20 Novembre 2007, h. 00:00

I giovani imprenditori incontrano l’Europa

La presidente di Jeune, l’Organizzazione che rappresenta gli interessi dei giovani artigiani e dei giovani imprenditori di piccole e medie imprese all’interno dell’Ueapme – circa 100.000 imprenditori under 40 di 8 stati membri – ha le idee chiare. Le imprese devono parlare più europeo e gli imprenditori, soprattutto quelli delle nuove generazioni, devono essere più reattivi: “non possono stare a casa e allo stesso tempo pensare di cambiare il mondo”. E ancora, “devono confrontarsi con chi fa impresa negli altri Paesi europei e imparare a muoversi in contesti internazionali”. Soprattutto a Bruxelles, dove è possibile ottenere entrambe i risultati. Elena Pellaschiar, presidente di Jeune e Vice presidente dei Giovani imprenditori di Confartigianato, lancia il guanto della sfida. I giovani imprenditori, secondo lei, devono partecipare di più a quanto avviene nei ‘palazzi’ dell’Unione Europea, devono conoscere da vicino l’attività di lobbying svolta da organizzazioni come Jeune, approfondire i meccanismi che portano alla formazione delle direttive e proiettarsi all’interno dei processi decisionali. Una partecipazione che oggi è resa possibile dalla tecnologia. “Oggi è possibile contribuire alla formazione di una normativa stando nella propria azienda in qualunque punto d’Europa. Non serve spostarsi. Ci sono strumenti semplici, è possibile inviare input e feedback a chi deve costuire le nuove norme. Si può partecipare anche segnalando che tutto va bene, che la linea intrapresa è quella più giusta per le piccole imprese, oppure si può dire ‘no, così non va, occorre apportare delle modifiche’. Per aver peso, per incidere sulle decisioni, bisogna farsi sentire. Bisogna farlo, visto che ne abbiamo le possibilità”. Ma Bruxelles appare lontana. “Le battaglie all’Europarlamento su temi di interesse per le imprese avvengono con grande anticipo rispetto alle ricadute pratiche. Parlo di anni: si discute una direttiva, si arriva alla conclusione dell’iter, ma passano tre anni prima che le singole nazioni la applichino. Un ritardo molto lungo che rischia di generare una sorta di disinteresse nei cittadini e nelle imprese rispetto alle decisioni prese in quei contesti. E’ per questo, per evitare che gli imprenditori si disaffezionino a queste importanti istituzioni, che abbiamo pensato di portarli direttamente a Bruxelles, perché possano vedere in prima persona quello che succede lì. Perché è difficile restituire con precisione le dinamiche e il contesto in cui maturano le decisioni”. L’appuntamento anticipato dalla presidente Pellaschiar, è la “Prima assemblea dei giovani imprenditori delle imprese artigiane e delle piccole e medie imprese”, che si terrà il 3 dicembre 2007 a Bruxelles. Un appuntamento importante per diverse ragioni. La prima è stata già accennata: se fino ad oggi sono stati i lobbisti a riportare sul territorio le notizie delle attività svolte all’Europarlamento, da oggi i giovani imprenditori europei hanno la possibilità di incontrarsi e di discutere dei problemi di chi fa impresa direttamente nei luoghi dove si stabiliscono le regole del mercato. La seconda riguarda i temi all’ordine del giorno: l’accesso al credito e i valori dell’imprenditorialità. “Sono due temi centrali nella vita delle imprese che saranno discussi nei due panel che si terranno la mattina del 3 dicembre – spiega Elena Pellaschiar -. Chi fa impresa deve sapere come sono cambiate nel tempo le dinamiche dei finanziamenti. Fino a qualche anno fa la Commissione concedeva i finanziamenti direttamente alle imprese, oggi circa l’85% dei fondi sono dati alle regioni che li ‘girano’ con apposite leggi al territorio. Quindi una parte delle sovvenzioni può essere ancora comunitaria, ma la maggior parte dei fondi si trovano sul territorio”. Le novità per i giovani imprenditori, in termini di rappresentanza, non finiscono qui. E’ sempre Elena Pellaschiar a parlare. “Grazie alla presidenza di Jeune, sono entrata a far parte dell’Enterprise policy group, una struttura di alto livello inserita all’interno della Direzione generale dell’Impresa e dell’Industria, che da indicazioni sulle politiche economiche, industriali e delle imprese. Questo fa sì che siamo messi nelle condizioni di risolvere i problemi, al posto di continuare solo a denunciarli”.

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