autotrasporto sospeso fermo

AUTOTRASPORTO - Il Presidente di Confartigianato Trasporti Francesco Del Boca: Raggiunto accordo. Sospeso fermo


Sanità e società, Confartigianato invitata al Congresso nazionale di medicina geriatrica

A Roma, dal 23 al 25 giugno 2008, si è svolto il III Congresso nazionale promosso dalla Federazione Italiana Medicina Geriatrica, la FIMeG. Un momento di dibattito al quale sono stati invitati a partecipare anche due rappresentanti del Sistema Confartigianato, a dimostrazione delle buone pratiche attuate dalla Confederazione nel campo dell’assistenza sanitaria e della tutela degli anziani. Alla sessione inaugurale sono intervenuti Fabio Menicacci, Segretario Anap Confartigianato, e Carmelo Rigobello, Segretario dell’Associazione di Vicenza ed ex Direttore generale dell’Asl 5 Ovest Vicentino. “Come indirizzare la gestione delle risorse pubbliche in una società in cui quelli che producono si avviano a diventare meno di quelli che consumano?”. A questa domanda, al tempo stesso titolo della relazione, ha provato a rispondere Fabio Menicacci, affidandosi ai numeri analizzati da Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato. Il costante e progressivo invecchiamento della popolazione pone l’Italia, secondo Paese al mondo per anzianità della popolazione, con il 19,5% di italiani che supera i 65 anni, e che nel 2051 dovrebbero arrivare al 34,3%, di fronte al problema di gestire risorse secondo una nuova richiesta di servizi da parte della popolazione. Gestione che oggi, stando ai numeri, appare inadeguata. In Italia, infatti, ci sono quasi 5 milioni di over 65 che dichiarano almeno una malattia cronica. Di questi, più di 2 milioni di persone accusano anche problemi di disabilità. Nel nostro Paese, inoltre, ci sono 1.709.807 famiglie con disabili che non si avvalgono di nessuna forma assistenziale, né pubblica né privata. Nel 2007, il Servizio Sanitario Nazionale ha registrato un deficit di 3.172 milioni di euro, proveniente, soprattutto, da tre Regioni: il Lazio, la Campania e la Sicilia, che rispettivamente hanno perso 1.410 milioni di euro, 697 milioni di euro e 524 milioni di euro. Di soldi, quindi, ce ne sarebbero, nonostante in Italia la spesa sanitaria rappresenti il 6,4% del Pil, rispetto all’8,9% della Francia, l’8,2% della Germania e il 7,2% del Regno Unito. Il problema maggiore, stando a quanto emerso durante la tavola rotonda, sembra essere la gestione delle risorse economiche secondo la richiesta, e la necessità, della popolazione. Gli esempi citati da Fabio Menicacci sono emblematici. “C’è qualcosa che non va nella gestione italiana delle risorse sanitarie, se si pensa che il nostro Paese dispone del triplo delle apparecchiature diagnostiche per immagini della Francia e del doppio di quelle di Germania e Spagna. Ma, considerate le interminabili liste d’attesa, quattro anziani su dieci si rivolgono a strutture private per questo tipo di servizi”. Anziani ma non solo. “Nel 2004 - aggiunge Menicacci - il 37,8% di bambini nati in Italia è nato con il parto cesareo, una modalità che costa il 60,1% in più rispetto al parto naturale. E pensare che l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda una percentuale di parti cesarei del 15%”. Risparmiare, gestendo meglio le risorse, è possibile. Lo hanno dimostrato il Friuli Venezia Giulia, una Regione dove il parto cesareo si attesta al 23,1% delle nascite, una percentuale che, se