Midterm USA – Made in Italy resiste ai dazi: +3,7% nel 2026 meglio dei competitor europei
In concomitanza con le elezioni di metà mandato (midterm) del 3 novembre, il commercio internazionale rappresenta uno dei terreni su cui misurare gli effetti della politica economica americana. Sul fronte della crescita, secondo le recenti previsioni del Fondo monetario internazionale il PIL statunitense sale del 2,3% nel 2026 e nel 2027. Per il made in Italy, un primo bilancio nel periodo di applicazione dei dazi evidenzia una resilienza delle esportazioni, nonostante le barriere tariffarie e l’indebolimento del dollaro. Persiste una maggiore debolezza nelle filiere dove sono più presenti le micro e piccole imprese.
L’Italia fa meglio dei principali partner europei. Nei primi otto mesi del 2026 le esportazioni italiane negli Stati Uniti crescono del 3,7%, a fronte del +3,2% della Spagna, del +0,9% della Germania e del calo dell’1,4% della Francia. Nel complesso, l’export dell’Unione europea verso il mercato americano arretra del 12,7%, appesantito dal forte calo dell’Irlanda. Al netto del flusso irlandese, i restanti 26 paesi UE segnano una stazionarietà (-0,2%) dell’export.
La tenuta italiana assume particolare rilievo in un contesto di rallentamento degli scambi transatlantici. La crescita resta inferiore al +6,3% registrato nei primi otto mesi del 2025, quando gli acquisti anticipati dagli importatori statunitensi avevano sostenuto le vendite. Le stime preliminari dell’Istat per settembre indicano una flessione dell’export negli Stati Uniti del 6,6% su base annua, che porta nei primi nove mesi del 2026 ad una crescita complessiva del +2,5%.
Macchinari tra i driver della crescita. Come evidenziato nel 21° Rapporto annuale di Confartigianato – qui per scaricarlo – negli ultimi dodici mesi ad agosto 2026 l’export italiano negli USA vale 71,4 miliardi di euro. L’analisi settoriale evidenzia un aumento del 13,7% per la farmaceutica, superiore al +6,6% registrato sui mercati extra UE, e del 10,8% per i macchinari, in controtendenza rispetto al calo dell’1,9% dell’export extra UE. In crescita anche gli apparecchi elettrici (+4,7% contro +0,6%) mentre resta in territorio positivo anche la moda (+0,9% contro il calo del 3,1% nei paesi extra UE). Più difficile la situazione per mezzi di trasporto (-2,8%), alimentari e bevande (-5,5%), metallurgia e prodotti in metallo (-5,6%) e mobili (-12,4%). Nel complesso dei settori a maggiore presenza di micro e piccole imprese le vendite sul mercato statunitense mostrano una minore vivacità.
Tra le maggiori regioni esportatrici, negli ultimi dodici mesi a giugno 2026 l’export negli Stati Uniti in Lombardia vale 14,6 miliardi di euro, seguita da Toscana con 13,1 miliardi, Emilia-Romagna con 9,4 miliardi, Veneto con 7,9 miliardi, Lazio con 6,8 miliardi e Piemonte con 4,5 miliardi di euro. Tra le maggiori province, l’export negli USA a Firenze vale 8,3 miliardi di euro, seguita da Milano con 6,3 miliardi, Frosinone con 4,5 miliardi di euro, Modena con 2,9 miliardi, Bologna con 2,5 miliardi di euro, L’Aquila con 2,2 miliardi, Torino e Vicenza, entrambe con 2,1 miliardi.
Alcune evidenze sul trend del made in Italy negli Stati Uniti per territorio saranno proposte lunedì prossimo, 9 novembre 2026 dalle ore 11.30, nel corso del webinar di presentazione del 39° report congiunturale, organizzato dall’Ufficio Studi Confartigianato in collaborazione con la Direzione Politiche Fiscali nell’ambito della Scuola di Sistema.
Il dazio implicito del cambio. Il Rapporto di Confartigianato evidenzia inoltre che tra agosto 2025 e settembre 2026 l’euro si è apprezzato mediamente del 5,4% rispetto ai primi sette mesi del 2025. Un movimento che si aggiunge ai dazi come una sorta di «dazio implicito», aumentando il prezzo in dollari dei prodotti italiani.
Dinamica export negli USA nei primi 8 mesi del 2026 nei principali paesi Ue
var. % y/y, Ue a 26, al netto dell’Irlanda – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat
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