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PIL e lavoro tengono, ma energia e tassi frenano la ripresa. L’analisi su IlSussidiario.net

La crescita dell’economia italiana tiene nonostante il difficile contesto internazionale, i rialzi del costo dell’energia e l’avvio di un nuovo ciclo di politica monetaria restrittiva. L’aumento dei tassi mette a rischio la ripresa degli investimenti, strategici per la doppia transizione, digitale e green, delle imprese. Sulla stabilità finanziaria pesano i rischi di una bolla dei titoli tecnologici. Il trend annuale dell’occupazione rimane positivo grazie alla crescita del lavoro stabile. La necessità di una politica di bilancio prudente lascia poco spazio agli impulsi espansivi. La domanda deve quindi reggersi sulla fiducia e sulla spesa di famiglie e imprese, nonostante il perdurare delle crisi di natura geopolitica.

L’analisi delle ultime tendenze della crescita e della congiuntura in Italia è proposta nell’articolo ‘I numeri-PIL e lavoro tengono, ma energia e tassi frenano la ripresa’ a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato su il Sussidiario.net.

Mentre le previsioni di primavera della Commissione europea indicavano per il secondo trimestre del 2026 un calo dello 0,1% del PIL dell’Italia sul trimestre precedente, i dati definitivi diffusi dall’Istat confermano un aumento del PIL dello 0,2%, un ritmo che nel confronto internazionale è in linea con la crescita di Francia e Germania. La variazione acquisita per il 2026 (calcolata nell’ipotesi di una variazione nulla del PIL negli ultimi due trimestri dell’anno), al netto degli effetti di calendario, è pari al +0,8%.

Gli interventi del PNRR sostengono gli investimenti in costruzioni diversi dalle abitazioni (+7,4% sul trimestre precedente e +7,7% su base annua), mentre l’elevato costo del denaro e le incertezze del contesto internazionale frenano gli investimenti in macchinari, in calo del 2,3% sul trimestre precedente, con un rallentamento della ripresa in corso (+1,2% su base annua a fronte del +6,4% del trimestre precedente).

Nonostante il protrarsi delle tensioni di natura geopolitica, migliora il clima di fiducia. Ad agosto 2026 l’indice della fiducia delle imprese aumenta per il terzo mese consecutivo, mentre sale anche la fiducia dei consumatori, in crescita per il secondo mese consecutivo.

Nel corso del mese di agosto si aggrava la crisi energetica. Ad agosto il prezzo del gas (IG Index GME) sale del 13,5% rispetto a luglio mentre il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica (PUN Index GME) sale del 14,6%. Nei sei mesi del conflitto del Golfo il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica è stato mediamente superiore del 24,1% alla media di febbraio, un divario che sale al 48,7% per il costo del gas.

Nella rilevazione del Mase del 31 agosto il prezzo industriale del gasolio (al netto delle imposte) sale dello 0,6% rispetto alla rilevazione del 24 agosto. Nella media delle rilevazioni di agosto il prezzo del gasolio al netto delle imposte sale del 17,3% rispetto a luglio e risulta del 64,5% superiore alla media di febbraio. Secondo l’ultimo confronto internazionale disponibile, il costo industriale del gasolio in Italia è del 3,6% inferiore alla media dell’Eurozona.

Ad agosto, secondo le stime provvisorie, in Italia l’inflazione energetica sale al 17,0%, in accelerazione rispetto all’11,7% di luglio, risultando superiore al 14,3% della media dell’eurozona (era 10,3% a luglio).

La rassegna di alcuni indicatori chiave della congiuntura delinea il posizionamento delle imprese italiane in questa delicata fase ciclica.

A giugno l’indice destagionalizzato della produzione manifatturiera registra un calo dello 0,8% rispetto a maggio. Nel primo semestre dell’anno, la produzione, al netto degli effetti di calendario, registra una crescita tendenziale contenuta (+0,5%), con un incremento particolarmente sostenuto nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+10,0%). In positivo i macchinari (+2,0%), mentre la moda rimane in territorio negativo (-5,1%). Ad agosto si consolida il saldo positivo delle attese sulla produzione delle imprese manifatturiere, collocandosi su livelli precedenti allo scoppio della guerra in Ucraina.

