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Il triangolo educativo famiglia-scuola-impresa nel nuovo libro di Francesca Barra “Il no che vorrei dirti”

In un’epoca dominata dai social network e dalla dipendenza dal digitale, educare i figli è diventato “un mestiere sempre più difficile“. È il tema al centro dell’incontro organizzato oggi nella sede nazionale di Confartigianato, per il ciclo ‘A colloquio con’, aperto al Sistema Confederale in modalità webinar. Protagonista la giornalista, scrittrice e conduttrice radio-televisiva Francesca Barra che ha presentato il suo ultimo libro “Il no che vorrei dirti”.

L’incontro è stato introdotto dal Presidente di Confartigianato Marco Granelli e a intervistare Francesca Barra è stato Angelo Mellone, direttore Intrattenimento Day Time Rai, che ha incalzato l’autrice sui temi del “triangolo educativo”: famiglia, scuola e impresa.

Secondo Francesca Barra, il “no” dei genitori non è un atto di autoritarismo, ma un dovere educativo fondamentale, specialmente di fronte ai rischi della dipendenza da social vissuta dai figli in età sempre più precoci. “Il mondo digitale – ha detto – è un’arma carica tra le mani dei nostri figli. Se noi genitori non poniamo dei limiti, non li stiamo proteggendo, li stiamo abbandonando a una velocità che non sanno gestire. Dobbiamo restituire ai ragazzi il valore della pazienza e il rispetto degli step di crescita, senza bruciare le tappe”.

Barra e Mellone hanno messo a nudo le fragilità di una generazione sospesa tra lo schermo di uno smartphone e la necessità di trovare un posto nel mondo reale e nel mercato del lavoro: “Lo ‘scroll’ continuo ci abitua a pensare che tutto sia immediato e facile. E’ una narrazione distorta del successo, alimentata da Reel e TikTok, che nasconde la fatica e la complessità necessarie per apprendere un mestiere”.

A questo proposito, Mellone ha sottolineato come l’Italia, culla dell’artigianato, viva oggi una contraddizione enorme: un’altissima richiesta di manodopera specializzata a fronte di una cronica mancanza di giovani disposti a imparare il mestiere. E qui Mellone ha insistito sulla necessità di superare il pregiudizio sul lavoro artigiano spesso considerato ‘inferiore’ rispetto a quello intellettuale. “Una sciocchezza devastante che allontana i giovani da settori di eccellenza”, così l’ha bollata Mellone, aggiungendo “senza chi produce manufatti e progetta oggetti reali, la società non regge. Non si vive di soli video”.

Ecco quindi la sfida lanciata da Francesca Barra: ricominciare a raccontare i mestieri partendo dalla loro complessità e ricchezza. “Dobbiamo insegnare ai nostri figli che non devono essere perfetti, ma unici e irripetibili,” ha concluso la Barra. Una lezione che vale tanto tra le mura domestiche quanto in azienda, dove l’unicità del pezzo fatto a mano riflette l’identità e la passione di chi lo ha creato”. L’obiettivo finale dell’educazione, secondo Barra e Mellone, è quello di preparare i giovani ad essere pronti non per la vetrina dei social, ma ad affrontare il mondo del lavoro con responsabilità, consapevolezza e, soprattutto, voglia di fare.

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