompagna alla responsabilità dell’impresa nei confronti delle persone, delle comunità e del territorio.
Da questa impostazione deriva una concezione della sostenibilità come investimento. Investire nell’efficienza energetica, nell’autoproduzione da fonti rinnovabili, in macchinari più efficienti, nella riduzione degli sprechi e nel recupero dei materiali significa affrontare costi nel presente per costruire maggiore efficienza e resilienza nel futuro. Allo stesso modo, investire nelle persone e nelle nuove tecnologie significa rafforzare il capitale umano e la capacità dell’impresa di affrontare un mercato in continua trasformazione.
Un percorso che Confartigianato Imprese Sostenibili accompagna da circa cinque anni attraverso una rete di servizi, competenze e strumenti destinati alle imprese.
I lavori sono stati aperti dai saluti del Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna Giacomo Meloni e della Presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde. Successivamente è intervenuto il Presidente di Confartigianato Marco Granelli, che ha posto al centro del dibattito il divario tra i costi energetici sostenuti dalle piccole imprese italiane e quelli affrontati dai concorrenti europei. Secondo i dati dell’Ufficio studi di Confartigianato, infatti, presentati durante la convention, le micro e piccole imprese italiane sostengono complessivamente 3,7 miliardi di euro di extracosti per l’energia elettrica rispetto alla media dell’Unione europea. A incidere in maniera significativa è la componente fiscale e parafiscale della bolletta, comprensiva di accise e oneri generali di sistema. In Italia questa componente raggiunge 5,44 centesimi per chilowattora, un valore superiore del 47,4% rispetto alla media europea.
“Il caro-energia – ha sottolineato il Presidente Granelli – frena la competitività delle piccole imprese. Tra gli interventi strutturali da attuare con urgenza c’è il riequilibrio del carico fiscale e degli oneri generali di sistema nelle bollette elettriche delle diverse dimensioni di imprenditori, perché oggi penalizza le piccole aziende costrette a pagare anche per i grandi energivori. Le nostre imprese non chiedono privilegi, ma regole chiare e condizioni eque per competere in Europa. Se vogliamo difendere il made in Italy e accompagnare davvero le imprese nella transizione energetica, non possiamo continuare a far pagare alle più piccole un prezzo più alto proprio per l’energia che serve a produrre”.
Sul tema è intervenuto anche Carlo Piccinato, coordinatore di Confartigianato Imprese Sostenibili, che ha ricondotto il problema del caro-energia sia alle tensioni internazionali sia alle scelte energetiche maturate nel corso degli anni. L’Italia, secondo l’analisi proposta, continua a risentire di una forte dipendenza dagli idrocarburi e di un ritardo nello sviluppo e nell’integrazione delle fonti rinnovabili. Per ridurre strutturalmente il divario non sarebbero sufficienti interventi temporanei sulle tariffe o riduzioni delle accise. La prospettiva indicata è quella di una strategia industriale di medio periodo fondata sull’ampliamento delle fonti rinnovabili, sull’efficienza energetica e sulla valutazione del ruolo del nucleare di nuova generazione. Una strategia che deve fare i conti anche con i vincoli della finanza pubblica e con la necessità di concentrare le risorse su interventi capaci di produrre effetti strutturali sulla crescita.
Il tema dell’energia è stato quindi inserito in un quadro internazionale più ampio con la sessione “Guerra, Pace e Denaro”, dedicata alle conseguenze economiche e geopolitiche delle crisi internazionali. Al confronto hanno partecipato l’ambasciatore Pietro Benassi, il giornalista Antonio Caprarica, Pierferdinando Casini, Luigi Di Maio, Paolo Gentiloni e Vittorio Emanuele Parsi. Al centro del dibattito la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, la sicurezza delle rotte commerciali e la crescente importanza strategica delle materie prime e dell’energia. Casini e Parsi hanno evidenziato la fragilità dei mercati delle materie prime in uno scenario internazionale caratterizzato dalla crescente frammentazione del sistema multilaterale. La sicurezza degli approvvigionamenti è stata così collegata alla più ampia questione della sicurezza economica e della sovranità europea. Paolo Gentiloni ha richiamato l’attenzione sulla necessità di andare oltre le misure emergenziali e i sussidi temporanei, indicando nelle riforme strutturali e nell’accelerazione della transizione verso fonti energetiche pulite alcuni degli elementi necessari per affrontare il problema nel lungo periodo.
A rappresentare il Governo è stato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che ha illustrato le iniziative allo studio sul fronte dell’energia. Il ministro ha confermato il confronto con la Commissione europea per arrivare a un “decreto bollette” in grado di introdurre misure di sostegno mirate ai settori maggiormente esposti, nel rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato. Pichetto Fratin ha inoltre affrontato il tema del nucleare, illustrando il percorso relativo alla legge delega e ai successivi decreti legislativi per l’individuazione delle aree destinate ai nuovi impianti. L’obiettivo indicato dal ministro è quello di completare la legge delega entro la fine dell’anno. Nel modello delineato non si farebbe riferimento alle grandi centrali delle precedenti generazioni, ma a tecnologie di nuova generazione e a piccoli reattori, con una distribuzione territoriale differente rispetto al passato. Un ruolo importante, secondo il ministro, sarà svolto dalle Regioni e dal sistema delle imprese, così come dai gruppi di consumo. Sul fronte dei carburanti, Pichetto Fratin ha inoltre spiegato che il Governo sta valutando possibili agevolazioni settoriali per le attività nelle quali il carburante rappresenta una componente rilevante dei costi, anche in relazione all’incidenza del trasporto sul prezzo finale dei beni.
