Sul Decreto lavoro le Confederazioni artigiane chiedono incentivi strutturali e meno burocrazia

Confartigianato, CNA e Casartigiani esprimono giudizio positivo sull’impianto del Decreto Lavoro, che riconosce la centralità della contrattazione collettiva nazionale delle organizzazioni comparativamente più rappresentative nella determinazione del “salario giusto”.
In audizione oggi presso la Commissione Lavoro della Camera, le tre Confederazioni hanno accolto con favore il sostegno all’occupazione di giovani, donne e all’interno della ZES unica, esprimendo tuttavia perplessità sulla natura sperimentale dei bonus limitati al solo 2026. Per garantire una reale programmazione aziendale, Confartigianato, Cna, Casartigiani chiedono un orizzonte almeno triennale delle agevolazioni, insieme a una rapida definizione delle modalità attuative per evitare i ritardi e le incertezze applicative che in passato hanno frenato gli investimenti in nuova occupazione.
Sul fronte del “salario giusto”, le Confederazioni promuovono la scelta di non ricorrere a un salario minimo legale, puntando invece sulla centralità dei CCNL sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Tale approccio è considerato l’unico in grado di contrastare il dumping contrattuale e la proliferazione di “contratti pirata e la giusta soluzione per valorizzare le prestazioni di welfare bilaterale, fiore all’occhiello delle relazioni sindacali nell’artigianato”.
Per quanto riguarda l’introduzione dell’anticipazione economica obbligatoria legata all’IPCA in caso di mancato rinnovo contrattuale, Confartigianato, CNA e Casartigiani ritengono che questo automatismo possa comprimere gli spazi negoziali delle parti sociali, le quali dovrebbero mantenere la piena disponibilità dell’istituto della vacanza contrattuale.
Infine, in merito al lavoro su piattaforme digitali, le tre Organizzazioni condividono l’esigenza di trasparenza e contrasto al caporalato, ma invitano alla cautela sulla “presunzione di subordinazione” derivante dal controllo algoritmico. Il rischio è una classificazione automatica e impropria di forme genuine di lavoro autonomo, che creerebbe insicurezza giuridica e nuovi oneri burocratici.
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