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A Milano, scuola e impresa affollano il teatro Strehler per “Seize the change. Futuri sostenibili”


L’impresa incontra la scuola e lo fa sui temi della sostenibilità ambientale
. È questo il senso dell’evento Seize the change. Futuri sostenibili, andato in scena ieri sul palco del Teatro Strehler di Milano. L’iniziativa ha ufficialmente aperto i battenti della Settimana per l’Energia e la Sostenibilità 2026 firmata da Confartigianato Imprese, con eventi in tutta Italia e l’apertura in grande stile di Milano, dove scuole e imprenditori da tutta la Lombardia hanno affollato uno dei simboli della cultura meneghina.

Sul palco si sono alternati Gianni Clementi ed Emanuela Rossi con la piece “Non si butta via niente”, il Presidente di Confartigianato Marco Granelli, il professore e influencer Vincenzo Schettini con un nuovo episodio de L’Artigianato Che Ci Piace e l’attore Massimo Ghini, con lo spettacolo “Futuri sostenibili”.

Le conclusioni sono state affidate al Presidente di Confartigianato Lombardia, Eugenio Massetti, preceduto da Fabrizio Ventrice, Direttore di Unioncamere Lombardia.

Condotto e moderato sul palco da Carlo Piccinato, coordinatore di Confartigianato Imprese Sostenibili, l’evento ha meritato anche una particolare visibilità mediatica con la valorizzazione delle più aggiornate rilevazioni su sostenibilità e green.

“La transizione ecologica – sottolinea il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – offre straordinarie opportunità di lavoro che però non siamo in grado di soddisfare con le competenze necessarie. Rischiamo di perdere un’occasione irripetibile. La sostenibilità non è un adempimento da affrontare, ma una leva strategica per il futuro del Paese. Occorre un grande patto nazionale tra scuola e sistema della formazione, politiche del lavoro e imprese per formare il capitale umano di cui abbiamo urgente bisogno per garantire una transizione green capace di generare occupazione, tutelare l’ambiente, potenziare la competitività delle imprese”.

Un futuro sostenibile inizia dalle competenze capaci di costruirlo. Ma le green skill sono ancora difficili da trovare. Lo scorso anno, le imprese italiane avevano necessità di 3,4 milioni di lavoratori in grado di gestire prodotti e tecnologie green, ma 1,6 milioni (pari al 48,7% del fabbisogno) sono risultati introvabili.

Un’analisi dell’Ufficio studi di Confartigianato che mette in evidenza la difficoltà delle aziende a trovare personale con adeguata preparazione specifica per gestire le attività connesse alla transizione ecologica. Un ostacolo non da poco nel percorso che gli imprenditori italiani di tutti i settori hanno intrapreso per ridurre l’impatto ambientale, migliorare l’efficienza energetica, ottimizzare l’utilizzo delle risorse.

La mappa regionale del mismatch tra domanda e offerta di lavoro vede la Lombardia al primo posto per numero di profili green difficili da reperire. Nel 2025, su 613.660 lavoratori richiesti dalle imprese lombarde per attività che necessitano di competenze nella gestione di prodotti e tecnologie sostenibili, 303.160 sono risultati difficili da trovare: il 49,4% del fabbisogno.

Al secondo posto si colloca il Veneto: su 297.610 entrate previste con competenze green, 162.350 sono difficili da reperire, pari al 54,6%. Segue il Lazio, dove le imprese hanno programmato 355.560 ingressi e faticano a trovare 152.370 figure professionali, il 42,9%. In Emilia-Romagna, su 281.650 lavoratori ricercati, 147.650 risultano difficili da reperire, pari al 52,4%. Chiude la top five la Campania, con 132.800 profili introvabili su 299.630 entrate previste, il 44,3%.

La carenza di competenze per la transizione ecologica riguarda da vicino anche le nuove generazioni. Nel 2025 le imprese hanno programmato 955.180 assunzioni di under 30 per mansioni che richiedono capacità specifiche nella gestione di prodotti e tecnologie green. Ma 478.760 giovani sono risultati difficili da reperire, con un’incidenza del 50,1%. Il divario tra domanda e offerta di green skill si fa ancora più evidente nelle micro e piccole imprese (MPI), fino a 49 dipendenti. Nel 2025 queste aziende hanno programmato 2.239.350 entrate per le quali sono necessarie competenze specifiche nella gestione di prodotti e tecnologie sostenibili. Di queste, 1.179.400 sono risultate difficili da reperire, pari al 52,7% del fabbisogno di profili green. La quota supera di 4 punti percentuali la media nazionale del 48,7% ed è cresciuta di 0,3 punti rispetto al 2024. Le MPI concentrano il 70,9% di tutte le entrate green difficili da reperire nel sistema delle imprese.

Ancora più critica la situazione nell’artigianato. Nel 2025 le imprese artigiane hanno programmato 305.410 entrate per profili con competenze green, pari al 62,1% delle 491.450 entrate complessive previste. Ben 190.870 figure sono risultate difficili da reperire, con un’incidenza del 62,5%: 13,8 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale. La difficoltà è inoltre aumentata di 1,5 punti in un anno.

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