ASSEMBLEA 2008 - Guerrini raccoglie l’appoggio di Berlusconi e Sacconi
“Ci sono i presupposti per far tornare il Paese ad essere protagonista di un nuovo miracolo economico”. Per farlo, però, il Governo Berlusconi deve intervenire “con lo stesso coraggio e con lo stesso orgoglio degli imprenditori” su tutti quei freni che hanno portato l’Italia alla deriva e lontano dall’Europa. Fisco, contrattazione, liberalizzazioni mancate e prezzi energetici. In Italia “bisogna tornare alla cultura d’impresa”, per riaccendere i motori del Paese e per “permetterci di cancellare i 100 divari che ci dividono dall’Unione Europea”. Gli artigiani, rappresentati dai 1.200 imprenditori presenti all’Assemblea, sono pronti, a patto che si intervenga con decisione e fermezza. A cominciare dalla pressione fiscale, “che oggi è al 43,3% del Pil ed è divenuta insostenibile”, e dalla burocrazia, “che costa ai piccoli imprenditori italiani ben 11,4 miliardi di euro l’anno”. Due macigni che rischiano di far perdere definitivamente competitività alle microimprese italiane. Aziende piccole per dimensioni, ma non per l’apporto dato alla mondo produttivo nazionale. “Il 98% del sistema Italia”, come ha ricordato il Presidente Guerrini, “una risorsa essenziale del nostro sistema produttivo”, come ha scritto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel messaggio inviato all’Assemblea, che ha poi riconosciuto come “Confartigianato rappresenta una parte significativa delle imprese italiane e trae dall’esperienza associativa una concreta capacità di analisi delle tendenze e dei problemi della realtà economica e sociale del nostro Paese”. Nonostante il fondamentale apporto offerto dalle micro e piccole imprese, però, il sistema Italia non sembra aiutarle. A cominciare dal prezzo dell’energia elettrica, considerato che non si capisce come, ha tuonato il Presidente di Confartigianato, “in Italia l’energia elettrica costi così tanto. Da noi il prezzo dell’elettricità è superiore addirittura del 38% rispetto alla media europea e, dal 2000 al 2007, è aumentato del 48,2% a fronte di un contemporaneo incremento medio europeo del 28,7%”. Per non parlare del fisco, dei costi di gestione delle grandi compagnie pubbliche di trasporti e delle infrastrutture, dei ritardi della giustizia italiana e delle perdite dovute alle mancate liberalizzazioni, dove “troppo poco si è fatto per abbassare gli oneri di tariffe e servizi essenziali e per liberare cittadini ed imprenditori dai pesanti costi derivanti dai mercati protetti e dalle rendite di posizione”, come ha denunciato Giorgio Guerrini dal palco dell’Assemblea citando i numeri del rapporto dell’Ufficio studi di Confartigianato presentato durante l’Assemblea. In un’Italia che stenta a ritrovare le coordinate della crescita, dell’innovazione e dello sviluppo, gli artigiani hanno continuato a fare la loro parte, dribblando di volta in volta gli ostacoli incontrati tutti i giorni per mantenere alta la competitività delle proprie imprese e per “riuscire a superare i concorrenti migliorando la qualità dei loro prodotti e servizi”. Confartigianato, secondo il Presidente, guarda positivamente al federalismo. Un chiaro sì, dunque, al federalismo fiscale, “che può contribuire a migliorare l’efficienza della spesa”, e a quello contrattuale, considerato che “il contratto ‘a taglia unica’ non è più adatto per un Paese così diversificato e, di fatto, frena lo sviluppo territoriale, tanto al Nord quanto al Sud, convinti che nessuno stia pensando di abbandonare il Mezzogiorno al proprio destino”. All’indomani dell’ennesima strage sul lavoro, la morte di sei operai caduti in Sicilia, vittime che il Presidente ha ricordato in apertura del proprio discorso, Guerrini, approfittando della presenza di imprenditori, politici e rappresentanti delle forze economiche e sociali, ha richiamato “le istituzioni, gli imprenditori ed i lavoratori a fare tutto il possibile, e anche di più” per evitare il ripetersi di tragedie simili. Critiche e attacchi, ma anche esempi dell’impegno imprenditoriale e proposte per uscire dalla stallo economico del Paese. Come la ricerca di 162mila addetti che le imprese artigiane cercavano lo scorso anno, di cui oltre la metà “sono risultati introvabili”. Di posti di lavoro sicuri e non precari l’artigianato ne offre parecchi, rompendo la convinzione che trovare un posto di lavoro in Italia sia davvero un’impresa. Guerrini, a nome di tutti gli imprenditori associati a Confartigianato, ha detto ai nuovi componenti del Governo di “essere pronti a fare la nostra parte, ben consapevoli ed orgogliosi del patrimonio economico e sociale rappresentato dai nostri imprenditori, con le loro aziende e le loro famiglie. Da chi guida il paese ci