Dal bosco al prodotto finito: ad Asiago il confronto sulla filiera del legno
Il prezzo dell’abete rosso “in piedi” è triplicato nel giro di tre anni, passando dai 40 euro al metro cubo del 2021 ai 120 euro del primo trimestre 2026. E mentre il costo delle materie prime da costruzione è aumentato fino al 35% negli ultimi 6 mesi, le segherie e le imprese della prima lavorazione del legno sono oggi l’anello più fragile della filiera: schiacciate tra l’aumento del costo dei tronchi e prezzi dei segati che non crescono in modo proporzionale.
È il quadro emerso nel convegno “Dal Bosco al Prodotto Finito”, promosso ad Asiago da Confartigianato Imprese Veneto e Confartigianato Imprese Vicenza, un momento di confronto che ha riunito imprese, tecnici, studiosi e rappresentanti istituzionali per affrontare il tema della crisi della filiera del legno e delle prospettive del mercato.
In Veneto la filiera artigiana del legno conta 8.872 imprese e 20.856 addetti, distribuiti tra arredo, segherie, serramenti, edilizia e tappezzeria. Un comparto strategico per l’economia regionale, che oggi si trova però ad affrontare una fase di forte instabilità, aggravata dalle tensioni geopolitiche internazionali e dalle prospettive negative legate anche al conflitto in Iran.
Una crisi resa ancora più grave dalla progressiva scomparsa delle segherie venete, oggi sempre meno attrattive per le nuove generazioni e frenate dalle difficoltà del passaggio generazionale. In tutto il Veneto le imprese boschive e le segherie artigiane sono appena 385, con meno di mille addetti complessivi. Un numero insufficiente per sostenere una vera filiera corta regionale del legno.
29/05/2026
«Dopo la grande disponibilità di legname derivante dalla tempesta Vaia e dall’attacco del Bostrico – ha spiegato Maurizio Cattai, presidente della Federazione Legno di
Confartigianato Imprese Veneto – quel patrimonio non è stato capitalizzato sul territorio. Troppo legno è uscito grezzo, troppo valore aggiunto è finito all’estero. Oggi le nostre imprese si trovano a importare semilavorati da Austria, Germania e Slovenia a prezzi stellari».
Secondo Cattai, il Veneto si trova davanti a una contraddizione evidente: «Abbiamo una risorsa enorme, perché oltre un terzo del territorio regionale è boscato, ma tagli e utilizzazioni rimangono inferiori al potenziale sostenibile. Serve una vera governance della filiera, che colleghi proprietari forestali, imprese boschive, segherie e trasformatori».
Da qui la proposta lanciata da Confartigianato: un “Patto Legno Veneto” per costruire una filiera corta regionale, aumentando la quota di approvvigionamento locale attraverso contratti di filiera, incentivi alla viabilità forestale, sostegno alle segherie e premialità nei bandi pubblici per l’utilizzo di legno veneto certificato.
«Il nostro – ha aggiunto Cattai – non vuole essere un semplice grido d’aiuto, ma la richiesta di mettere finalmente questa filiera al centro dell’agenda politica regionale».
A preoccupare maggiormente è la situazione delle imprese della prima lavorazione. «Le segherie sono il settore che soffre di più – ha spiegato Davide Pettenella, professore di Economia e politica forestale dell’Università di Padova – perché il prezzo del legname lavorato oggi è molto più basso rispetto agli anni precedenti e le aspettative di mercato restano negative a causa della stagnazione economica. Paradossalmente, i proprietari forestali vivono una fase favorevole, mentre chi trasforma il legno è in forte difficoltà».



