Spread del 23% del costo dell’energia elettrica per una piccola impresa manifatturiera italiana
Dal 19 al 24 ottobre Confartigianato promuove la Settimana per l’Energia e la Sostenibilità, con 50 eventi in tutta Italia dedicati all’efficienza energetica, all’economia circolare e alle competenze green, valorizzando il ruolo delle piccole imprese nella transizione ecologica.
Qui gli eventi odierni e qui per il programma della Settimana.
Nel contesto attuale la sostenibilità deve tuttavia confrontarsi con i rincari dell’energia e con gli squilibri strutturali che penalizzano la competitività del sistema produttivo italiano. Tra questi, il maggiore costo dell’elettricità che, per una piccola impresa manifatturiera tipo, supera del 23% quello dei principali concorrenti europei, con un divario amplificato dal peso degli oneri fiscali e parafiscali, come delineato nell’analisi anticipata nell’articolo ‘Elettricità, per piccole imprese manifatturiere costi superiori del 23% vs competitor Ue’ pubblicato su Quotidiano Energia a firma di Enrico Quintavalle, Responsabile Ufficio Studi Confartigianato.
Le tensioni sui prezzi dell’energia generate dalla guerra del Golfo hanno interessato inizialmente petrolio e gas, per diffondersi successivamente al mercato elettrico, con effetti amplificati in Italia dall’elevato utilizzo del gas nella generazione. Nell’ultima riunione il Consiglio europeo ha sollecitato nuove misure per contrastare i prezzi elevati dell’energia, mentre il Governo italiano e la Commissione europea hanno raggiunto un’intesa sulle misure previste dal DL Bollette 21/2026.
Nel corso della crisi del Golfo, sui mercati all’ingrosso nella media marzo-ottobre (al 20/10) il prezzo del gas (IG index GME) è risultato mediamente superiore del 69,2% rispetto a febbraio, il prezzo dell’elettricità (PUN index GME) del 39,8%. Ad ottobre gli indicatori di costo dell’energia registrano forti tensioni: nella media al 20/10 il prezzo del gas sale del 153,0% rispetto ad ottobre 2025, mentre il PUN sale del 98,8%.
Secondo i dati pubblicati giovedì scorso dall’International Energy Agency (IEA), nei dodici mesi tra agosto 2025 e luglio 2026 l’Italia ha una quota di generazione elettrica da gas naturale del 44,1%, quasi tripla rispetto al 16,9% della media UE e si colloca al secondo posto dopo Malta e prima tra le maggiori economie europee, con una quota più che doppia rispetto a Spagna (20,1%) e Germania (18,3%) e ampiamente superiore alla Francia (2,8%).
Tra le due crisi energetiche la dipendenza dal gas nella generazione elettrica italiana si è ridotta di 5,3 punti percentuali, dal 49,4% del 2021 al 44,1% degli ultimi dodici mesi a luglio 2026. Parallelamente, è aumentato il contributo delle fonti rinnovabili, la cui quota è salita dal 41,5% al 49,8%, con un incremento di 8,3 punti percentuali. Nonostante il recente miglioramento, la più elevata dipendenza dal gas nella generazione elettrica accentua l’esposizione del sistema produttivo italiano alle tensioni sui prezzi della materia prima, contribuendo ad ampliare lo svantaggio competitivo delle piccole imprese sul costo dell’elettricità. L’Italia, lo ricordiamo, è il primo paese dell’Unione europea per occupati nelle piccole imprese manifatturiere: secondo il quadro strutturale pubblicato dall’Istat sempre giovedì scorso si tratta di 337mila imprese con 1 milione 830mila addetti e 100,1 miliardi di euro di valore aggiunto che contribuiscono al 31,5% del totale della manifattura italiana.
Sul fronte del costo dell’energia elettrica, l’analisi dell’ultimo aggiornamento di Eurostat, relativo al primo semestre 2026, evidenzia che per una piccola impresa manifatturiera tipo in bassa tensione con un consumo annuo di 155 MWh – si tratta del consumo medio delle imprese in bassa tensione con una potenza impegnata superiore a 50 kW, che addensano oltre un quarto (27,0%) dei consumi in bassa tensione – la spesa per l’energia elettrica, al netto dell’IVA, ammonta in Italia a 39.993 euro, del 23,0% superiore ai 32.526 euro della media dei tre principali competitor europei, Germania, Francia e Spagna. In Italia si sostiene un maggiore costo dell’8,8% rispetto alla Germania, del 25,7% rispetto alla Francia e del 57,9% rispetto alla Spagna.
Lo svantaggio italiano emerge già considerando il prezzo dell’elettricità al netto di tutte le imposte e degli oneri. Per l’impresa tipo italiana questa componente determina un costo annuo superiore del 18,0% rispetto al competitor medio europeo, con un gap dell’8,7% rispetto alla Germania, del 15,9% rispetto alla Francia e del 44,2% rispetto alla Spagna.
Ma è la componente fiscale e parafiscale e lo squilibrio che penalizza le piccole imprese ad ampliare il divario competitivo. In Italia le tasse e gli oneri, al netto dell’Iva, incidono sulla piccola impresa esaminata per 9.303 euro annui, un importo del 42,5% superiore al prelievo della concorrente piccola impresa europea. Il prelievo risulta superiore del 9,3% rispetto alla Germania, del 97,7% rispetto alla Spagna e risulta più che doppio (il 108,2% in più) rispetto alla Francia. Il peso di tasse e oneri raggiunge il 23,2% della bolletta italiana al netto dell’IVA e degli altri prelievi recuperabili, contro il 20,1% della media dei tre maggiori competitor europei.
Lo squilibrio del prelievo fiscale e per oneri di sistema è reso evidente nel confronto europeo. La distribuzione del prelievo per classe di consumo evidenzia infatti uno spread tra Italia e UE positivo e superiore al 30% per tutte le classi con consumi inferiori a 20.000 MWh annui, mentre diventa negativo per le imprese con consumi pari o superiori a tale soglia.
Il costo dell’energia elettrica per una piccola impresa manifatturiera tipo nei principali paesi UE
I semestre 2026. Consumo annuo 155.311 kWh, prezzi classe IB, euro all’anno e diff. percentuali – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat.
Divario Italia-UE prelievo fiscale e parafiscale sul prezzo dell’elettricità in Italia e UE a 27 per classe di consumo
I semestre 2026. Gap. % Italia-UE a 27 su differenza tra prezzo Iva esclusa e prezzo al netto di tasse e oneri. Classi in MWh – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat
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