9 Novembre 2007, h. 00:00

Imprese, dalla giustizia ritardi e costi aggiuntivi

1.765 giorni per i procedimenti civili tra I e II grado, 3.140 giorni per le procedure di fallimento e 2.331 milioni di euro di costi aggiuntivi. E’ questo, in estrema sintesi, il risultato dell’interazione tra le imprese e la giustizia del lavoro. Quanto emerge dal dossier dell’Ufficio Studi di Confartigianato assume un carattere ancora più importante, come spesso accade, se comparato con gli stessi dati di altri paesi europei. Ad esempio, prendendo in esame la durata di un processo di licenziamento, i dati del Ministero indicano come i 696 giorni della durata media italiana risultano essere più del doppio rispetto a quelli francesi, quasi nove volte quelli spagnoli e ben 36 volte più lunghi rispetto ai 19 giorni necessari per risolvere le controversie nei rapporti lavorativi in un tribunale olandese. Stando ai dati del rapporto, nel 2005 sono serviti in media 1.528 giorni tra I e II appello per risolvere un procedimento lavorativo, con l’ormai consueta differenziazione tra Nord e Sud. Messina, infatti, con i suoi 2.378 giorni è stata la provincia in cui la giustizia del lavoro ha marciato a ritmo più lento, in contrapposizione con il “primato di velocità” stabilito da Trento, città più rapida con i suoi 415 giorni d’attesa dopo i due gradi di giudizio. Lungo lo “stivale” italiano risultano essere diversi anche gli oggetti delle controversie legali, nonostante il primato assoluto italiano sia rappresentato dai contenziosi legati alla retribuzione. I problemi salariali, infatti, superano il 63% dei provvedimenti nel Nord Ovest del Paese, mentre la determinazione delle mansioni rappresenta il 19,3% del lavoro dei tribunali del Mezzogiorno. La risoluzione dei licenziamenti, invece, rappresenta il 28,6% del totale dei provvedimenti nel Nord Est ed il 33,1% di quelli del Centro. L’ultima parte del rapporto Confartigianato sulla giustizia del lavoro ha messo l’accento sulla conflittualità, e cioè sul numero di cause intentate fra le parti. L’indice segnala come sia ancora il Sud la zona con il più alto tasso di citazione a giudizio. Su tutte la Calabria, con 338 procedimenti in primo grado ogni 100.000 abitanti, seguita dalla Campania, 322, e dal Lazio, 295. La prima regione settentrionale è invece il Piemonte che, con 195 citazioni ogni 100.00 abitanti, coglie la quarta piazza di questa specifica graduatoria. Il minor numero di procedimenti si verificano infine in Emilia Romagna, in Trentino-Alto Adige e in Veneto.

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