28 Aprile 2014, h. 00:00

Passo indietro del Governo, si complica il pagamento dei debiti della PA

Il premier Matteo Renzi l’aveva ripetuto a chiare lettere: entro luglio salderemo tutto il debito pregresso della pubblica amministrazione. Talmente convinto da dribblare anche i dubbi del ministro dell’Economia e degli altri rappresentanti del governo che, all’indomani delle promesse del premier, avevano frenato su un obiettivo tanto ambizioso. Il 18 aprile, però, quando il Consiglio dei Ministri ha pubblicato le norme sui debiti della pa, i dubbi degli scettici sono diventati ancora più fondati. In primo luogo, perché il Def parlava di 13 miliardi di euro ed invece, ad oggi, il Governo ha trovato soltanto 9,3 miliardi di euro. In secondo luogo, perché quelle procedure che il Governo avrebbe dovuto mettere a punto per semplificare l’intero sistema, non sono così fluide ed efficaci come speravano le imprese. O almeno, in linea teorica le procedure funzionano, nella pratica no, però, perché la pubblica amministrazione non rilascia la certificazione del debito che serve alle imprese per ottenere il pagamento o almeno la cessione del credito alle banche. E questo è un altro tasto dolente, perché la mediazione delle banche introduce costi e pratiche burocratiche che le imprese non vorrebbero affrontare, forti di un debito che lo stato non ha pagato e continua a non pagare. In definitiva, le norme che ora passano all’esame del parlamento non sembrano andare nella direzione indicata da Renzi, a cominciare da un sistema di regole che non è sostenibile nella realtà. Oltre a questi dubbi, però, ci sono alcune novità interessanti per le imprese, come l’obbligo di fatturazione digitale da parte della PA e la cancellazione del limite temporale per i crediti con cartelle esattoriale, quelli iscritti a ruolo. Per Confartigianato, la soluzione più semplice ed efficace rimane quella della compensazione diretta dei debiti della pubblica amministrazione, che permetterebbe alle imprese di ottenere immediatamente i propri crediti, senza la mediazione, costosa e farraginosa, delle banche.

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