21 Settembre 2007, h. 00:00

Estetica e laser: dalla padella alla brace

Si può essere in regola con la legge nazionale attuale, in linea con la più recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione a riguardo, ma al tempo stesso vedersi obbligati a cessare un’attività per volere di due Regioni? E’ quello che, verosimilmente, si stanno chiedendo le estetiste di Veneto e Lazio, che, dopo gli interventi della sanità locale, non hanno potuto più utilizzare laser e apparecchiature elettromeccaniche per uso estetico. Paradossale? Probabilmente. Certamente possibile in un momento in cui, secondo la svolta federalista della nostra Repubblica, alcuni settori legislativi sono passati sotto la diretta competenza delle Regioni, che così possono muoversi autonomamente, contraddicendo anche le normative nazionali. Ma proviamo a fare un po’ di ordine in questo “far west” legislativo. Diciassette anni fa, eravamo nel gennaio del 1990, fu approvata una legge, la 1/90, che regolamentava l’utilizzo di laser ed elettrodepilatori ad aghi nei centri estetici, un mercato, quello del benessere, in piena espansione e che, evidentemente, oggi attira a sé anche altri soggetti. La legge, tuttora in vigore, regolamentava l’utilizzo di questi apparecchi e formava un gruppo studi, secondo l’articolo 10, che doveva stilare nel giro di sei mesi una scheda tecnica delle caratteristiche, dei meccanismi di regolazione, nonché della modalità di esercizio e delle azioni mirate alla sicurezza di tali apparecchiature. Quei sei mesi sono diventati 17 anni, visto che il gruppo di lavoro ha terminato la propria missione il 1 giugno scorso, consegnando al Ministero dello Sviluppo economico e al dicastero della Salute il proprio rapporto, in attesa che questi lo girino al Consiglio Superiore della Sanità per la definitiva approvazione. Ma di recente, dopo che i centri benessere avevano provveduto all’acquisto di queste costose macchine e alla propria formazione per poterle utilizzare, un diploma triennale, c’è stato il colpo di mano di due Regioni, il Veneto ed il Lazio. Il tutto in barba alla normativa nazionale vigente, quella del 1990, ad una sentenza della Corte di Cassazione, del 20 giugno scorso che escluse dall’attività medica la depilazione con aghi, e, stando alle dichiarazioni delle Associazioni di categorie, anticipando operativamente anche quelle che dovrebbero essere le linee guida di una nuova normativa di categoria in via di approvazione. I danni economici per gli operatori del settore sono evidenti. Macchinari costosi acquistati ed ora inutilizzabili, nonostante la legislazione nazionale attuale lo permetta, oltre alla “sfortuna” di confinare con una provincia che permette l’utilizzo di tale apparecchiature. Infatti le Regioni, attraverso una inusuale, e probabilmente impropria, lettera di comunicazione, hanno dato mandato alle ASL di vigilare, controllare e proibire l’utilizzo degli elettrodepilatori, nonostante la normativa nazionale attuale lo permetta, facendone cessare l’utilizzo a tutti gli operatori del proprio territorio. La paura per le Associazioni di categoria, e soprattutto per Confartigianato, è talmente seria da consigliare ai propri associati di non investire nell’acquisto di altre apparecchiature, almeno fino a quando non sarà più chiaro lo scenario di un mercato talmente tanto ghiotto da attirare a sé nuove figure, intenzionate ad entrare in un business dal quale fino ad oggi si erano tenute lontane.

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