A giugno la dinamica positiva dell’export (+1,6% rispetto a maggio e +9,8% su base annua) è in parte influenzata da vendite a elevato impatto della cantieristica navale: al netto di queste, si stima un aumento congiunturale più contenuto (+0,5%) e una crescita tendenziale meno sostenuta (+8,7%). Nel primo semestre 2026, l’export registra una crescita tendenziale del +4,5% in valore, che si ferma al +0,7% in volume; al netto della metallurgia, la cui crescita del 28,9% è pressoché interamente determinata dal forte aumento dell’export di metalli preziosi, la crescita del valore dell’export si ferma all’1,7%. In particolare, sono in territorio negativo i beni di consumo (-0,4%), su cui pesa il calo dell’1,3% dell’export della moda. Nei primi quattro mesi della guerra del Golfo l’export italiano in Medio Oriente registra una caduta di 2,2 miliardi di euro su base annua, la più elevata tra tutti i Paesi dell’Unione europea.

Nella media del trimestre febbraio-maggio la produzione delle costruzioni segna un incremento del 2,0% rispetto al trimestre precedente. Su base tendenziale, la serie corretta per gli effetti di calendario nei primi cinque mesi del 2026 segna un aumento del 2,0%.

A giugno il fatturato dei servizi sale del 4,6% su base annua in valore e dello 0,4% in volume; nel primo semestre del 2026 la crescita è del 3,5% in valore e dello 0,6% in volume.

Le recenti analisi del Ministero del Turismo indicano a luglio 2026 un aumento del 4,4% su base annua delle presenze turistiche, trainato dal +6,0% della componente estera a fronte del +2,3% di quella italiana. Gli incrementi più marcati si registrano in Piemonte (+9,9%), Marche (+8,2%), Calabria e Friuli-Venezia Giulia (+7,8%), Abruzzo (+6,7%), Lombardia (+6,4%) e Puglia (+6,0%).

A luglio 2026, su base mensile, l’occupazione risulta stabile. Su base annua si registra una crescita dell’1,3% del numero degli occupati (+307mila unità rispetto a luglio 2025), sostenuta dall’aumento dell’1,9% (+303mila unità) dei dipendenti permanenti. Le imprese indicano che il 42,6% delle entrate previste a luglio è di difficile reperimento. Come evidenziato da una recente analisi di Confartigianato, la carenza di competenze frena l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane.

A giugno i prestiti alle imprese sono aumentati del 3,2% (era +3,5% a maggio), mentre si registrano alcune tensioni sul costo dei prestiti che a giugno risulta pari al 3,77%, in aumento di 28 punti base rispetto al minimo del 3,49% registrato a marzo e superiore di 214 punti base ai livelli precedenti alla stretta del 2022. Dopo l’aumento a giugno di 25 punti base dei tassi di riferimento, a luglio la BCE ha mantenuto invariati i tassi. Come indicato nel Bollettino economico di luglio della Banca d’Italia, i mercati si attendono un ulteriore rialzo di 25 punti base tra settembre e dicembre. Il 9 e 10 settembre si terrà il prossimo Consiglio direttivo per le decisioni di politica monetaria.

Sul sistema finanziario gravano i rischi derivanti da una possibile bolla nel settore tecnologico, alimentata dal rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale. Secondo una recente analisi pubblicata nel blog della BCE, le famiglie dell’area dell’euro sono esposte in titoli tecnologici statunitensi per 440 miliardi di euro.

Alla fine dell’estate si intensifica il dibattito sulla prossima manovra di bilancio. Il percorso delineato nel Documento di finanza pubblica 2026 pubblicato ad aprile prevede una progressiva riduzione del rapporto deficit/PIL fino al 2,5% nel 2028, accompagnata da una diminuzione del rapporto debito/PIL a partire dal 2027. Un buon andamento del PIL sostiene la discesa degli indicatori di finanza pubblica. Si prospetta una manovra per il 2027 con interventi più rilevanti per lavoro, fisco, difesa e sanità. Per recuperare le risorse necessarie agli interventi e rispettare i vincoli europei, è necessario intervenire sulla spesa pubblica a più bassa efficienza, più che su nuove entrate, tenuto conto che l’Italia nel 2026 presenta un carico fiscale del 43,2% del PIL, superiore di 2,1 punti percentuali alla media dell’UE a 27.

 

Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca d’Italia, BCE, Commissione europea, Eurostat, GME, Istat, Mase, Mef, MiTur, Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

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