aspettiamo il coraggio e l’orgoglio delle decisioni”. Aspettative confermate in primo luogo dal Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, intervenuto sul palco dell’Assemblea 2008. L’obiettivo di superare i tanti ostacoli che bloccano l’impresa è parte integrante dell’agenda politica del nuovo Ministro del lavoro. L’intenzione, infatti, è quella di liberare “l’impresa ed il lavoro - ha rassicurato Sacconi - dai tanti vincoli atavici accumulati, soprattutto nell’ultimo biennio, per quella cultura del sospetto che denunciavate prima”. Anche la semplificazione, parola d’ordine dell’Assemblea 2008, sarà obiettivo primario dell’attuale Governo. In particolare, il Ministro Sacconi ha annunciato che si interverrà in “cinque aree di deregulation burocratica e fiscale”, riconoscendo che “quello che va bene per le micro e piccole imprese va bene anche per tutto il Paese”. L’Assemblea si è chiusa con l’intervento del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, salito sul palco per portare “il saluto del Governo a Confartigianato”. Il premier ha confermato che “le affinità di intenti riscontrate durante il nostro incontro in campagna elettorale restano immutate. Anzi, riprendo il vostro slogan per dire che anche il nostro Governo chiede di essere lasciato libero di lavorare”.
ASSEMBLEA 2008 - “Ciò che va bene alla piccola impresa va bene all’Italia tutta intera”.
Alla richiesta del Presidente Giorgio Guerrini, che nel suo discorso di apertura dell’Assemblea generale di Confartigianato ha rivolto alla politica l’appello a “semplificare il Paese”, il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi – intervenuto subito dopo Guerrini – ha risposto garantendo che l’azione del suo dicastero sarà mirata rigorosamente alla semplificazione. O meglio, come l’ha definita il Ministro, alla “deregolazione”. Con l’obiettivo ambizioso di un mercato del lavoro a prova di PMI. “Quello che va bene alle piccole imprese, va bene all’Italia”, ha spiegato Sacconi parafrasando con efficacia una battuta dei tempi della Prima Repubblica. Il Ministro del Lavoro ha indicato che i processi di deregolazione burocratica e fiscale si dispiegheranno in cinque aree: gestione del rapporto di lavoro, regolarizzazione dei rapporti lavorativi, giustizia del lavoro, relazioni industriali, bilateralità. Per Sacconi deregolamentazione significa “rendere più agevole la gestione dei rapporti”, e non “riduzione del livello di tutela dei lavoratori”. “Spesso, ha dichiarato il Ministro, la deregolamentazione è il modo con il quale si realizzano con maggiore efficacia sostanziale le tutele stesse”. Alla sicurezza sul luogo di lavoro il Ministro Sacconi ha dedicato l’apertura dell’intervento. “Mi unisco anche io al pensiero commosso che poco fa il Presidente Guerrini rivolgeva ai famigliari, ai collaboratori dei tanti che ieri sono caduti nel lavoro”. Il Ministro ha proseguito spiegando che bisogna passare rapidamente dalla fase dell’emozione,“che ci vuole orientati a che non si ripetano con tanta intensità le morti sul lavoro”, a quella della ragione, “che deve consentirci di analizzare la causa di questi decessi e di intervenire con azioni tali da permetterci di raggiungere effettivi risultati in termini di numero di persone che cadono nel lavoro o che comunque ricevono danni per la loro salute. Noi dobbiamo essere animati da un approccio per obiettivi. Era un insegnamento di Marco Biagi, che contrapponeva in qualche modo ad un approccio esclusivamente per regole”. Di seguito il testo integrale dell’intervento del Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. - PIU' REGOLE UGUALE A PIU' SICUREZZA? - “Le regole servono. Le regole devono essere sostenute anche da sanzioni, ma dobbiamo interrogarci se sia stato sufficiente un approccio prevalentemente per regole e per sanzioni. Dobbiamo interrogarci su quale sia, in particolare, il punto critico, oltre il quale la definizione di ulteriori adempimenti e ulteriori sanzioni non produca proprio l’effetto opposto di distogliere l’imprenditore e gli stessi lavoratori dall’attenzione a tutto ciò che fa sicurezza nell’ambiente di lavoro, rispetto a quell’inevitabile disorientamento che si produce nel momento in cui l’attenzione si rivolge soltanto ai profili di carattere formalistico. Proprio oggi alle 16.30 ci incontreremo per costruire un piano straordinario tra Stato, Regioni, che com’è noto portano larga parte delle responsabilità a riguardo, e le Organizzazioni degli imprenditori e dei lavoratori. Un piano rivolto a prevenire quella grande parte di infortuni che hanno un origine comportamentale, il che significa decidere insieme di investire in prevenzione, formazione, informazione”. - LA CRESCITA MAGGIORE È QUELLA DEL