estesa in tutto il Paese, garantirebbe un risparmio di 73,7 milioni di euro l’anno. Altri soldi potrebbero essere recuperati da una più diretta distribuzione dei farmaci. “Se le aziende Sanitarie e ospedaliere - ha rilanciato Menicacci - avessero adottato il metodo previsto dalla legge ed applicato dalla Asl 1 di Imperia, soltanto nel 2006 avremmo potuto risparmiare 456 milioni di euro”. Due esempi che dimostrano che si può attuare una migliore gestione delle risorse economiche destinate all’assistenza sanitaria. Una tesi confermata anche dalla Corte dei Conti, che nel Rendiconto Generale dello Stato per il 2006, ha indicato una lista di inefficienze e sprechi della sanità pubblica. Dalle strutture sanitarie incompiute, oppure completate ma mai entrate in funzione, alle attrezzature di ultimissima generazione mai utilizzate, passando per tempi di attesa “biblici”, rimborsi per pazienti deceduti, farmaci inutili e prestazioni sanitarie evitabili. Le conclusioni di Fabio Menicacci lasciano poco spazio all’interpretazione: “Questo Paese ha bisogno di una migliore ed efficace gestione delle risorse economiche sanitarie e di un nuovo ragionamento sull’età di accesso alla pensione, se si pesa che il 30% dei pensionati ha meno di 65 anni. Senza dimenticare la necessità di rivedere la normativa sui lavori usuranti. E’ impensabile che nel nostro Paese venga riconosciuto come lavoro usurante quello del dipendente e non quello del datore di lavoro artigiano”. Alla seconda tavola rotonda, organizzata ancora nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, si è discusso di organizzazione socio-sanitaria. Sono intervenuti Carmelo Rigobello, Segretario dell’Associazione artigiani di Vicenza ed ex direttore generale dell’Asl locale, Maurizio Dal Maso, Direttore Sanitario dell’Azienda Policlinico Umberto I di Roma, Luciano Corradini, Presidente emerito dell’AIDU, Mario Melazzini, Presidente nazionale AISLA Onlus e Direttore Scientifico del Centro Clinico NeMo, Gian Cesare Romagnoli, docente di Politica economica dell’Università degli studi Roma Tre, e gli onorevoli Paola Binetti, Cesare Cursi e Domenico Di Virgilio. Una corretta gestione delle risorse, tenendo sempre al centro dell’offerta di servizi la persona, è stato il filo conduttore anche della seconda tavola rotonda. Un tema che ha trovato d’accordo tutti i relatori, compreso Carmelo Rigobello, testimone delle esperienze maturate dal Sistema Confartigianato. “Il nostro sistema sanitario - esordisce Rigobello - ha bisogno di meno regole e di maggiore responsabilità da parte di chi è chiamato a gestire i servizi pubblici. A Vicenza abbiamo fatto rete con i comuni, i distretti e le altre realtà socio-economiche. Il problema non è il budget a disposizione di un’azienda sanitaria, ma la corretta gestione delle risorse economiche. In Italia - continua - non ci possiamo più permettere di premiare con budget più alti realtà che richiedono maggiori somme di denaro soltanto perché non sono capaci di offrire servizi più efficienti. Efficienza vuol dire, innanzitutto, fare bene e soltanto in un secondo momento considerare il budget a disposizione”. Razionalizzazione delle risorse, quindi, tenendo sempre al centro dell’offerta le necessità dei cittadini. Rigobello ha poi concluso sottolineando come “bisogna fare e fare rete per riavviare quel processo culturale del valore persona come centro dell’offerta dei servizi sanitari pubblici”.


