La giornalista Maria Latella a Confartigianato: «Riprendiamoci l’orgoglio del Made in Italy»
Valorizzare il saper fare italiano con la consapevolezza e l’orgoglio dell’identità collettiva made in Italy. Sono i temi al centro della presentazione del libro “La sfida delle idee. Sei voci della cultura internazionale raccontano il tempo che viviamo”, edito da Rai Libri e scritto dalla giornalista e conduttrice Maria Latella, che lo ha presentato oggi in Confartigianato nell’ambito del ciclo di incontri “A colloquio con…” promosso dalla Confederazione e aperto al Sistema associativo in modalità webinar.
L’iniziativa è stata introdotta dal Presidente di Confartigianato, Marco Granelli, e condotta da Angelo Mellone, direttore Intrattenimento Day Time della Rai. Un’occasione di confronto sul ruolo delle idee nella società contemporanea, ma anche una riflessione sul valore dell’identità produttiva italiana e sulla necessità di restituire centralità all’orgoglio del lavoro ben fatto.Il messaggio emerso dal dialogo è chiaro: l’Italia deve tornare a riconoscere il valore di ciò che sa realizzare. Un patrimonio che attraversa l’artigianato e il sistema delle piccole e medie imprese, espressione di competenze, creatività e tradizioni che costituiscono una parte essenziale dell’identità del Paese.
Nel confronto con Maria Latella, Angelo Mellone ha posto l’accento su un problema culturale che riguarda la percezione stessa del Made in Italy: la difficoltà degli italiani a riconoscere pienamente il valore delle proprie capacità e del proprio patrimonio produttivo. «C’è un problema di mancanza di orgoglio», ha osservato, richiamando l’attenzione sul lavoro quotidiano delle imprese che realizzano prodotti di qualità spesso senza avere piena consapevolezza di appartenere a un sistema di eccellenza riconosciuto anche all’estero.
All’origine di questa difficoltà, secondo Mellone, c’è una forma particolare di provincialismo. Non l’attaccamento al proprio territorio, ma la convinzione che ciò che viene dall’estero sia necessariamente migliore di ciò che si produce in Italia. Un’esterofilia diventata nel tempo atteggiamento culturale, che rischia di indebolire la fiducia nelle competenze e nelle potenzialità del sistema produttivo nazionale.
La risposta passa dalla capacità di riconoscere il valore del lavoro e di raccontarlo in modo efficace. «L’orgoglio del lavoro ben fatto», ha sottolineato Mellone, deve diventare il punto di partenza per ricostruire un senso di appartenenza più ampio, capace di unire imprese, lavoratori e comunità.
Quando un’azienda opera con qualità e responsabilità sociale all’interno di un tessuto produttivo, infatti, non genera benefici soltanto per sé stessa, ma contribuisce alla crescita dell’intero sistema. È così che il Made in Italy può smettere di essere una semplice etichetta promozionale e diventare una pratica quotidiana, imprenditoriale, civica e comunitaria.
Il tema riguarda da vicino il mondo dell’artigianato e delle piccole imprese, dove il valore del prodotto nasce dall’incontro tra competenze tecniche, esperienza, creatività e legame con il territorio.
Per Confartigianato, questa riflessione assume un significato concreto: valorizzare il lavoro significa anche rafforzare la reputazione delle imprese, consolidare la fiducia nei rapporti economici e rendere riconoscibile l’unicità delle produzioni italiane in uno scenario internazionale sempre più competitivo.
Il Made in Italy, dunque, non può vivere soltanto della forza del proprio nome o della reputazione costruita nel tempo. Deve essere alimentato ogni giorno attraverso la qualità, l’innovazione, la cura dei dettagli e la capacità di mantenere le promesse fatte ai clienti.
Un impegno che riguarda anche le nuove generazioni. Trasmettere l’orgoglio del saper fare significa educare i giovani a riconoscere il valore delle competenze, delle professioni e delle opportunità offerte dal sistema produttivo italiano, rendendoli protagonisti della sua evoluzione.
Al centro del libro di Maria Latella c’è un percorso di dialogo con sei protagonisti della cultura e del pensiero internazionale: Martin Wolf, economista e commentatore del Financial Times; Jacques Séguéla, pubblicitario; Haim Baharier, studioso del Talmud; Jérôme Fenoglio, direttore di Le Monde; Scott Turow, scrittore; e Camilla Läckberg, autrice di thriller. Attraverso le loro esperienze e le loro idee, il volume affronta le trasformazioni del presente e invita a interrogarsi sulle visioni capaci di orientare il futuro.
Nel racconto di Latella emerge anche un elemento significativo: l’ammirazione per l’Italia manifestata dagli interlocutori intervistati, spesso in modo spontaneo e indipendente dal tema iniziale della conversazione.
Camilla Läckberg ha raccontato il proprio rapporto con la cucina italiana, imparata e apprezzata anche attraverso l’esperienza nel nostro Paese. Scott Turow trascorre buona parte dell’anno in Toscana, mentre Jacques Séguéla ha espresso con orgoglio il proprio apprezzamento per il modo di vestire italiano. Anche Jérôme Fenoglio, alla guida di Le Monde, conserva un legame con le proprie radici italiane.
Testimonianze diverse che, nel racconto dell’autrice, restituiscono l’immagine di un’Italia capace di suscitare interesse e riconoscimento internazionale grazie alla qualità della propria cultura e delle proprie produzioni.
Il riconoscimento internazionale, tuttavia, non deve diventare un motivo per adagiarsi sui successi raggiunti. È il monito che accompagna la riflessione sul futuro del Made in Italy, soprattutto nei territori a forte vocazione turistica, dove il rischio è dare per scontato l’apprezzamento dei visitatori.
La reputazione, invece, richiede un impegno costante. Credere in ciò che si fa è fondamentale, ma non sufficiente: occorre farlo bene, mantenendo elevati gli standard di qualità e rinnovando continuamente l’attenzione verso il prodotto, il servizio e il cliente.
È proprio questa la sfida che unisce le riflessioni del libro alle esigenze del sistema delle imprese: trasformare il riconoscimento del valore italiano in una consapevolezza diffusa e in comportamenti concreti.
La presentazione di La sfida delle idee ha offerto a Confartigianato un’occasione per collegare la riflessione culturale alle questioni che interessano quotidianamente imprenditori e artigiani: i cambiamenti dell’economia globale, la comunicazione dell’eccellenza, la fiducia come fondamento delle relazioni e la capacità di trasmettere competenze e valori alle nuove generazioni.
Il filo conduttore è la necessità di passare dalle parole ai fatti. Le idee acquistano forza quando diventano scelte, progetti e responsabilità condivise; allo stesso modo, il Made in Italy esprime pienamente il proprio potenziale quando l’orgoglio si traduce in qualità del lavoro, attenzione alle persone e valore per le comunità.
Riscoprire l’orgoglio italiano, in questa prospettiva, non significa guardare al passato con nostalgia, ma riconoscere le risorse del presente per costruire il futuro. Perché il valore del Made in Italy non risiede soltanto in ciò che il mondo riconosce all’Italia, ma soprattutto nella consapevolezza con cui gli italiani sapranno continuare a realizzarlo.
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