DISAVANZO - “Purtroppo noi viviamo una condizione di emergenza che è insieme economica e sociale. Una condizione che purtroppo non appare congiunturale e che quindi non sollecita risposte di breve periodo o di piccola portata. Noi ci troviamo in una sorta di trappola che rende difficile la crescita. Il Ministro Tremonti ogni tanto scherza sul fatto che l’unica cosa che appare crescere in questo Paese è il disavanzo pubblico, mentre è l’unica cosa che dobbiamo contenere per far crescere tutto ciò che rende la nostra una società attiva, una società competitiva, una società inclusiva, anche perché noi vogliamo una società mobile. E allora noi abbiamo reagito immediatamente a questa emergenza con un primo pacchetto di provvedimenti, ma soprattutto nei prossimi giorni vareremo una manovra di ampia portata rivolta al triennio, una manovra che si realizza in termini anticipati rispetto all’usuale appuntamento di fine settembre con i documenti di bilancio, proprio nella convinzione che occorra da subito promuovere una serie di iniziative rivolte insieme alla crescita, alla stabilità finanziaria alla coesione sociale. Tra queste iniziative voglio segnalarvi soprattutto quelle che hanno lo scopo di liberare l’impresa e di liberare il lavoro”. - IL PAESE DEI “LACCI E LACCIUOLI - “In un Paese nel quale ai tanti atavici vincoli - Guido Carli, con il quale ho avuto la fortuna di collaborare mi ricordava sempre il suo termine “lacci e lacciuoli”- che sono stati accumulati in nome di quella cultura del sospetto che il Presidente Guerrini ha così opportunamente richiamato a tutti, e su questo pesante sedimento di vincoli all’impresa e al lavoro, nel corso del recente biennio molti vincoli ulteriori si sono aggiunti. Voi ne avete citati alcuni. Io non posso non ricordare in questa iper-regolazione burocratica e fiscale che intensivamente è stata prodotta nell’arco di due anni: la generalizzazione del Durc – che pure avevamo avviato soltanto nell’edilizia ove le parti avevano essa richiesto anche perché dotate di strumenti come le Casse Edili che lo potevano erogare con semplicità –; o come l’individuazione di incredibili indici di congruità, una sorta di post moderno imponibile di manodopera, come se cioè lo Stato debba definire quali sono le modalità organizzative con cui si producono beni o servizi; o le dimissioni volontarie in forma scritta su modulo alfanumerico a durata limitata del Ministero del Lavoro. Come se questo fosse il modo giusto di reprimere una fortunatamente limitata patologia che con altri modi deve essere estirpata. Per non dire di tutto quanto avete richiamato prima con riferimento alla fiscalità in termini di impiego della retroattività o – fatemela solo ricordare – la famosa soglia anti riciclaggio dei 100 euro che se non bloccata, a regime ci porta ad una sorta di Stato di polizia fiscale”. - CINQUE AREE DI DEREGOLAMENTAZIONE BUROCRATICA E FISCALE - “Allora io vi segnalo cinque aree di intervento di deregolamentazione burocratica e fiscale soprattutto al lavoro. La deregolamentazione sarà ben più ampia come ben vedrete, ma io voglio limitarmi a quella che più mi compete. “Cinque aree di deregolamentazione, che non vuole in alcun modo ridurre il livello delle tutele, perché non è di questo che discutiamo. Anzi, proprio per le considerazioni che prima facevo a proposito del carattere negativo che a un certo punto possono assumere gli adempimenti e le sanzioni, spesso la deregolamentazione è il modo con il quale si realizzano con maggiore efficacia sostanziale le tutele stesse. Ancora Marco Biagi, fatemelo citare, era solito dirci sempre che nessun incentivo finanziario può compensare un disincentivo normativo, eppure tanto spesso ci si è illusi di produrre ciò. Quindi cinque anni di deregolamentazione”. - PRIMA AREA - Gestione del rapporto di lavoro - “La prima riguarda la gestione stessa del rapporto di lavoro affinché sia più agevole, affinché siamo tutti incoraggiati ad accendere rapporti di lavoro e non invece disincentivati come oggi accade. Da qui la nostra volontà di abrogare la normativa sulle dimissione volontarie, abrogare, sottolineo; della nostra volontà di eliminare il libro matricola e il libro paga per sostituirli con un semplice libro presenze, perché non si possono sommare gli adempimenti nel momento in cui è stata introdotta la comunicazione on-line dell’assunzione, nel giorno che precede l’avvio dell’attività. Questi strumenti si sono rivelati obsoleti. L’abrogazione degli indici di congruità; il superamento di quella disciplina di adempimenti esasperati relativi alla responsabilità solidale tra appaltante e appaltatore che peraltro va ricondott
ASSEMBLEA 2008 - Guerrini al Governo Berlusconi: “Semplificate il Paese!”
