7 Aprile 2006, h. 16:12

Energia Scarsa concorrenza costa alle imprese italiane 3,7 miliardi €. Il conto più salato per le imprese di Lombardia, Veneto e Piemonte

“Se in Italia il mercato dell’energia elettrica fosse realmente libero, le imprese manifatturiere e dell’edilizia nel 2005 avrebbero risparmiato 3,7 miliardi di euro l’anno, una somma pari al 2,4% del costo del lavoro e all’1,7% dell’intero valore aggiunto del comparto manifatturiero e delle costruzioni”.

Lo afferma il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini il quale rende noti i risultati di un’analisi condotta dalla Confederazione sui maggiori costi pagati dalle imprese italiane rispetto alla media europea a causa della scarsa concorrenza nel mercato dell’elettricità.

Se il divario di costi tra imprese italiane ed europee è pari a 3.748 milioni di euro, il conto più salato lo pagano le nostre aziende del Nord, con 2.293 milioni di euro in più rispetto alla media dei Paesi Ue, distribuito in 1.335 milioni € nel Nord Ovest e in 958 milioni € nel Nord Est.

Confartigianato ha stilato una classifica delle regioni dove gli imprenditori subiscono le differenze di costo più ampie rispetto all’Europa.

Al primo posto c’è la Lombardia, con 892 milioni di euro, seguita dal Veneto con 416 milioni di euro, dal Piemonte con 385 milioni di euro e dall’Emilia Romagna con 326 milioni euro. Al quinto e sesto posto la Toscana e la Puglia con maggiori costi pari rispettivamente a 254 e 211 milioni di euro.

In media, ogni azienda italiana manifatturiera e dell’edilizia paga l’energia elettrica 3.760 € all’anno in più rispetto all’Europa. Ma questo gap diventa di 5.142 €/anno nel Nord Ovest, di 4.233 €/anno nel Nord Est, di 3.212 €/anno nel Mezzogiorno e, pur rimanendo rilevante, scende a 2.457 €/anno nelle regioni del Centro.

“Come ha evidenziato nei giorni scorsi la Commissione Europea – sottolinea il Presidente di Confartigianato Guerrini – in Italia la deregulation nel settore dell’energia non ha determinato un assetto pienamente concorrenziale del mercato. Basti dire che, nel 2005, il 21,2% dei consumi elettrici del settore manifatturiero e costruzioni erano ancora gestiti sul mercato vincolato. Un fenomeno che mette in luce le difficoltà registrate da alcuni segmenti di impresa per accedere al mercato libero. In particolare, proprio in alcuni settori fortemente esposti alla concorrenza internazionale e in fase congiunturale sfavorevole, come quelli dell’abbigliamento, pelli, cuoio e calzature, la quota di energia elettrica che nel 2005 veniva scambiata sul mercato vincolato era ancora  pari ai due terzi del totale (62,8%)”.

Il Presidente Guerrini ribadisce quindi la necessità di “liberare l’energia per le Pmi, con reciprocità in tutti i Paesi UE. Serve reale concorrenza nel mercato, ma bisogna anche dare priorità alle fonti rinnovabili e all’efficienza, alla politica di oculati investimenti nelle infrastrutture energetiche”.

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