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Imprese e territori dei robot made in Italy: +16,2% occupati nel settore in tre anni

L’ibridazione tra le matrici tecnologiche delle imprese della meccanica con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale contribuisce allo sviluppo della robotica, una crescita che nel nostro Paese è delineata da indicatori sia di domanda che di offerta. Le evidenze sull’economia dei robot in Italia sono proposte nel report ‘L’eredità di Pinocchio nella creatività del made in Italy a vocazione artigiana’ pubblicato in occasione della V Giornata della Cultura Artigiana.

In relazione alla diffusione di sistemi robotizzati nelle imprese, nel confronto internazionale si rileva che in Italia utilizza robot l’8,7% delle imprese con almeno 10 addetti – escluse quelle di agricoltura, estrattivi e finanza – ma nel Manifatturiero la quota è più che doppia e pari al 19,1% superando di 1,5 punti percentuali la media europea del 17,6% e di 9,2 punti il 15,9% della Germania.

La robotica assume rilievo anche sul lato dell’offerta: nel 2024 in Italia sono 566 le imprese attive nella fabbricazione di robot, con 12.695 addetti. L’occupazione del settore mostra un trend molto vivace, cumulando un aumento del 16,2% tra il 2021 e il 2024.

I territori dei robot made in Italy – Tra le regioni la maggiore presenza di occupati nella robotica si riscontra in Lombardia con 191 unità locali con 3.228 addetti, Emilia-Romagna con 105 unità locali e 2571 addetti, Piemonte con 87 unità locali e 2.554 addetti, Veneto con 105 unità locali e 1.257 addetti, Toscana con 47 unità locali e 832 addetti, Puglia con 26 unità locali e 431 addetti e Marche con 21 unità locali e 294 addetti. La presenza di sistemi della meccanica avanzata, il dinamismo della start-up innovative e la presenza di corsi di laurea specializzati in ingegneria robotica e dell’automazione contribuiscono a delineare i territori maggiormente specializzati nella produzione di robot.

Le prime dieci province per specializzazione nel settore dei robot sommano 6.489 addetti, pari al 51,9% del totale dell’occupazione del comparto. Al primo posto per vocazione alla produzione di robot troviamo la provincia di Pisa con 20 unità locali con 147 addetti e un indice di specializzazione di 381 – sopra 100 si ha una presenza di imprese del settore superiore alla media nazionale – seguita da Modena con 33 unità locali con 742 addetti e un indice di specializzazione di 378, Brescia con 54 unità locali con 888 addetti e un indice di specializzazione di 343, Vicenza con 32 unità locali con 289 addetti e un indice di specializzazione di 306, Piacenza con 10 unità locali con 141 addetti e un indice di specializzazione di 297, Pordenone con 9 unità locali con 93 addetti e un indice di specializzazione di 280, Cremona con 10 unità locali con 643 addetti e un indice di specializzazione di 279, Reggio nell’Emilia con 15 unità locali con 1030 addetti e un indice di specializzazione di 243, Torino con 63 unità locali con 2158 addetti e un indice di specializzazione di 237 e Treviso con 24 unità locali con 359 addetti e un indice di specializzazione di 224.

Per quanto riguarda gli scambi commerciali, nel 2025 le esportazioni ammontano a 417 milioni di euro, che sono il 12,6% delle vendite dell’UE e ci collocano al secondo posto dietro i 646 milioni della Germania (19,6% del totale). Le nostre vendite all’estero sono quasi il doppio dei 214 milioni di euro delle importazioni di robot per cui il nostro saldo commerciale è positivo per 202 milioni di euro ed è il secondo più alto in UE.

 

 

Imprese manifatturiere che utilizzano robot nei paesi UE a 27

Anno 2022. Incidenza %. Ateco 2007-2022 – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat

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