La prima giornata si è conclusa con l’intervento del presidente del Consorzio CAEM, Gianluca Cavion, e con la celebrazione del 25° anniversario della fondazione del Consorzio Multienergia.
La seconda giornata ha spostato l’attenzione sulla transizione ecologica e tecnologica, con un confronto dedicato al rapporto tra sostenibilità, innovazione e lavoro. Ai lavori hanno partecipato, tra gli altri, Devis Bellucci, Luca Bertelli, Alessandro Dodaro, Maurizio Melis, Paolo Taticchi e Ivana Pais. Il confronto ha affrontato una delle questioni destinate a diventare sempre più centrali per imprese e istituzioni: come conciliare la decarbonizzazione dell’economia con la crescente domanda di energia determinata dall’innovazione digitale.
Nel corso della giornata Confartigianato ha presentato anche una rilevazione dell’Ufficio studi sull’impatto della crisi energetica sui bilanci delle famiglie italiane. Secondo i dati illustrati durante la convention, tra febbraio e agosto 2026 l’indice dei prezzi al consumo relativo a elettricità, gas e altri combustibili domestici è cresciuto dell’11,4%. L’aumento si traduce, secondo la stima presentata, in un maggior esborso complessivo di circa 1,8 miliardi di euro per i quasi 27 milioni di nuclei familiari residenti in Italia. A trainare la crescita sono stati soprattutto il gas, aumentato del 13,5%, e l’elettricità, cresciuta del 10,1%. Entrambi gli incrementi hanno superato il tasso di inflazione del 2,8% registrato nello stesso periodo.
Un altro tema centrale della seconda giornata è stato l’impatto della digitalizzazione sulla domanda energetica. Le proiezioni presentate da Confartigianato, elaborate dall’Ufficio studi sulla base dei dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, indicano che tra il 2025 e il 2030 la domanda complessiva di elettricità di Stati Uniti, Cina ed Europa potrebbe aumentare di 3.312 TWh. Una quota significativa di questa crescita sarà generata dai Data Center che alimentano l’intelligenza artificiale generativa e i servizi cloud: circa 398 TWh. Particolarmente rilevante il dato relativo agli Stati Uniti, dove i data center dovrebbero determinare circa 203 TWh di domanda aggiuntiva nel quinquennio, arrivando a rappresentare quasi la metà dell’aumento complessivo dei consumi elettrici.
L’espansione dell’intelligenza artificiale non è quindi soltanto una questione tecnologica. Richiede nuove infrastrutture, maggiore disponibilità di energia e reti capaci di sostenere carichi di consumo sempre più elevati. È uno dei paradossi della transizione contemporanea: la digitalizzazione può contribuire all’efficienza dei processi e alla sostenibilità, ma al tempo stesso genera una domanda crescente di energia. La seconda giornata si è conclusa con l’intervento del presidente del Consorzio Multienergia Fabrizio Campaioli.
Il 23 settembre la convention è entrata nella dimensione più operativa, concentrandosi sugli strumenti concretamente disponibili per le imprese.
Salvatore Alessandro Casa, di Elemens, e Michele Macrì, responsabile Affari Regolatori del GSE, hanno approfondito il ruolo dei Power Purchase Agreements (PPA) e delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). Si tratta di strumenti che possono offrire alle piccole imprese nuove modalità per affrontare il problema della volatilità dei prezzi dell’energia. I PPA consentono di definire contratti di acquisto dell’energia su un orizzonte temporale più lungo, aumentando la programmabilità dei costi. Le Comunità Energetiche Rinnovabili, invece, permettono a soggetti diversi presenti sul territorio di condividere energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili. Per le micro e piccole imprese, questi modelli possono rappresentare un’opportunità per aumentare la capacità di autoproduzione, condividere l’energia e ridurre l’esposizione alle oscillazioni dei mercati. La sfida, tuttavia, non è soltanto tecnologica. Per rendere effettivamente accessibili questi strumenti alle imprese di minori dimensioni sono necessari adeguati livelli di informazione, competenze, progettazione e accompagnamento.
La sessione conclusiva dell’evento ha quindi allargato il confronto alla dimensione etica e alla tutela della legalità.
Lo scrittore Roberto Saviano ha richiamato l’attenzione sui rischi di infiltrazione della criminalità organizzata nelle filiere energetiche e nei settori interessati dalla transizione ecologica. La disponibilità di ingenti risorse pubbliche e private destinate alla trasformazione energetica e tecnologica rende necessario, secondo la riflessione proposta, rafforzare i controlli e i presidi di trasparenza, affinché gli investimenti possano tradursi in sviluppo senza creare spazi per fenomeni di condizionamento criminale.
Il tema della responsabilità è stato affrontato anche da Paolo Foglizzo, del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede, che ha richiamato i principi dell’enciclica Laudato si’ e il concetto di cura della casa comune. La sostenibilità è stata così ricondotta non soltanto alla dimensione economica o ambientale, ma anche a quella sociale ed etica: una trasformazione del modello produttivo deve tenere conto delle conseguenze sulle persone, sulle comunità e sui territori. A chiudere i lavori è stato Daniele Riva, presidente del Consorzio CEnPI.
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RIVEDI I LAVORI DELLA CONVENTION
Lunedì 21 settembre 2026 | ore 14:30
Martedì 22 settembre 2026 | ore 9:00
Mercoledì 23 settembre 2026 | ore 9:30
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