Albo gestori ambientali, il Ministero dello Sviluppo economico conferma le riduzioni

Dopo l’annuncio delle scorse settimane il Ministero dello Sviluppo Economico dà corso al taglio dei diritti di segreteria sull’iscrizione all’Albo nazionale dei gestori ambientali. Che a partire dal 1° luglio passano così da 120 euro per le società (23 per le ditte individuali) a 10 euro. Confermato che il Decreto contenente tale riduzione prevedeuna seconda misura, anche questa richiesta a gran voce da Confartigianato: l’abolizione dell’incredibile tassa che le imprese sono tenute a pagare in caso di domanda di cancellazione dall’Albo. Nel Decreto, non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è presente anche la riduzione del costo per la vidimazione dei registri di carico e scarico dei rifiuti da 30 a 25 euro, una cifra che può apparire modesta, ma porterà un risparmio per le imprese di circa 5 milioni di euro ogni anno. A quasi un anno dall’approvazione del Decreto ministeriale (29 agosto 2007) che aveva spinto fino a 338 euro la cifra che ogni impresa deve sborsare per l’iscrizione obbligatoria all’Albo, finalmente si inizia intravedere uno spiraglio di luce. Negli scorsi giorni il Comitato Nazionale dell’Albo gestori ambientali ha assunto una deliberazione che definisce i limiti dell’utilizzo di veicoli senza conducente locati da imprese estere per il trasporto rifiuti. Secondo il Comitato, è possibile inserire tali mezzi all’interno del provvedimento d’iscrizione all’Albo, salvo poi chiarire che tale inserimento è ammissibile esclusivamente per effettuare trasporti di tipo internazionale nell’ambito dell’Unione Europea, escludendo così i trasporti interni al territorio nazionale. Un’esclusione messa nero su bianco anche nel provvedimento di iscrizione, che dovrà riportare l’annotazione: “Veicolo utilizzabile esclusivamente per i trasporti effettuati nell’ambito delle spedizioni dei rifiuti all’interno della Comunità (…)”. Il Comitato, di recente, ha presentato alle Organizzazioni imprenditoriali la bozza del Decreto interministeriale che modifica le disposizioni vigenti in merito all’iscrizione all’Albo, delle imprese che effettuano le attività di commercio ed intermediazione di rifiuti, senza però detenerli. Confartigianato, nel corso dell’audizione, ha contestato l’inserimento nel nuovo testo di una clausola particolarmente penalizzante per le piccole imprese: la previsione di una fideiussione bancaria di ammontare variabile a seconda della tipologia di rifiuti trasportati (pericolosi o non pericolosi). La richiesta di Confartigianato al Ministero dell’Ambiente – che si esprimerà nelle prossime settimane – è quella di una sostanziale riduzione degli importi fideiussori.


Chiamare al cellulare conviene sempre più

Se prima di fare una telefonata pensate ogni volta “ma quanto mi costerà”, se siete stanchi di canoni e concessioni governative, se il telefono dell’azienda squilla a vuoto perché il vostro lavoro vi porta lontano, segnate sul calendario una data con il colore rosso. Il 30 settembre 2008 – è questa la data da ricordare – scadono le offerte legate ai nuovi profili tariffari TIM dedicati alle piccole imprese: offerte imperdibili soprattutto per chi effettua molte chiamate verso i numeri fissi, o per chi vuole contare su un ampio plafond di telefonate a basso costo. Grazie alle promozioni contenute nei profili “AFFAREFATTO A LAVORO” e “TUTTO COMPRESO PROFESSIONAL A LAVORO”, il costo delle chiamate verso rete fissa praticamente scompare. Con TIM “AFFAREFATTO A LAVORO” si paga solo la prima chiamata verso rete fissa effettuata nella giornata (0,50 centesimi di euro, a prescindere dalla durata della conversazione), tutte le altre chiamate effettuate nello stesso giorno, sempre verso rete fissa nazionale, sono gratuite (entro 500 minuti al giorno). L’offerta, attivabile presso gli sportelli TIM-Confartigianato presenti nelle Associazioni provinciali della Confederazione, è indicata per le imprese che fanno un uso moderato del telefono e che non desiderano avere costi fissi. Il profilo “AFFAREFATTO A LAVORO” non prevede il canone mensile, nessuno scatto alla risposta, e in più il rimborso in forma di bonus della tassa di concessione governativa per uso affari (12,91 euro al mese) al superamento della soglia minima di 30 euro al mese di traffico effettuato. Anche la formula individuata dalla TIM per la tariffazione delle telefonate è semplice e conveniente: 0,15 euro al minuto più Iva per le chiamate verso tutti i numeri nazionali (TIM, rete fissa, altri operatori mobili). In più una novità: si paga solo quello che si consuma. Il conteggio viene effettuato infatti, solo sui secondi effettivi di conversazione: in sostanza, una telefonata di 20 secondi costerà 0,05 centesimi. Se poi l’utenza telefonica passa a TIM da un altro operatore (mantenendo il numero di telefono), scatta l’opzione PROMO PLATINUM, con il costo a scatto che passa da 0,15 a 0,12 euro al minuto. Altrettanto conveniente l’offerta per l’attivazione entro il 30 settembre del profilo “TUTTO COMPRESO PROFESSIONAL A LAVORO”: a fronte di una spesa mensile di 60 euro, comprensivi della Tassa di Concessione Governativa (costo effettivo dell’abbonamento 47,09 euro mensili, considerando che nell’offerta è compreso anche lo storno in fattura dell’importo della TCG), si dispone di 500 minuti al mese di chiamate verso i numeri fissi, 500 minuti di chiamate verso numeri mobili, e di 50 minuti di ascolto della segreteria telefonica. Superata la soglia mensile di 1.000 minuti di conversazione (500+500) lo scatto passa a 0,25 euro al minuto. Per tutte le linee che passano a TIM da un altro operatore, mantenendo il numero, il canone di “Tutto Compreso Professional a lavoro – Promo rimborso TCG” è ancora più basso: 50 euro al mese (per 24 mesi dalla data di attivazione, con un costo effettivo di 37,09 euro). In più, con “TUTTO COMPRESO PROFESSIONAL A LAVORO” nessuno scatto alla risposta e compresi nel pacchetto 200 sms nazionali verso tutti gli operatori.