“Istituzioni, imprenditori e lavoratori, insieme per fare tutto il possibile, e anche di più, affinché tragedie come queste non accadano mai più”. Con queste parole, “doverosamente rivolte alle famiglie” dei sei lavoratori catanesi morti sul lavoro lo scorso 11 giugno, il Presidente Giorgio Guerrini ha aperto l’annuale assemblea di Confartigianato Imprese. La nuova scena politica, l’esempio degli imprenditori e la crisi che sta colpendo l’Italia. Il Presidente ha affrontato a trecentosessanta gradi la realtà di un’Italia imprenditoriale che ha bisogno soprattutto di semplificazione. Burocratica, fiscale, giudiziaria e contrattuale. La richiesta del Presidente Guerrini alle più alte cariche politiche è chiara e diretta: “Semplificate il Paese! Noi imprenditori chiediamo soltanto di poter fare gli imprenditori”. LA NUOVA SCENA POLITICA ED IL CORAGGIO IMPRENDITORIALE Per il Presidente di Confartigianato, infatti, “oggi ci sono i presupposti per far tornare il Paese ad essere protagonista di un nuovo miracolo economico”, grazie “alla chiarezza del risultato elettorale, all’ampiezza del consenso di cui gode la maggioranza e al dialogo con l’opposizione”. Ma grazie, soprattutto, “all’esempio delle micro e piccole imprese che noi rappresentiamo”, capaci con coraggio ed orgoglio di affrontare e vincere le insidie del mercato globalizzato. Con quell’orgoglio e quel coraggio, il nostro “Paese potrà togliersi di dosso le esitazioni che hanno frenato le grandi riforme in materia di liberalizzazioni, di semplificazioni, di welfare, di mercato del lavoro, di istruzione e formazione”. L’Italia ha bisogno di riaccendere il motore della crescita e per farlo non può che puntare su quelle “micro e piccole imprese che abbiamo ribattezzato con l’acronimo MPI e che rappresentano il 98% del sistema imprenditoriale italiano”. Necessario, però, “è lasciarci per sempre alle spalle l’ottusa cultura del sospetto e dell’adempimento nei confronti dell’impresa. Quella cultura - ha rilanciato Guerrini - che fa dell’Italia il primo produttore al mondo di DURC, il Documento Unico di Regolarità Contributiva! Noi chiediamo soltanto di fare gli imprenditori, non di passare 90 giorni all’anno a sbrigare pratiche burocratiche”. Il lungo applauso giunto dalla platea dimostra le difficoltà patite dagli imprenditori artigiani in un Paese dove la burocrazia sottrae tempo e denaro a chi fa impresa. “Noi chiediamo sanzioni e durezza per chi si pone fuori dalla legalità, per i furbi. Ma pretendiamo tranquillità e semplicità di adempimenti per chi fa il proprio dovere”, questo il patto che il Presidente Guerrini, dal palco della Sala Sinopoli dell’Auditorium di Roma, ha proposto al nuovo Governo, ed in particolare al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, seduto in prima fila. L’Italia che sognano gli artigiani è un Paese dove “lo Stato crea l’ambiente adatto per consentire alle imprese di produrre e di stare sui mercati. I nostri imprenditori, quando ogni mattina aprono la loro azienda, hanno un obiettivo: riuscire a superare i concorrenti migliorando la qualità dei loro prodotti e servizi. Il mercato non aspetta. Esige rapidità, intelligenza, voglia di farcela. Questa è la legge non scritta della competizione economica, dove vince la qualità delle imprese, non la loro dimensione”. Le difficoltà che stanno frenando le economie mondiali sono palesi a tutti, “così come ci sono purtroppo ben chiari, perché li viviamo ogni giorno sulla nostra pelle, i vincoli tutti italiani che frenano le nostre opportunità di sviluppo”. A cominciare dalla “resistenza al cambiamento, dalla tenace conservazione di privilegi e rendite di posizione che finora hanno pervaso settori pubblici e privati. E che sono la causa di quei 100 divari da colmare segnalati nel nostro Rapporto che oggi presentiamo a chi ha la responsabilità e l’opportunità di cambiare le cose”. Un’opportunità che può essere colta dal nuovo Governo, soprattutto alla luce delle prime scelte fatte. Per Guerrini, infatti, “si rivede