In arrivo gli sgravi contributivi per incentivare i contratti di secondo livello

E’ in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto interministeriale Lavoro-Economia che disciplina gli sgravi contributivi sulle erogazioni dei contratti di secondo livello. Il nuovo sgravio contributivo – definito “sperimentale” nel testo del Decreto – riguarderà le erogazioni salariali previste dai contratti collettivi aziendali e territoriali entro il limite massimo del 5% della retribuzione contrattuale percepita. Della misura beneficeranno sia i lavoratori (sgravio totale sui contributi previdenziali a loro carico) che le imprese (sgravio di 25 punti percentuali sui contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro). Per accedere al nuovo regime di sgravio contributivo le imprese dovranno presentare una specifica domanda. Fissato in 650 milioni di euro (per ciascun anno del triennio 2008-2010) il tetto dei fondi disponibili per il finanziamento della misura. Alla contrattazione aziendale è destinato il 62,5% delle risorse, mentre alla contrattazione aziendale il restante 37,5%. In caso di mancato utilizzo dell’intero ammontare disponibile attribuito a ciascuna tipologia, le risorse residue potranno essere utilizzate per finanziare l’altra tipologia di contrattazione. I nuovi sgravi avranno decorrenza dal 1° gennaio 2008. Maggiori informazioni sui contenuti del Decreto saranno disponibili a seguito della pubblicazione di una circolare esplicativa da parte della Direzione Generale dell’Inps, attesa nei prossimi giorni.


Europa, nasce l’Erasmus per i giovani imprenditori

La Commissione europea ha lanciato il programma pilota “Erasmus per giovani imprenditori”, mettendo a disposizione 2.850.000 euro per condividere esperienze, capacità e “buone pratiche” del fare impresa in Europa. Dopo l’esperienza del progetto Erasmus in chiave universitaria, che, a venti anni dalla fondazione, muove ogni anno più di 150mila studenti europei, l’Europa prova a creare un’area di libero scambio delle capacità degli imprenditori delle piccole e medie imprese in procinto di avviare un’attività fuori dai propri confini nazionali. Due i filoni del progetto. Da una parte l’interscambio di idee, progetti imprenditoriali, esperienze e quant’altro possa contribuire all’avvio di un’impresa sui mercati dell’Europa a 27, dall’altra quella di creare una rete permanente dove i giovani imprenditori possano confrontarsi. I finanziamenti promossi dall’Unione europea riguarderanno proprio queste due attività. Il primo bando di gara, infatti, è rivolto a progetti di associazioni europee che promuovono la mobilità di imprenditori emergenti. Per quest’area la Commissione europea finanzia fino ad un massimo di 140mila euro, ponendosi l’obiettivo di incentivare la realizzazione di circa venti progetti della durata massima di 18 mesi. Il secondo bando, invece, prevede il finanziamento di un unico progetto per il coordinamento, l’appoggio e la creazione di una rete europea permanente delle esperienze dei giovani imprenditori europei. Per questo progetto, il finanziamento non supererà i 200mila euro. Due le condizioni poste. La Commissione europea non finanzierà più del 90% del progetto presentato ed il termine per la presentazione dei progetti fissato al 20 agosto 2008. Al bando possono accedere tutte le realtà europee legate al mondo della piccola e media impresa, pubbliche e private, come le camere di commercio, dell’industria e dell’artigianato, le organizzazioni di assistenza alle imprese, particolarmente operative nella fase di start up, le associazioni di impresa, i centri di formazione e le agenzie di collocamento.