uno Stato autorevole e che ha la forza di scegliere e di attuare le proprie scelte, nell’interesse pubblico e rispettando i cittadini. Il caso del piano rifiuti a Napoli è, in questo senso, emblematico di come si possano interrompere spirali dannose e perverse”. La speranza è che quella stessa fermezza venga riproposta dal Governo anche per la prima parte della manovra triennale finanziaria, per la quale “siamo carichi di aspettative legate soprattutto alla semplificazione di tutto ciò che finora è stato inutilmente complesso e costoso, per i cittadini e per le imprese. Ad iniziare dalla Pubblica Amministrazione”. Il Presidente Guerrini alza i toni, puntando il dito contro “gli 11,4 miliardi di euro l’anno” spesi “in oneri certificatori, ritardi, duplicazioni e rinunce per far valere i propri diritti”, ben sapendo che molti rappresentanti dell’attuale Governo hanno già espresso intenzioni simili. Guerrini cita i Ministri Brunetta, Sacconi e Calderoli. Il primo per la volontà di ascoltare le parti sociali, il secondo per aver “eliminato gravosi adempimenti in materia d’appalti” ed il terzo perché rappresenta “un sicuro alleato contro l’eccesso di norme che soffocano il Paese”. In Italia, “ci sono quasi 22mila leggi vigenti, più del doppio rispetto a quelle della Francia e quasi cinque volte più numerose di quelle della Germania”. L’invito di Giorgio Guerrini al Governo è chiaro: “Presidente Berlusconi, andate avanti su questa strada! Semplificate il Paese!”. L’applauso della platea degli imprenditori artigiani suona come una speranza, quella di poter fare impresa in un Paese che vuole tornare ad innovare, a crescere e a produrre ricchezza. USCITE D’EMERGENZA. LE PROPOSTE PER CAMBIARE Una prima possibile strada da percorrere potrebbe essere quella di istituire “un Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio con lo specifico compito di valutare l’impatto di ogni nuova normativa sulle micro e piccole imprese e di redigere ogni anno il Rapporto sullo stato della micro e piccola impresa in Italia”, un paese dove “ogni giorno nascono quasi 1.200 imprese. Eliminare gli ostacoli alla creazione d’impresa non è un quindi un aspetto secondario. Tutt’altro”. A tal proposito, il Presidente Guerrini propone “di privatizzare e liberalizzare l’istruttoria amministrativa, consentendo l’accesso delle imprese alla Pa attraverso soggetti privati operanti sul mercato dei servizi”. La semplificazione burocratica del Paese è soltanto una delle vie da percorrere. Indispensabile, infatti, è anche intervenire in maniera decisa sul fisco. In Italia, “la pressione fiscale si è attestata al 43,3%, del PIL, con un aumento del 2,8% dal 2005 al 2007: un livello insostenibile - ha tuonato il numero uno degli artigiani - che va abbassato con coraggiose riduzioni specialmente a favore delle imprese più virtuose. Solo con una diminuzione delle aliquote nominali può esservi recupero di base imponibile che permetterebbe, nel medio periodo, anche un recupero di gettito”. Interventi che devono essere accompagnati “da una lotta all’evasione fiscale a tutto campo, con le imprese oneste che devono sentirsi tranquille. Meno tranquilli devono sentirsi i soggetti oggi sconosciuti al fisco sui quali deve concentrarsi un’efficace azione per scovarli e far pagare loro il dovuto”. Il recente cambio di Governo, e la diffusa volontà di far cambiare rotta al Paese, ha portato nuovi argomenti nell’agenda politica italiana. Il Presidente Guerrini li ha affrontati tutti, uno dopo l’altro. Attaccando e proponendo soluzioni. La prima è il federalismo fiscale, uno strumento che “potrebbe portare al miglioramento dell’efficienza della spesa pubblica. Una scelta, quella federalista, da compiere con coraggio e determinazione, ben consapevoli sia degli alti costi finora sostenuti per il “non federalismo” sia del fatto che, per innescare finalmente il processo di sviluppo endogeno di alcuni territori del Paese, è indispensabile avvicinare il lu
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